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Vecchio 21-11-2009, 22:22   #451
Braxton Bragg
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Braxton Bragg ha fan che lo seguono ovunqueBraxton Bragg ha fan che lo seguono ovunqueBraxton Bragg ha fan che lo seguono ovunqueBraxton Bragg ha fan che lo seguono ovunqueBraxton Bragg ha fan che lo seguono ovunqueBraxton Bragg ha fan che lo seguono ovunqueBraxton Bragg ha fan che lo seguono ovunqueBraxton Bragg ha fan che lo seguono ovunqueBraxton Bragg ha fan che lo seguono ovunqueBraxton Bragg ha fan che lo seguono ovunqueBraxton Bragg ha fan che lo seguono ovunque
Base Re: Scene indimenticabili dei film

…Giacca, cravatta, e un atteggiamento compunto e deferente; seduti sulle loro poltrone, intorno al lungo tavolo, i dirigenti ascoltano quello che sembrerebbe l’amministratore delegato, gli argomenti della persona che presiede la riunione.
Questi, anche lui in giacca e cravatta, sta seduto su una sedia a rotelle, con le gambe un po di sbieco.
Ad un certo punto l’amministratore delegato prende a boccheggiare, mentre l’espressione diventa sofferente.
I manager si affollano intorno a lui, ormai accasciato sulla sua sedia a rotelle. Sorpresi, non sanno che fare.
Si guardano intorno, ma sul tavolo manca la solita bottiglia. Serve un bicchiere d’acqua, e occorre far presto.
Un manager solleva la cornetta del telefono per far portare, appunto, un bicchiere d’acqua fresca…
Dalla finestra della sala si scorge, dall’altra parte della città, una collina.
Sulla collina c’è un parco.
Nel parco c’è un chiosco.
Nel chiosco c’è un barman; con solerzia asciuga bicchieri già asciutti; mette in ordine sul bancone cose già in ordine.
Il barman fa finta di nulla, ma non si vede un cliente che è uno.
Suona il telefono.
Il barman risponde con slancio. Annuisce ossequioso alla cornetta, e parte.
L’ufficio è dall’altra parte della città…
Tenuto con la mano destra ben alto su un vassoio rotondo, ha un bicchiere di limpida acqua minerale; sull’avambraccio sinistro ha un tovagliolo e, nel cuore, una missione da compiere.
Ma cosa può accadere di speciale, nel portare un bicchiere d’acqua?
Bhè, intanto può succedere che, al semaforo, un camion altissimo sbuffi il suo scarico nerastro proprio sul bicchiere, poi può’ accadere di passare accanto ad un ponteggio sul quale gli operai stanno dipingendo la facciata di un palazzo. E può capitare che uno degli operai sul ponteggio, assorto nel lavoro, cerchi di intingere il pennello nel barattolo della pittura che ha proprio alle spalle e invece, con l’esattezza cronometrica del caso, intinga il pennello nel bicchiere del barman che passa, precisamente, in quell’istante…
E purtroppo può accadere, quando ormai si è lontani dal chiosco, che persone malaccorte facciano rovesciare il bicchiere, e che l’ormai torbida miscela finisca nel cappello che un vigile accaldato si è appena tolto per rinfrescarsi… Ma il barman scrupoloso fa giusto in tempo a versare l’acqua, con chissà cosa dentro, nuovamente nel bicchiere, prima che il vigile distratto rimetta il cappello.
…E infine il barman consegna quello che ormai sembra, invece che dell’acqua, un latte macchiato, e viene subito messo alla porta dai manager, seccati da tutto quel ritardo
I dirigenti prendono il bicchiere e lo fanno bere al poveruomo sulla sedia a rotelle, ormai stravolto e boccheggiante.
Questi beve appena un sorso ed ha un sussulto.
I suoi occhi si chiudono di colpo….


E’ la prima scena di un film.. ne ricordi il titolo, o il nome del regista?
Risposta, semmai, in caratteri bianchi evidenziabili col mouse nel riquadro.
Cita:
Ratataplan, 1981, di Maurizio Nichetti, maestro di brio e inventiva

...Questi beve appena un sorso ed ha un sussulto.
I suoi occhi si chiudono di colpo….
Poi scatta in piedi e, su gambe malferme… cammina!
Miracolo!
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Vecchio 29-11-2009, 10:04   #452
Braxton Bragg
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Base Re: Scene indimenticabili dei film

…Come un nero e infinito sciame di cavallette, come un oscura tempesta che scenda dalle montagne, così si avvicina l’esercito alla città.
Si teme che quel giorno avverrà l’attacco. Tutti sono fuggiti.
Solo gli allievi della scuola di calligrafia sono rimasti, inermi, senza un luogo dove fuggire.
Nella sala della scrittura, ciascuno davanti a un riquadro di legno colore del granato, entro le cui sponde è contenuta la sabbia ocra su cui tracciare i segni, gli allievi ora si esercitano.
Assorti, silenziosi, nelle vesti colore del papavero, tracciano sulla rena sottile, infinite volte, gli ideogrammi della loro lingua, per poi, subito dopo, cancellarli.
Davanti alla città, la terra chiara della piana è cancellata dalla scura armata degli invasori. Neri sono i soldati nelle armature. Neri i cavalieri con le loro spade; colore del sangue sono i vessilli sulle lance.
Ad un ordine, gli arcieri dalle brune uniformi si dispongono all’attacco. Come formiche sono numerosi, come un unico e solo gesto sono i loro singoli gesti.
Archi composti vengono tesi, balestre potenti vengono armate. I valletti portano i lunghi dardi da scagliare, ciascuno al proprio arciere. Baliste portate a spalle, già cariche di dozzine di frecce, vengono tese per il lancio.
Quando la voce dell’ufficiale impartisce l’ordine, le innumeri frecce sibilano verso la scuola di scrittura. L’azzurro del cielo ne viene oscurato; come una tempesta violenta e maligna, investono gli edifici della scuola.
Come le gocce della pioggia sono numerosi i dardi. Le frecce penetrano nella sala, sfondano il legno leggero, le pareti di canna, si piantano nel legno robusto delle travi. Ovunque il nero sibilante dei dardi traccia segni di sventura nella scuola. Gli allievi, vestiti di scarlatto, cadono sotto quella pioggia, come papaveri spezzati dall’uragano.
Verso la porta d’uscita dalla sala, verso la fuga, il terrore e le loro gambe li conducono.
Appena oltre la porta c’è il loro maestro: vecchio, canuto, debole.
Il vecchio guarda gli allievi spaventati. Lui, non è spaventato. Gli allievi si fermano, incerti.
"Non importa quanto siano crudeli le loro frecce…"
Dice il vecchio.
"Possono annientare il nostro regno… ma non possono cancellare la nostra cultura… "
"Oggi apprenderete …"
Prosegue, come se pronunciasse le ultime parole degne di essere dette,
"…l’essenza stessa del linguaggio… "
Il vecchio maestro siede davanti alla sabbia del suo riquadro. Prende a tracciare con calma gli ideogrammi.
Lentamente, gli allievi tornano ai loro posti, nuovamente ciascuno davanti al proprio riquadro; riprendono ad esercitarsi, accada quel che accada. Intorno a loro le frecce piovono crudeli come gli strali del destino, cieche, maligne, casuali.
Una freccia spezza il bastoncino con cui un maestro di scrittura traccia i segni sulla sabbia. L’uomo rimane un istante interdetto. Poi afferra al volo una di tante freccia che piovono intorno, ne spezza la punta e prende a scrivere, con quel nuovo mezzo, gli ideogrammi…




(Degli arcieri è rimasta appena qualche armatura in un museo, alcune punte di freccia. Dei cavalieri alcune spade, di cui si studia la fattura. Dei sette regni combattenti sono scomparse a volte le capitali, e quasi il nome. La memoria di quei tempi remoti, lontani ormai venti secoli dal presente, si è salvato grazie a quegli ideogrammi, a quegli inutili ed inermi scarabocchi, imparati nelle indifese scuola di scrittura.)




Può il cinema trattare temi epici e filosofici? Può un regista, con immagini, luci, colori, scrivere una poesia sul valore della scrittura? Ti viene in mente quale possa essere il film, o chi possa essere quel regista?

Risposta, casomai, evidenziabile col mouse nel riquadro bianco.
Cita:
Hero, ( ovvero: Ying Xiong ) , 2002, di Zhang Ymou. Le dame e i cavallier, l’arme e gli amori al tempo dei sette regni combattenti, quando ebbe origine, come paese unificato, la Cina.

"Pergamena grande o piccola?"
Domanda a un certo punto un maestro di scrittura.
Pergamena è il nome della "carta pecora " originaria di Pergamo, una città dell’Asia minore che per i cinesi di duemila anni fa apparteneva, più o meno, ad un altro universo.
E' come se un antico romano, vedendo un cane da compagnia, domandasse: pechinese?
Forse andava cercato un altro termine, in sede di doppiaggio.

Ultima Modifica di Braxton Bragg : 07-12-2009 alle 19:37
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Vecchio 07-12-2009, 19:33   #453
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Base Re: Scene indimenticabili dei film

…L’assedio procede, ma quelli della fortezza non si decidono, né ad arrendersi ne a fare una sortita come si deve.
Data la visita al campo dell’illustre ospite, e visto che i nemici non sono abbastanza cortesi da organizzare, giusto per movimentare la giornata, almeno una scaramuccia, un colpo di mano, si decide di organizzare una grande battuta di caccia, nella quale il magnifico principe e generale possa sfoggiare la sua fastosa ospitalità….
E’ una splendida giornata e la foresta, illuminata dal sole, è animata da levrieri, latrati, cavalli, nitriti, valletti.
I cani hanno già fiutato l’usta, e a stento sono trattenuti dai guardiacaccia del generale.
Al margine della radura, il magnifico principe sta comodamente in sella al suo cavallo, seduto come su un trono.
Alla sua destra ha l’illustre ospite, visibilmente impaziente di gettarsi nel turbine della caccia.
Il principe fa un grazioso gesto ed un valletto, comparso al centro della radura, porta alla bocca un corno da caccia e lancia le poche e brune note che, tradizionalmente, danno il via a cani e cacciatori.
Vestito con i sobri indumenti adatti alla giornata campale, nervosamente ritto in arcione, l’illustre ospite lancia un occhiata d’intesa al magnifico principe. Questi, vestito come se fosse a corte, la ricambia invece con un sorriso tranquillo, come per dire: aspettate…
E infatti ora due valletti, comparsi nella radura, riprendono con lunghe trombe le poche note lanciate prima dal corno, quasi a sviluppare il tema ed a renderlo degno di tanta magnificenza.
Ora l’ospite, ingobbito sulle staffe, come chi stia per dare di sprone, sorride incerto,quasi per dire: bene, adesso però inizia la caccia, giusto?
Ma il magnifico principe gli lancia una nuova occhiata d’intesa, come per dire: il meglio deve ancora venire..
E infatti ora quattro valletti sono comparsi nella radura, con dei corni inglesi, riprendendo il tema precedente e sviluppandolo in complesse variazioni.
L’illustre ospite guarda il principe, ma questi , assorto, osserva… otto suonatori comparsi nella radura, intonare con nuovi e lucenti ottoni quello che ormai è un sontuoso fiorire di note, canoni e temi.
L’illustre ospite nasconde un piccolo sospiro. Mesto, si accomoda meglio in sella.
Accanto a lui il principe sorride compiaciuto, ascoltando il contrappunto dei suonatori comparsi al centro della radura, in quello che ormai è un concerto barocco…



Ricordi in quale film compare la curiosa metafora sulla decadenza della "vecchia nobiltà"?
Risposta, casomai, evidenziabile col mouse nel riquadro bìanco.
Cita:
Per il Re, per la patria e per Susanna. Reneè Claire, 1965.


"Ma cosa dirà di noi, la Storia?"
Domanda scandalizzato il generale che, pur conoscendo l’inutilità di quella guerra, non vuole decidersi alla resa.
L’inquadratura sale verso il cielo, dove una brezza lieve sta dissolvendo il fumo che sale dalla fortezza, confondendolo tra le tenui nubi, nell’immensa volta celeste, piena di luce…
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Vecchio 17-12-2009, 19:06   #454
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Base Re: Scene indimenticabili dei film

La giovane donna parcheggia l’auto.
Spegne il motore e scende. Fa per allontanarsi, quando..
"Figlia mia…." Sussurra una voce flebile dietro di lei.
Si ferma terrorizzata , ingobbita, quasi avesse ricevuto una pugnalata tra le spalle.
Intorno non c’è anima viva. Là è sola. Ma quella voce non è sconosciuta…
"Fammi uscire!" dice ancora la voce, che sembra venire dal profondo.
La ragazza prende a tremare come una foglia.
Quella, è la voce di sua madre.
Ma, quando lei era adolescente, sua madre morì.
Nata dove il vento soffia sempre, e la gente impazzisce più che in ogni altro luogo del paese, la giovane donna sa che quelle cose possono accadere, che gli spiriti a volte ritornano, per chiedere favori ai vivi, quando dalla vita non si sono allontanati in pace.
"Cosa vuoi che faccia per te, Mamma?"
Domanda la giovane donna, tremante.
"Aprimi, sto soffocando.. sono nel bagagliaio…"
Sicuramente la ragazza ha capito male. Tuttavia, perplessa, apre il bagagliaio dell’auto e..
Lo spirito è lì dentro; ripiegato nel vano dei bagagli, come solo uno spirito potrebbe; e sembra abbia voglia di sgranchirsi…
Si direbbe persino che in quel limbo, che ancora non è l’al di là, lo spirito abbia seguitato ad invecchiare….


Ricordi a quale film appartiene la scena? E cosa la accomuna alla scena seguente? Risposte, semmai, evidenziabili col mouse nel riquadro bianco

Cita:
Volver, del Maestro Pedro Almodovar, 2006, con una magnifica Penelope Cruz. Ricordi il nome della grande attrice che interpreta la parte del … fantasma?



Lo scrittore tace.
Ha finito di leggere ad alta voce la pagina della sua storia, e si volge verso la bella ragazza per sentirne il parere.
Ma stavolta la reazione di lei è… strana. La ragazza sembra a disagio. Non dimostra quell’interesse ed entusiasmo che hanno spinto lo scrittore a leggerle, giorno per giorno, la trama in divenire, fino ad allora. Lei pare sulle spine.
Lui non capisce. Cosa ha detto di sbagliato? Cosa ha scritto di così inopportuno? Ma risulta evidente come la ragazza abbia per la mente tutt’altro che dell’entusiasmo per quelle pagine.
"Scusami" sussurra lei, a capo chino. Lui la guarda uscire dalla stanza della mansarda, confuso, senza capire.
Lo scrittore rimane solo nella stanza, i fogli in mano, lo sguardo perduto nel dubbio.
Dalla stanza vicina, si sente come un piccolo e delicato crepitìo, quasi rattenuto; un suono come:
"Prrrrrr!…."
La stanza vicina è il bagno, e quel suono è inequivocabile. Ecco cosa si teneva dentro, lei.
Il giovanotto sorride, sorpreso; ed alta voce commenta:
"…Spero non fosse un giudizio.."


Cita:
Lucia y el sexo, di Julio Medem, 2003, con la tenera e splendente Paz Vega. Ciò che accomuna i due film è, ovviamente, che entrambi fanno capo alla rinata cinematografia iberica.
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Vecchio 25-12-2009, 10:57   #455
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Base Re: Scene indimenticabili dei film

La neve scende fitta fitta.
La vecchia automobile è un po’ troppo veloce nell’affrontare la curva, con la strada in quelle condizioni. C’è un palmo di neve fresca per terra, ormai.
Il parabrezza è quasi coperto dai fiocchi bianchi; la visibilità, dall’auto, dev’essere pessima.
La vettura sbanda. Il guidatore cerca di contro sterzare e l’automobile, quasi pattinando sulle gomme, va’ a cozzare contro il tronco di un albero.
Il guidatore scende. E’ un uomo alto, magro, dinoccolato. Cerca di chiudere lo sportello della macchina, con gesti maldestri, ma questo si riapre. Allora l’uomo chiude lo sportello con un calcio, rabbiosamente.
Dalla casa vicina, tutta illuminata, esce un uomo in giacca e cravatta, con un ombrello per ripararsi dalla neve, che scende ancora più fitta.
L’uomo uscito dalla casa protesta: ma si rende conto di cosa ha fatto? Ha danneggiato quell’albero, uno dei più antichi della città. L’uomo sceso dall’auto nemmeno lo ascolta. Sembra alterato. Va via barcollante, quasi fosse ubriaco, inseguito dagli improperi del padrone della pianta danneggiata…
L’uomo dinoccolato cammina mentre la neve scende incessante. Attraversa la strada senza guardarsi attorno e quasi viene investito da un camion, che deve frenare bruscamente.
Il guidatore dell’automezzo gli urla di pensare a quello che sta facendo, e riparte.
L’uomo guarda il camion allontanarsi, imboccare un ponte; è là che anche lui si dirige.
La neve, sospinta dal vento, scende obliquamente. Deve fare un gran freddo, ma l’uomo sembra non accorgersene, ed ha lo sguardo stravolto.
Cammina sul ponte, fino alla balaustra, e guarda di sotto.
L’acqua , increspata dal vento, schiaffeggiata dal nevischio, è schiumosa, piena di piccole onde. L’uomo la guarda, quasi ipnotizzato da quella massa d’acqua mugghiante, che potrebbe inghiottire ogni cosa e, nella sua profondità fredda e buia, cancellarla…
Qualcun altro, anche lui là sul ponte, osserva, con uno strano sorriso, l’uomo dinoccolato.
Questi, il viso stravolto, gli occhi fissi sul baratro d’acqua, afferra spasmodicamente la balaustra e quasi trema, come chi stia per compiere un gesto insieme aborrito e, in maniera insopportabile, desiderato. Uno, due e..
Il corpo vola dritto nell’acqua.




Ricordi quale sia la battuta che viene più spesso pronunciata nel celeberrimo film? Risposta, casomai, evidenziabile col mouse, nel riquadro bianco.

Cita:
Buon Natale! Ecco, naturalmente, la battuta che viene più spesso pronunciata in "La vita è meravigliosa", film del 1946 di Frank Capra. Il film suggerisce un test, che ciascuno può’ fare: provare a immaginare che tutto quello che riguarda la propria vita all’improvviso si cancelli. La casa in cui si vive, le persone care, il computer che si sta usando…
Provare a chiudere gli occhi ed a convincersi che, davvero, ma davvero, sia tutto sparito. E quando ogni cosa è solo una oscurità fredda e indifferente, riaprirli….

Il corpo vola dritto in acqua.
Ma il corpo…non è il suo.
L’uomo dinoccolato rimane allibito.
Uno sconosciuto, con cappotto e cappello, è appena caduto giù, con un grande spruzzo di spuma, ed ora urla, chiedendo aiuto, a squarciagola. Senza pensarci due volte, l’uomo sul ponte si toglie la giacca e si getta anche lui in acqua, per cercare di salvare quel tale che, sembra assurdo, ma in quel tuffo non ha neppure perso il cappello e pare, ma questo è assurdo davvero, che quasi stia… sorridendo?

Ultima Modifica di Braxton Bragg : 28-12-2009 alle 17:16 Motivo: Eliminati due errori di memoria. :)
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Vecchio 12-01-2010, 23:01   #456
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Base Re: Scene indimenticabili dei film

L’università, gli esami, la sua vita da giovane signore..
Non contano più nulla.
Suo padre è su un letto d’ospedale, gravissimo.
Lui sta andando a vedere come sta.
Ma suo padre non è particolarmente anziano, non è malato.
A suo padre hanno sparato; hanno cercato di ammazzarlo.
Perché suo padre è un boss. Anzi: è " Il " boss.
Quando arriva all’ospedale, in una via cittadina, è notte, ormai.
Davanti all’entrata non trova nessuno dei suoi conoscenti.
Nessuno degli uomini del padre.
Dentro, arriva sino alla stanza del padre senza che qualcuno gli chieda chi è, senza che qualcuno lo guardi.
Nel suo letto d’infermo, suo padre non è in se, infinitamente remoto, perso nell’incoscienza, nel dolore, sospeso nella notte artificiale, nel nulla oscuro che scaturisce dai narcotici.
Nel figlio, all’angoscia per quello che vede, se ne aggiunge un’altra. Squilla un allarme nella sua anima.
Quel voltare il capo, quella indifferenza, quella facilità nell’arrivare alla stanza del ferito, sembrano qualcosa di più che un caso.
Così come lui ha potuto, così chiunque avrebbe potuto arrivare fino al letto del padre, indisturbato, con un coltello, una pistola, un laccio di cuoio, una siringa…
La notte è lunga, lui è solo, disarmato, e suo padre è là…
Dovrebbe telefonare a qualcuno, organizzare una guardia, ma è in corso una guerra. Chi sta ancora dalla loro parte?
Chi ha già cambiato bandiera? I guardaspalle del padre, si nascondono per timore? Per tradimento? …Sono vivi?
Cosa fare? Da una stanza vicina a quella del padre, scorge nel corridoio un uomo impettito, con un mazzolino di fiori in mano, avvicinarsi cauto, circospetto, alla stanza del padre. Un mazzolino di fiori o il posto dove nascondere un coltello?
Il figlio del boss stravolto investe con la propria veemenza quell’uomo giunto nella notte: chi è, domanda, cosa è venuto a fare?
Ma davvero non lo riconosce? Chiede quello, comprensivo, in risposta. Lui è il barbiere di suo padre. Ha saputo del ferimento, ed è venuto a portare un saluto, dei fiori.
Al figlio del boss sembra venire in mente qualcosa. Chiede un favore a quel buon uomo. Deve solo venire con lui, e stare a fargli compagnia.
Il figlio del boss si porta sull’ingresso dell’ospedale, e tiene una mano affondata nella tasca. Chiede al barbiere di fare altrettanto. Quello, un pò indeciso, senza capire, lo imita.
Una macchina passa lentamente sulla strada. Sembra debba fermarsi.
Chi mai resterebbe a fare la guardia sulla porta dell’ospedale, allo scoperto, sotto la luce dell’insegna, se non ci fosse qualcuno altro appostato da qualche parte, ben armato, per dargli copertura?
La macchina non si ferma. Riaccelera e scompare.
Forse era solo gente che ha sbagliato strada. Forse no.
Due uomini sotto l’insegna dell’ospedale, inermi, con la mano destra affondata nella tasca del cappotto, a recitare la parte dei gangsters.
Forse quelli torneranno. La notte è lunga, ancora.


Ricordi a quale celeberrimo film appartiene la scena?
Risposta, casomai, evidenziabile col mouse nel riquadro bianco.
Cita:
Il padrino, naturalmente, del maestro Francis Ford Coppola.
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"Winkie’S", Sunset Boulevard.
Il vistoso cartello, color giallo e arancio, indica quel locale di ristorazione veloce; uno come tanti.
All’interno del locale, da un lato c’è il bancone; dall’altra una serie di tavoli e posti a sedere, da cui si accede da un solo lato, mentre l’altro è addossato ad una vetrata, che abbraccia l’intero locale.
Seduti ad uno dei tavoli, due uomini. Uno con capelli e occhi chiari, vestito con giacca e cravatta. L’altro è bruno di capelli e indossa una polo scura, sotto una giacca di un colore simile.
"Allora?" Domanda l’uomo con i capelli chiari.
"Volevo venire proprio... qui" dice l’uomo con i capelli scuri, quasi scusandosi.
"In un... "Winkie’s? " Replica l’altro, incredulo.
"..In questo Winkie’s…" risponde l’uomo con la polo, quasi in tono di scusa.
"Va bene…" dice l’uomo con i capelli chiari, con tono leggermente di sufficienza.
"Perché in questo Winkie’s, allora.."
"E’ una cosa un po imbarazzante" dice l’uomo con la polo..
"Continui.." lo incoraggia l’altro, comprensivo.
"Ho fatto un sogno… che riguarda questo posto…" dice titubante l’uomo con i capelli scuri.
"…per favore…" dice imbarazzato l’uomo con i capelli chiari, volgendo il capo come per non dover proseguire.
"…Vede perché?" Nota con un risolino forzato, l’uomo con i capelli scuri.
"E va bene" Risponde l’uomo con giacca e cravatta. "…Mi racconti questo sogno…"
"E’ già il secondo che faccio.. ma è come se fosse sempre uno…" racconta l’uomo bruno.
".. All’inizio sono proprio qui, ed è tutto come ora, a parte le luci.. è come se non fosse ne giorno ne notte… ed io ho... una paura che non le dico…"
L’uomo con i capelli chiari guarda con attenzione l’uomo con i capelli scuri raccontare.
Questi parla cercando di sorridere, ma è, secondo ogni evidenza, come sulle spine.
"Tra tante persone c’è Lei, in piedi, Laggiù.." dice l’uomo bruno; "dietro la cassa.. ed ha paura. Io, vedendo che ha paura, mi spavento ancora di più…
L’uomo con i capelli chiari ha smesso la sua aria di sufficienza; l’uomo che ha davanti è impaurito, intimamente sconvolto.
"E poi capisco di che si tratta…" prosegue l’uomo bruno, incoraggiato dallo sguardo attento dell’altro.
"C’è un uomo.. nel cortile , qui sul retro.. ed è la causa di tutto.. "
"io.. lo posso vedere.. attraverso il muro… Ne posso vedere la… faccia e…"
Dice l’uomo bruno
" .. spero di non doverla mai vedere, fuori dal mio sogno.."
L’uomo con i capelli chiari attende, assorto.
"Finito" dice con un sorriso imbarazzato, l’altro,
"…Insomma… Lei è venuto qui per vedere cosa c’è la fuori…"
Conclude l’uomo con i capelli chiari.
"Per liberarmi da questa sensazione….orribile…" ammette l’uomo bruno.
"Va bene. Andiamo" dice risoluto l’altro.
Si alza. Apre il portafoglio; va a pagare la colazione.
L’uomo bruno si volta dal suo sedile, lievemente sorpreso. Guarda l’altro pagare, appena dietro la cassa.
L’uomo bruno deglutisce. Ha come una lampo di paura negli occhi. E’ come se ora i pezzi del gioco di pazienza stessero andando al loro posto, come se stesse entrando nel suo sogno.
L’altro è alla cassa, e lui è terrorizzato. Un sottile velo di sudore ne rende lucida la fronte.
L’uomo con i capelli chiari invita con un cenno l’uomo bruno a raggiungerlo fuori. Questi si alza dal suo posto. Sul tavolo, la sua colazione è intatta. L’uomo bruno cammina come se andasse al patibolo. I due escono dal locale.
"Ecco.. è la dietro" dice all’altro, ormai fuori, indicando un cortiletto anonimo dietro il locale.
L’altro si limita ad invitarlo a mostrargli il luogo. L’uomo bruno ha una vena in rilievo, su una tempia; ansima leggermente, ed è sudato in viso. Cammina quasi strascicando i piedi, mentre l’altro lo segue interessato e curioso, ma con evidente tranquillità.
L’uomo bruno osserva piccoli dettagli, mentre si avvicina al cortile con, sul fondo, un muro ed una svolta.
Un telefono pubblico, una scritta fatta a pennarello che indica l’entrata del locale. L’uomo guarda quei dettagli; cose normali, ma è come se ritrovasse la tracce che lo portano all’angoscia, come se il suo incubo si stesse richiudendo su di lui. C’è una scaletta, un cortile asfaltato, delle aiuole con delle agavi. In fondo al cortile, il muro, con dei rifiuti addossati e, appena oltre, la svolta…
L’uomo bruno boccheggia. Quello sembra proprio il suo sogno.
Quello è’ il suo sogno.
E’ arrivato ad un solo un passo dal muro, quando…




Ricordi a quale enigmatico film appartiene la scena?
Risposta, casomai, evidenziabile col muose nel riquadro bianco.
Cita:
Mulholland Drive, di David Lynch. In origine avrebbe dovuto essere essere il "numero zero" di una serie televisiva poi mai fatta. Peccato.
(Peccato?)
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Vecchio 01-02-2010, 22:14   #458
Braxton Bragg
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Base Re: Scene indimenticabili dei film

I capelli sono biondi, lunghi, con tanti boccoli; la piccola giacca è aderente, morbida, in lana d’angora. La gonna è attillata, e finisce appena sotto il ginocchio. Le scarpe hanno il tacco alto ed una aggraziata e sottile cinghietta a stringere le caviglie.
La figura esce di slancio fino in strada e, con un gesto imperioso, ferma il primo taxi di passaggio.
"Presto! Mi porti al bar più vicino!"
Deve trattarsi proprio di un’emergenza.
…Arrivata al bancone del bar, la figura posa sul piano una manciata di monete, come se il denaro che possiede fosse tutto lì, ed ordina un bicchiere di liquore.
Il barman non fa una piega nel vedere, sotto quei ricci biondi, i baffetti ben curati di un giovanotto dai tratti regolari.
Da quelle parti ci sono i capannoni dove si fabbricano i sogni.
Magari il giovanotto è nella pausa di lavorazione di qualche incubo…
Ingollato il liquore, il giovanotto si guarda intorno ed allibisce. In fondo al locale, ad un tavolo appartato, c’è una persona che lui conosce molto bene. E’ come incontrare i propri sogni.
Il giovanotto si guarda nello specchio dietro il bancone, come per controllare se sia in ordine. Toglie la parrucca bionda e ravvia i suoi veri capelli, corti, bruni, lisci. Si avvicina all’uomo seduto in disparte.
"Sono…. un giovane cineasta.. " Dice all’uomo seduto al tavolo. "E sono un suo grande ammiratore, Signor Wells.."
"Volevo solo conoscerla", aggiunge, tendendo la mano.
L’uomo seduto, tende a sua volta la mano e risponde, presentandosi: "Molto piacere.. Orson Wells".
"Vedo che sta lavorando" Dice con un sorriso, il giovanotto, guardando le carte sul tavolo.
"Il finanziamento del Don Chisciotte", risponde Wells, con semplicità, " …è fallito. Per la terza volta"
"Incredibile.. "osserva il giovanotto "sembrano i miei stessi problemi.."
"Non sai mai se vogliono finanziarti o solo parlare.."
"E vogliono fare loro il regista"
Le frasi dei due si accavallano. E’ come se parlassero "la stessa lingua".
Sono l’alfa e l’omega del cinema; uno è un disastroso dilettante, l’altro è un genio, ma adoperano quasi le stesse parole per osservare come i loro sogni, la loro creatività subiscano la tirannia del denaro, e debbano essere difesi perché possano nascere.
"Pensi: devo girare un giallo, per la Paramount, " Confida Orson Wells al giovane collega, " …E vogliono Charlton Heston per la parte di un messicano…".
Lo sguardo del regista diventa mesto. Per entrambi è lampante che l’attore non sarà adatto alla parte….



Ricordi in quale film compare la scena precedente?
Risposta in caratteri bianchi, evidenziabili nel riquadro

Cita:
Ed Wood, di Tim Burton; vita ed opere del "peggior" regista cinematografico della storia.



E ricordi il titolo del "giallo", del film con l’attore "fuori parte" a cui si allude nella scena?
Cita:
L’infernale Quinlan, di Orson Wells, con un convincente Charlton Heston
A proposito di casting audaci: ricordi un film in cui il ruolo di un ufficiale russo sia stato interpretato ad un attore africano?
Cita:
Dottor Zivago. L’ufficiale è un inappuntabile Omar Shariff.
Ricordi il ruolo di una latitante spagnola, repubblicana, al tempo della guerra di Spagna , interpretata da una pallida e statuaria attrice svedese?
Cita:
Ingrid Bergmann, in: Per chi suona la campana


L’uomo che suonò la carica al Little Big Horn per George Custer si chiamava Martini, ed era un immigrato italiano.
Forse si guarda il cinema con un idea di cosa possa sembrare credibile, in cui hanno già fatto il nido i pregiudizi assorbiti guardando altri film.
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Vecchio 16-02-2010, 22:02   #459
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Base Re: Scene indimenticabili dei film

"Vuoi vedere la cosa più bella che ho filmato?"
Nella semioscurità della stanza, i due ragazzi guardano il video, girato con una videocamera.
L’immagine mostra un pavimento grigio, di cemento , con delle foglie secche, ed un muro di mattoni sullo sfondo. Una busta di plastica bianca, mossa dal vento, passa sulle foglie , sale verso il muro di mattoni, ridiscende sul cemento, seguendo i movimenti invisibili dell’aria.
"Era una di quelle giornate in cui…"dice il ragazzo, a bassa voce,
"Tra un minuto nevica, e c’è… elettricità nell’aria… "
puoi quasi sentirla…Mi segui?" Domanda alla ragazza.
" E questa busta era lì" Prosegue lui.
"Danzava con me.. come una bambina, che mi supplicasse di…giocare…"
"Per .. quindici minuti".
" E’ stato il giorno in cui ho capito che…"
La busta vola leggera, seguendo in maniera impredicibile, le innumerevoli leggi della fisica, e del caso.
"C’era un’intera vita, dietro ogni cosa… "
"…E come una incredibile forza benevola che vuole.. che sappia che..
non c’è motivo di avere paura.. mai".
"Vederla nel video è povera cosa, lo so", ammette il ragazzo, quasi scusandosi.
" Ma.. mi aiuta a ricordare…" dice, quasi addolorato.
"Ho… bisogno.. di ricordare…." , Aggiunge.
" A volte c’è così tanta .. bellezza nel mondo,"
Dice il ragazzo, turbato,
" che non riesco ad accettarla…. Ed il mio cuore sta… per .. franare…."
Nell’ombra della stanza, la ragazza prende la mano di lui tra le sue.
Lui la guarda con occhi lucidi, come se emergesse dal mare delle emozioni.
Lei lo guarda in viso, con i suoi occhi chiari.
Poi accosta lentamente la sua bocca, dalle labbra imbronciate, alla bocca di lui, in un bacio delicato, quasi timido.


Ricordi a quale film appartiene la scena?
Titolo, casomai, evidenziabile col mouse, nel riquadro bianco
Cita:
American beauty, naturalmente, di Sam Mendes. L’adolescente imbronciata è Thora Birch
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Vecchio 01-03-2010, 17:20   #460
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Base Re: Scene indimenticabili dei film

Come potranno stare insieme, se lui è sempre lontano, nei luoghi più pericolosi del mondo?
La splendida donna pone il quesito all’uomo, fascinoso e maturo, che un incidente ha immobilizzato in quella stanza.
Fa caldo in quei giorni e lui, mentre lei siede accanto, sta vicino alla finestra, aperta sul cortile tra i palazzi, a cercare refrigerio.
Lei ha un giro di perle intorno al collo, rossetto scarlatto sulle labbra, capelli biondi e inappuntabili. E’, semplicemente, bellissima.
Anche l’uomo maturo si domanda come potranno mai stare insieme, e sembra incline a concludere che no, le loro due vite, così, non si possano conciliare.
Lei ha una boutique di alta moda. Lui è un famoso fotografo.
Lei vive nel cuore elegante della città. Lui è sempre altrove, inviato dalla sua celebre rivista nei luoghi del mondo dove accadono i fatti eclatanti. Lei propone: magari lui potrebbe lavorare per il mondo della moda…
Lui domanda: riesce ad immaginarlo mentre arriva alle sfilate… scendendo da una jeep e con gli stivali infangati? Lei replica che lo immagina invece con un elegante completo blu e..
E se la finissimo di dire sciocchezze? Domanda lui.
Forse è meglio preparare per la cena, dice lei mesta, alzandosi per andare a prendere dal forno le pietanze ordinate ad un raffinato ristorante cittadino.
Lui guarda fuori dalla finestra. Ormai è sera e tutti, nei palazzi intorno, per via di quel caldo soffocante, tengono le finestre aperte.
Dalla sua stanza Lui può scorgere, nel palazzo di fronte, attraverso la finestra aperta, una signora bionda che, seduta sul letto, mangia qualcosa, servendosi con un cucchiaino.
Nella finestra al piano subito sotto, invece, si scorge una donna bruna. Questa ha indosso un abito verde di buon taglio, che liscia con attenzione. Ha un portamento sostenuto, composto. Scompare dietro il muro di mattoni, ma solo per ricomparire nel riquadro della finestra accanto. Ora la donna col vestito verde controlla che sul tavolo apparecchiato con cura non manchi nulla. Accende due candele, come per una cena intima; stappa una bottiglia, di vino color granato.
L’uomo maturo segue tutto questo con un certo pudore, ma con una curiosità evidente, allungando il collo per vedere meglio.
Una magnifica donna, brillante e innamorata, stende la tovaglia per la sua cena, a un palmo da lui, ma l’uomo sembra irresistibilmente attirato da quello che accade… nella casa di fronte. Piega il capo, allunga il collo, guarda.
La donna col vestito verde, visibile attraverso le finestre spalancate, apre la porta di casa; invita qualcuno ad entrare. Eppure è sola. Poi, come se parlasse ad un uomo invisibile, ne ripone il cappello immaginario su un mobile; ne accetta, con un moto di palpitante tenerezza, il rispettoso bacio sulla guancia, lo invita a sedere alla tavola apparecchiata per due, gli versa da bere.
Nella stanza dall’altra parte del cortile, l’uomo maturo, quasi per rispondere al brindisi, solleva un calice di vino.
La donna con l’abito verde, sola alla sua tavola, sembra conversare con un uomo immaginario, invisibile; propone un brindisi e beve un sorso di vino rosso.
Dal palazzo di fronte l’uomo, come immedesimandosi, assorto volta il capo alla fidanzata che, accanto a lui, finisce di apparecchiare, e risponde al brindisi, portando il proprio bicchiere alle labbra.
Poi il portamento della donna col vestito verde sembra disfarsi. Posa il calice. Come stanca di quella commedia, sposta con un gomito il piatto vuoto davanti a se. China la fronte sull’avambraccio e, con piccoli singulti, comincia a piangere.


Ricordi a quale film appartiene la scena, dove si mostra perché in certi momenti ci si possa scoprire a guardare, con uno strano interesse, la vita altrui, anziché la propria, e si preferisca quella che appare come una rappresentazione, anche mesta, ma osservabile con distacco, alla propria realtà?
Cita:
“Rear Window” , ovvero : “La finestra sul cortile”, di Alfred Hitchcock. La donna bellissima è Grace Kelly. L’uomo che la paura di mettersi in gioco spinge a guardare altrove, è James Stewart, il quale interpreta, per certi versi, il ruolo dello spettatore.
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