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Vecchio 03-01-2015, 18:43   #41
Braxton Bragg
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Base Re: Un film in 3D. La duplice trama

Sullo sfondo, la fortezza: la città del mito; le porte scee. Sulla riva, le variopinte triremi degli Achei.
”Achille”.. dice il bambino, indicando la direzione da cui provengono.
“Ettore..” Aggiunge indicando il bambino bruno.
“Haaa!” specifica il bambino, fulvo, toccandosi il petto, mimando il ferimento dell’eroe.
“Haaaa!” Ripete il bambino, spalancando gli occhi e gesticolando, come per verificare che l’altro, il compagno di giochi, il bambino bruno, abbia ben compreso la scena, e come andava giocata.
Il bambino bruno distoglie lo sguardo, ritroso, quindi indica qualcosa, col mento, dalla parte della terra.
Anche il bambino roseo osserva, stringendo le palpebre.
In quell’istante la fortezza sullo sfondo collassa e si trasforma in un recinto per capre; le variopinte triremi in secca, ridiventano una barchetta da pesca, marcita sulla sabbia.
“Uffff…” Sbuffa il piccolo Basilide, scalciando via la sabbia, chiara e finissima.
Si terge le fronte dal sudore.
La spiaggia è immensa, chiarissima. Il mare azzurro, l’acqua della riva, trasparente.
Le cose basse sull’orizzonte, in lontananza, sembrano tremolare.
Il bambino bruno lancia uno sguardo alle sue spalle, come per invitare Basilide alla nuova avventura, e si dirige verso le basse palme al margine della spiaggia.
Basilide segue il compagno di giochi. Questi si addentra fra le palme nane che crescono fitte fitte, fra la spiaggia e l’entroterra, orlo verde al pallido oro della rena. C’è come un sentiero da seguire, fra le foglie pungenti, fatto di palme appena abbattute.
Le piccole palme sono come squartate, e le lunghe foglie sono appena ammonticchiate da un lato, mentre il cuore bianco e tenero del piccolo tronco, reciso, stilla linfa trasparente, sotto i raggi del sole. Il bambino bruno si ferma.
C’è un uomo, o meglio, un ragazzo, dal colorito scurissimo, bruciato dal sole, che, con pochi colpi di una lama posta all’apice di un bastone, scopre il cuore tenero delle palme nane, non più grande di una mela, lo recide e lo getta in un mastello di legno, pieno d’acqua, lasciando il resto della piccola palma a disseccarsi.
All’avvicinarsi dei due bambini, il tagliatore di palme, solleva il capo e lancia loro uno sguardo ostile.
“Cosa volete qui?” Dice sgarbato, per poi mutare espressione, all’improvviso, guardando il bambino bruno.
Il giovane uomo bruciato dal sole scocca al piccolo un’occhiata e un sorriso improvvisamente gentili, e gli domanda:
“Lo vuoi un cuore di palma?” addolcendo la voce e guardando quindi di traverso Basilide, come ad avvisarlo che l’offerta è limitata al bambino bruno.
Il compagno di giochi di Basilide sembra ritrarsi, a quell’offerta, come intimidito. Batte le ciglia.
Basilide supera il compagno di giochi e corre verso un piccolo gruppo di bambini, su cui svetta una ragazza con in braccio un lattante.
Il gruppo sta osservando un uomo basso, tarchiato, dall’aria indaffarata, con pochi capelli rimasto solo sulle tempie e sul collo, trascinare dei rami di un arbusto spinoso verso un albero, a cui è legato un uomo nudo, pesto e sanguinante.
L’albero è vecchio e malandato, pieno di spuntoni. Forma una specie di lettera “Y”, e il condannato ha le braccia legate in alto e i piedi per terra, legati al tronco. Il capo penzola in avanti. Di tanto in tanto, sembra risollevarsi, ma casca di nuovo in avanti.
“Ti ricordi di me?” Dice la ragazza con in braccio il lattante, a Basilide, sorridendo.
E’ molto giovane, tra l’adolescenza e la prima giovinezza, con indosso una tunica chiara, di tessuto grossolano, con lunghi capelli neri e un volto magro, con occhiaie un po livide, su cui si aprono degli immensi occhi scuri.
Il lattante che tiene in braccio sembra magrissimo, assonnato.
“Certo “ Dice Basilide, guardandola da sotto in su. “Non sei più venuta, a giocare”, osserva.
La giovinetta sorride e col capo indica la creaturina che tiene in braccio.
“Mio figlio”, osserva, contenta.
“Cosa sta facendo?” Chiede Basilide, guardando verso l’uomo tarchiato che sta ponendo intorno al condannato legato all’albero, una sorta di cerchio di rami spinosi, intorno alla base della pianta.
La corona di rami di spine arriva quasi alla vita del condannato.
“E’ per i cani” osserva neutra la giovane, “che hanno sempre fame..”, aggiunge. “oltre che per lui..” conclude.
Due guardie, appoggiate a delle corte lance, osservano annoiate il gruppetto di bambini.
L’uomo tarchiato e indaffarato ( il carnefice), guarda il condannato, le funi, le spine, poi, con un piccolo inchino alle due guardie, saluta e si allontana, con l’aria attenta di chi ha da fare altrove.
Un bambino raccoglie un sasso, ma un altro lo guarda e solleva le spalle, come per dire: ma non vedi?
Il condannato, legato al tronco, non è in sé. Respira appena, pianissimo.
La ragazzina bruna, con difficoltà, s’aggiusta la creaturina in modo da poterla tenere con un solo braccio e, col braccio libero, infila una mano a coppa nella scollatura della tunica e ne cava una mammella, oblunga ma florida, in contrasto con il resto della persona. Prende a massaggiarla leggermente, come facendola sobbalzare, lievemente.
Basilide guardo assorto quel capezzolo bruno e quella mammella più chiara, quasi incantato.
La giovinetta nota lo sguardo di Basilide e specifica, “E’ per allattare”, accennando al massaggio della mammella.
Basilide solleva il capo e chiude per un istante gli occhi, come per dire, con un gesto: “ ma certo! Che stupido sono!”
E il suo sguardo si dirige altrove, senza più interesse per la mammella.
“ Mi è dispiaciuto per Tua madre” Dice la giovinetta, spostando il bambino che tiene in braccio in modo che possa allattarlo.
“No.. perché? “Domanda Basilide, di rimando. “E’ solo partita” aggiunge.
“ Ho sentito dire che.. è appena tornata” dice con tono falso il ragazzo che squartava le palme, anche lui unitosi al gruppetto di sfaccendati, sulle tracce del compagno di giochi di Basilide.
“Perché non vai a salutarla?” Aggiunge aggrottando le ciglia.
A Basilide s’illumina il viso, spalanca gli occhi, si volge verso la spiaggia, confuso, poi si volge dalla parte della città e comincia a correre.
Mentre il venditore di cuori di palma si guarda intorno ridendo, sdentato, per la sua bella trovata, La ragazza che allatta, con una smorfia di disprezzo, distoglie lo sguardo, volgendolo verso il sole, che sta per tramontare.
Basilide corre, e corre, con gli occhi pieni di una qualche luce, prima su un dosso che fiancheggia un canale, poi attraversa stradine tra casupole intonacate col fango, poi sul lastricato delle strade della città, ansimante, ma senza mai fermarsi, come se la fatica non pesasse. La strada si fa in salita. Basilide oltrepassa un portico e, finalmente, entra nella grande casa; oltrepassa un cortile, senza nemmeno fermarsi davanti ad una donna bruna, non più giovane, vestita in modo dimesso, con un fascio di saggina in mano. Tutta la casa è ormai attraversata. Il piccolo Basilide si affaccia sul giardino e chiama, titubante:
“.. Mamma?”

Di colpo le cose diventano tutte più grandi, la luce torna quella del pieno giorno
“Mamma?” Chiama il piccolo Basilide, con voce ancora più infantile.
Dalla porta del giardino si profila l’immagine di una bellissima ragazza, sottile, alta, fulva di capelli, vestita con una tela leggera e costosa, con grandi occhi azzurri, così simili a quelli del piccolo Basilide.
“Basilide!” Dice la giovane madre, chinandosi verso il piccino, schiudendo le braccia…

“Mamma?” Chiama Basilide.
Le cose sono di nuovo meno grandi. La luce è quella del tramonto. Nessuno risponde , dal giardino.
C’è solo ombra, là
Nel rettangolo di luce della porta sul giardino, il piccolo Basilide farfuglia qualcosa, mentre le sue spalle sembrano ingobbirsi, accartocciarsi; Non si sente quasi, ma forse dice:
“Mamma?”
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Vecchio 04-01-2015, 17:08   #42
Braxton Bragg
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Base Re: Un film in 3D. La duplice trama

L’immagine è confusa. Come se stessi guardando quella roccia granulosa, troppo da vicino.
Le palpebre cedono, lentamente, alla stanchezza si chiudono.
Oscurità.
Si riaprono all’improvviso, con un sobbalzo. La roccia è là, ad un palmo dagli occhi.
“L’avevo sentito dire, ma non avrei mai creduto…” dice una voce, come se risuonasse solo nei pensieri.
“Cavalieri che si addormentano sui cavalli, sfiniti, durante la fuga, dopo la battaglia, e fuggitivi che piombano nel sonno, un sonno più forte del terrore…”
“Ed eccomi qua.. stava per succedendo a me”. Lo sguardo si volge intorno.
Alla sinistra c’è la roccia. Guardi alla tua destra.
Da lassù si domina l’interminata distesa delle cime. Quello… è l’interminato Caucaso.
Il cielo è quasi violetto, altissimo, sotto un… soffitto di nuvole compatte, piatte di sotto, quasi gravanti su una invisibile superficie. Le montagne, sotto quell’aria livida, si susseguono fino all’orizzonte, dove un fortunale, in arrivo, è un muro d’ombra e nubi, impenetrabile e minaccioso.
Dall’oscurità di quelle nubi, traspaiono bagliori, come se la tempesta, ancora lontana, traboccasse di folgori.
Strano: il vento è scomparso. L’aria è ferma, densa.
“Io ho già vissuto questo istante.. “ Dice la voce, piena di incertezza.
“Era prima che scendessi nella città sotterranea.. dove ho..quelle cose orrende.. ma ora, devo fuggire.. dopo quello che è successo”..
Gli occhi corrono verso la braccia, incrostate di sangue. Stai come abbracciando quella montagna, e come se lei ti sfuggisse. Le dita non trovano nessun appiglio sulla roccia friabile.
“L’insetto!” dice la voce. “Dov’è l’insetto, l'enorme scarafaggio che mi inseguiva?”
Volgi lo sguardo verso destra. Il grande insetto oscuro , dai riflessi metallici, occhieggia da oltre la roccia quasi verticale. Ha grandi antenne verticali, ritte sopra il capo mostruoso, e ti… guarda E il suo sguardo è vuoto, nero, sopra le mandibole taglienti, serrate su muso rotondo dai riflessi metallici.
L’insetto si muove verso di te, con le zampe prensili, aderenti alla parete verticale. “Perché non cade?”Domanda la voce, sorda.
Sposti una mano al fianco. Un dito si infila inutilmente nel fodero del gladio, vuoto.
E’ il vuoto che senti sotto le calcagna. E’ il vuoto dietro la schiena, quando.. Cadi!
Protendi le mani, affannosamente, cerchi di aggrapparti a quell’erba stopposa, sottile come capelli, ma sai che tra un istante la tua schiena batterà contro…

Il pavimento. Fresco, fermo. Solida pietra. Il cuore batte.
Ridicolo: ti sei addormentato un istante, là, in quella sala delle ruote d’oro, nel cuore della montagna.
l’erba… fatta di capelli; ecco: sembra una metamorfosi delle chiome bionde, quasi bianche, di due fanciulle pallide che hai legato, accanto a te, dal lato della lancia. Le fanciulle che badavano all’immenso ingranaggio delle trame, degli eventi. La città ipogea, dove la macchina del caso intesse la trama delle vite future, guidata da quella strana gente…
L’insetto.. ecco l’insetto: sembra arrivato nel sogno con l’immagine del legionario che sta di guardia alla porta. Ha l’elmo ancora allacciato, le paraguance chiuse sono..diventate le mandibole… Due giavellotti spuntano dai foderi interni dello scudo, che tiene dietro le spalle. Ecco, da dove è arrivato, nel sogno, l’insetto, irto di antenne.
Sollevi e ruoti lo sguardo, intorno. Là dentro sei nel cuore, nel fondo, di una immensa macchina fatta di ruote e bilancieri, e tutti gli ingranaggi sono.. d’oro.
Perché sei sordo? Ha , già, dopo quello che è successo…
Il tuo sguardo sale, a contare piani e piani sospesi sopra il tuo capo, dove quegli ingranaggi dentati girano come.. sottili ruote di una biga dell’ippodromo, coi lunghi raggi, l’una muovendo l’altra…
Là in fondo, come alla fine di quell’immenso macchinario, scorre una infinita pergamena, sotto penne che sembrano non terminare mai l’inchiostro…
Il trapestìo: non le senti nelle orecchie. Lì c’è solo.. come del muschio che sussurra. Non senti ancora niente. Il trapestìo lo senti dal pavimento, non sai come, ma lo senti. Soldati. Entrano dalla porticina, là in fondo. Prima la guardia del generale. Il centurione si guarda attorno. Dice delle cose, che non senti. Entra il generale in persona: Gneo Pompeo, quello giovane, dei due. Va diritto dove il rotolo di pergamena sembra sgorgare dalla grande macchina. Cerca con lo sguardo, a lungo , poi ha un moto di gioia. Strappa una parte della pergamena e la rilegge, a voce alta. La guardia esulta, Pompeo sorride.
Indica da questa parte. Dall’espressione credo di capire che ci sarà una grande ricompensa.
Tutti i commilitoni vanno via, anche il soldato di guardia.
Ora dovrò finire il lavoro, con le prigioniere.
Ma la curiosità mi spinge verso la pergamena strappata.
la raggiungo; c’è scritto:


“…già da tempo apertamente contendevano fra loro ricompense civili e cariche religiose e stabilivano i consolati per gli anni successivi; altri richiedevano le case e i beni dei Cesariani. In un consiglio vi fu tra di loro una grande controversia se fosse opportuno tenere conto, nei prossimi comizi pretori, della candidatura di Lucilio Irro, che era assente in quanto mandato da Pompeo presso i Parti…”

Di cosa parla? Sembra un vaticinio; una battaglia vinta da Pompeo, credo. Si era sussurrato che là cercassimo una macchina che scrive il futuro; che sia questa?
Ma la scrittura non è finita, ora ne sortisce una parte che dice:

“Pompeo, mentre i nostri già facevano irruzione al di là del vallo, trovato un cavallo, strappatesi le insegne di generale, si precipitò fuori dall'accampamento per la porta decumana e, a briglia sciolta, puntò direttamente su Larisa.”

Un altro vaticinio, di una battaglia in cui Gneo Pompeo, il giovane, viene sconfitto…
Questo avrebbe dovuto insegnare una cosa, al grande generale:
Mai pensare di sapere come va a finire una storia, prima di aver letto l’ultima parola.

Ultima Modifica di Braxton Bragg : 28-04-2015 alle 18:18
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Vecchio 18-03-2015, 19:26   #43
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Base Re: Un film in 3D. La duplice trama

“Qualcuno sta leggendo queste parole….”
Dice la voce, come se arrivasse dalle profondità di una grotta...

Nel rettangolo di luce della porta sul giardino, nella città di Cirene, il piccolo Basilide farfuglia qualcosa, mentre le sue spalle sembrano ingobbirsi, accartocciarsi.
Poi volta i grandi occhi azzurri, lacrimosi, verso la voce, e domanda:
“….Come?”

Nella sala dove il vecchio Basilide verga le sue pergamene, nella luce chiara di una mattina primaverile, i grandi occhi azzurri del vecchio scriba, lucenti di lacrime trattenute, smettono di osservare, quasi a malincuore, come una remota lontananza, e si voltano verso il Cavaliere, interrogativi.
“Dicevo…”, ripete il Cavaliere, con voce piana e neutra, “…che qualcuno sta leggendo questi scritti… non è così?”
Nel pronunciare quelle parole indica una piccola cassetta colma di rotoli di pergamena, che ha davanti a sé.
Basilide osserva meglio i rotoli; lo sguardo torna verso il Cavaliere, ancora interrogativo.
“Intendo dire, che.. la strategia è la stessa della Tua storia di.. tanti anni fa” prosegue il Cavaliere, poggiando i gomiti sul grande tavolo di legno chiaro che lo separa dallo scriba, protendendosi verso costui.
“Poniamo che, in Galilea, qualcuno voglia… spegnere le fiamme dell’entusiasmo accese intorno al.. Messia. “ Dice il cavaliere, congiungento l’indice e il pollice, come per afferrare qualcosa di sottile…
“Come per caso, leggendo un racconto di Basilide, trova il modo.. un racconto, in cui, nella lontana Battriana, un principe sacerdote, è geloso della fama di un santo uomo, un mite profeta che sembra contendergli il favore della gente. Come fare per contrastare l’effetto degli evidenti… miracoli che… fioriscono attorno al profeta?
Semplice: assolda dei commedianti, che faranno avvenire dei.. “miracoli”, attorno al profeta. Diciamo che i miracoli saranno.. tre. Il terzo dei miracoli finisce con i pantomimi che, come per un errore, svelano i loro trucchi, recitandoli, volutamente in maniera maldestra.. ma senza che si veda la ..doppia intenzione… . A quel punto, la gente della grande valle di smeraldo, che stava per abbandonare il tempio in favore del profeta, si sente tradita e dice: ma allora anche gli altri miracoli erano solo delle pantomime.. e forse abbandona il profeta, o più probabilmente lo scanna. Di sicuro, se ci fossero altri miracoli, verrebbero irrisi, e il pericolo per il grande sacerdote è.. annullato.”
Basilide ha ascoltato il cavaliere, annuendo a certe parole, storcendo la bocca per altre.
Il Cavaliere prosegue: “ E’ quello che abbiamo visto, no?”

(Nella spianata del tempio i volti della folla assiepata mostrano un misto di orrore e attesa.. tranne tre visi, di tre uomini, due vestiti da studenti del tempio, e il terzo, più maturo, da sacerdote, che sembrano scambiarsi oblique occhiate di beffarda attesa.
Al centro del terzetto, il giovane Onan, aggrotta le ciglia, come per dire: adesso arriva il colpo di scena.
All’improvviso un sonoro “Hoooo!” si leva dalla folla, gli occhi si dilatano, e le espressioni delle persone, fissando febbrilmente qualcosa, virano all’improvviso verso una felice e stupita meraviglia.
Le espressioni di tutti…tranne quelle dei tre servitori del tempio, i cui volti mostrano una malcelata irritazione. Mentre i due ai lati si voltano verso Onan, questi, quasi sfuggendo i loro sguardi, senza riuscire a nascondere del tutto la rabbia, fissa la scena del “miracolo organizzato per andar male e invece riuscito meglio degli altri”, come per cercare di capire il trucco….)

“E sapendo dove stava andando la storia” Conclude il Cavaliere” abbiamo potuto.. ”
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Vecchio 28-04-2015, 18:16   #44
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Base Re: Un film in 3D. La duplice trama

“E sapendo dove andava la storia”, conclude il Cavaliere, ” abbiamo potuto prevenire.. ”

“Non è detto, sai? Non è detto…” Osserva Basilide, pensoso…
“Non è detto che qualcuno abbia letto il mio vecchio scritto, per poi adoperare il trucco del falso svelamento, del miracolo fallito, per bruciare l’immagine del profeta…”
Basilide batte le ciglia; il lucore dai suoi occhi è quasi scomparso.
“Stiamo tutti giocando con dodici trame… secondo alcuni, con quattro trame in tutto…”
Dice Basilide, abbassando il tono, quasi confessasse una colpa, quindi apre le braccia, guardando il Cavaliere dall’altro lato della tavola, come se fosse il gesto, e non le parole, a dimostrare definitivamente le sue ragioni.
“L’originalità non esiste per davvero”, aggiunge Basilide, ormai del tutto a suo agio.
“Differenti racconti portano agli stessi problemi, che vengono risolti autonomamente da diversi scriba, in un modo insieme originale e… identico…”
Il Cavaliere abbassa lo sguardo…


Il Cavaliere ha lo sguardo basso, attento, sul fuoco che crepita. Di questo fuoco vediamo solo il riflesso della fiamma sul viso.
Il focolare è al centro di una specie di capanna, larga e rotonda, piuttosto oscura, illuminata di sbieco, dalla porta aperta. Fuori si scorge il vede brillante dell’erba. Si sente un sordo e attutito scampanio, belati cupi di pecore e belati acuti di agnelli. Il Cavaliere alza lo sguardo. Dalla porta entra Giuda, con in mano qualcosa; si siede accanto al Cavaliere, che armeggia con le cose che Giuda gli porge: un pezzo di lardo e una bacchetta di legno secco, bianco e pulito.
“E così…?” Domanda Giuda, come per proseguire una discussione precedente.
“E così, mi ha spiegato che molto spesso le storie scritte hanno una stessa origine, e sono come germogli di una differente radice…”
“Mettere le mani avanti.. io lo chiamerei così”. Osserva Giuda, guardando verso il fuoco.
“Distogliere da noi l’idea che quel greco d’africa abbia venduto “la storia” anche al Tempio.. sennò come si spiega che quelli sapevano tutto?”
“Perché lui la storia l’aveva scritta tanto tempo fa” Osserva il cavaliere ”…e qualche rotolo può ancora essere in giro..”


Basilide, nella sala di scrittura, termina di dire
“…originale e..identico”
Il Cavaliere abbassa lo sguardo.
“Quando seguivo ancora la scuola di scrittura, in Cirene…” Soggiunge Basilide, “inventai una trama insieme semplice e complessa; ero solo un bambino…” Dice sorridente.
(Un Basilide bambino porge un rotolo di papiro ad uno statuario nubiano togato, altissimo rispetto al piccino; il nubiano legge, facendo quasi subito una smorfia di disgusto)
“Era una storia in cui si comprendeva, ad un certo punto, che questa non avveniva… tra di noi, ma in un mondo .. somigliante al nostro, ma generato da divinità differenti… una specie di gemello del nostro mondo, simile ma non uguale; ad esempio, Paride seduceva Achille, per dire..”

Giuda, davanti al focolare della capanna, mostra impazienza verso il modo con cui il Cavaliere sta cucinando qualcosa. Muove le mani, come per prendere l’iniziativa, ma si ferma, fulminato da uno sguardo del cavaliere. Che riprende a raccontare…

Basilide, nella sala di scrittura, dice:
“Il maestro mi fece notare che il mondo gemello, così originale, di cui andavo tanto orgoglioso, era solo una variante… meno buia, dell’Ade, mondo gemello ben noto .. da sempre. Se ne era reso conto tempo prima, cercando una trama originale e finendo per inventando proprio una trama simile alla.. mia”

Giuda guarda di sbieco il cavaliere. Socchiude gli occhi.

(Un Basilide adulto riceve un rotolo di papiro da un bruno bambino riccioluto, piccino rispetto al maestro greco, che legge, facendo quasi subito una smorfia di delusione, come se gli “cadessero le braccia”)

Nella capanna, Giuda e il Cavaliere guardano qualcosa in direzione del fuoco: i riflessi illuminano i loro visi.
“Questa faccenda sta per finire... Manca poco, no? “ Osserva Giuda, quindi aggiunge:
“Ma quello che non ho capito, della prossima.. mossa.. è la faccenda del traditore”.
Dopo un lungo silenzio, aggrottando le ciglia, sussurra: “Tu cosa ne dici?”
“Per me è cotto”, dice il Cavaliere, dilatando le narici.
“Anche per me” Risponde Giuda, con evidente sollievo.
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Vecchio 22-05-2015, 19:10   #45
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Base Re: Un film in 3D. La duplice trama

Le foglie sono verdissime, primaverili, e lucide, per la pioggia appena finita. I rami stillano l’acqua del temporale appena passato.
Il carro di Zeus si allontana, e il tuono, cupo, segna il cadere delle sue folgori, nella remota lontananza.
Le nubi si stanno diradando, mentre il sole si avvicina lentamente al tramonto. Le ombre ormai sono lunghe, oblique.
Il gocciolio delle piante si confonde con lo scalpiccio degli zoccoli, che si avvicina.
Nella minuscola radura, tra gli alberi bassi e frondosi, in groppa ai loro cavalli al passo, compaiono i due uomini, chiusi nei mantelli stillanti.
Sono il Cavaliere e Giuda.
“Ecco..” Dice il Cavaliere, smontando agilmente.
“Il posto è questo” aggiunge guardandosi intorno.
Giuda ha una smorfia di dolore, o fastidio. Porta una mano alle reni, massaggiandole, lasciandosi sfuggire un piccolo sospiro, prima di scendere da cavallo, con un evidente goffaggine.
Si scrolla infastidito il mantello di dosso, gettandolo su un ramo vicino.
“Dovresti farti fare un cataplasma, per quella schiena”
Dice il cavaliere, allungando, sollecito, un braccio per prendere le briglia del cavallo di Giuda, per poi, fatti tre passi, legare le due cavalcature dall’altro lato della minuscola radura, lontano da Giuda.
Poi, muovendosi velocemente, passa accanto a Giuda, fino a raggiungere un punto in cui il terreno è stato sostituito con della sabbia.
Giuda osserva il Cavaliere, con aria sofferente, massaggiandosi un fianco con la mano.
“Proprio.. proprio qui…” dice il Cavaliere lanciando un cenno d’intesa a Giuda, quindi voltandosi in modo da controllare che la sabbia, per terra, sia alle sue spalle.
Visto da dietro, si nota che Giuda non sta massaggiandosi le reni, ma estraendo qualcosa, che manda un riflesso metallico, da un fodero nascosto nella veste, all’altezza delle reni.
Con un unico rapido e agile gesto, Giuda estrae un coltello, o pugnale, e lo pianta nel corpo del Cavaliere, all’altezza del cuore.
Il cavaliere spalanca gli occhi; afferra la mano di Giuda che, perduta ogni goffaggine, si ritrae come una biscia.
Il Cavaliere, con le mani strette intorno al manico dello stiletto, piantato sul cuore, cade pesantemente all’indietro, giusto sulla sabbia di cui ha parlato un istante prima.
Dopo il tonfo sordo, si sente solo Giuda ansimare, due passi distante dal corpo del Cavaliere, lungo disteso.
Poi, come un soffio. Si sente il Cavaliere, o quel che ne resta, sussurrare:
“..Per.. ché?”
Giuda ha come un motto di gioia. Gli occhi gli brillano. Stringe il pugno, in un gesto istintivo e dice, a bassa voce:
“Paura? Paura.. paura…” Dice, annuendo, al corpo ormai immobile.
“Dovevo farlo prima che lo facessi tu.. perché Tu sai tutto, se ti lasciano il tempo, e sai sempre.. “
“quasi sempre…” aggiunge con un sorriso, alzando un dito al cielo,
“Come vanno a finire le cose…”
Giuda si volta verso i cavalli e, da una borsa, prende una fune.
Poi si volta verso il corpo disteso e sussurra:
“Se solo.. se solo potessi raccontarti tutto…”
Quindi, sorridente, scuote il capo per quella lieve imperfezione negli eventi, soddisfatto, e riprende a cercare qualcosa, nella borsa da sella.
Giuda, respira profondamente, soddisfatto.
Sembra finalmente felice, come… sollevato.
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Vecchio 30-12-2015, 18:15   #46
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Braxton Bragg ha fan che lo seguono ovunqueBraxton Bragg ha fan che lo seguono ovunqueBraxton Bragg ha fan che lo seguono ovunqueBraxton Bragg ha fan che lo seguono ovunqueBraxton Bragg ha fan che lo seguono ovunqueBraxton Bragg ha fan che lo seguono ovunqueBraxton Bragg ha fan che lo seguono ovunqueBraxton Bragg ha fan che lo seguono ovunqueBraxton Bragg ha fan che lo seguono ovunqueBraxton Bragg ha fan che lo seguono ovunqueBraxton Bragg ha fan che lo seguono ovunque
Base Re: Un film in 3D. La duplice trama

La rondine volteggia, nel cielo limpido. Si scorgono dei nembi oscuri, verso settentrione, ma sono ancora lontani, all’orizzonte. La rondine scende verso un davanzale, ma un alito di vento fa ondeggiare le tende dell’ampia finestra, che appena velano la stanza. La rondine fugge.
Nella stanza il Cavaliere è solo; ha indosso una toga chiara. Lancia un’occhiata verso la porta, come per accertarsi che sia chiusa, quindi prende un astuccio, da una sacca appoggiata ad una seggiola. Lo apre: dentro vi si trova un coltello la cui lama, consumata dalle ripetute affilature, è ormai sottile. E' ormai uno stiletto. Il manico, di legno chiaro, ha una sporgenza, come un anello, dal lato della lama. Il cavaliere afferra il coltello, lo osserva, come se cercasse qualcosa. Nota che accanto ad uno dei rivetti che chiude il manico c’è un minuscolo punto rosso.
Mette il coltello entro un panno che chiude, quindi si volta verso la porta. Qualcuno l’ha chiamato. Con passi lenti, come misurati, esce dalla porta.
Cammina in un corridoio in penombra, passa accanto ad una donna minuta, che lo guarda di sotto in su, con uno sguardo preoccupato. Il cavaliere le passa accanto sollevando appena una mano, come per dire: stai calma.
Il cavaliere, seguito dalla donna, entra in una stanza più piccola, in cui la luce entra attraverso una tenda più spessa.
C’è un letto, là, e distesa su quel letto, una ragazza bruna, lucida di sudore.
Ha grandi occhi scuri , e labbra carnose. I capelli spettinati, sul cuscino, mostrano di aver bisogno di essere bagnati nell’acqua, ma non sembra essere possibile farlo, in quel momento.
Il cavaliere bagna una pezzuola bianca, posata accanto ad un piccolo bacile, e con quella bagna la fronte della ragazza.
Questa respira in maniera accelerata, come se l’aria non le bastasse mai, e se il petto non riuscisse a contenerne che un soffio; rotea lo sguardo, come se non riconoscesse il luogo. Il suo sguardo gira, fermandosi sul viso del cavaliere, per poi girare di nuovo verso il soffitto, quindi verso la finestra.
Sul viso del cavaliere s’è dipinto un sorriso sereno, lieto, forse troppo fisso per essere autentico.
“Come stai?” Domanda con una voce dolce che non gli si conosceva.
“Vuoi mangiare qualcosa?” Chiede, sempre con il sorriso sereno.
Poi si china sulla ragazza, le bacia le labbra, che lei protende debolmente, con delicatezza, e le dice:
“Dolce la mia sposa…Ti voglio bene..”
“Anche io” risponde la ragazza, in un soffio precipitoso, già affannata per lo sforzo.
Il cavaliere sembra incerto. Il sorriso sembra vacillare ma poi si.. mantiene.
“…allora ci vogliamo bene” Conclude il cavaliere, un po’ imbarazzato.
“Per sempre..” Risponde la sposa, d’un soffio.
Il cavaliere sembra accorgersi solo allora che l’altra donna ha in mano una scodella e un cucchiaio di legno, e attende.
“Vado” dice, facendo un cenno allegro di saluto, con la mano. La ragazza sul letto ha come un gesto per sollevarsi, ma senza che il gesto abbia effetto, mentre l’affanno sembra aumentare.
La donna con la scodella si avvicina al letto, dopo aver lanciato una occhiata di saluto al cavaliere…
Uscita dalla stanza, il cavaliere tira un sospiro di sollievo. Il sorriso si è dileguato dal suo viso.
Tornato nella stanza dove aveva lasciato l’astuccio con il coltello, da una cassapanca prende alcune cose, che non vediamo, mentre lo vediamo prendere il mantello scuro che indossa quando, in una piccola radura, Giuda lo colpisce.
Il cavaliere guarda verso la finestra, quindi, senza garbo, si toglie la toga. La sua schiena, nuda, è solcata da lunghe cicatrici…

….
E’ quasi notte, quando il Cavaliere, in groppa ad un cavallo e con un secondo cavallo tenuto per la briglia, entra nel piccolo cortile della casa. Ha indosso il mantello scuro ed è bagnato dalla pioggia. Sulla soglia la donna che abbiamo visto porgere il cibo alla ragazza sul letto, sembra torcersi le mani. Ha gli occhi lucidi e guarda il cavaliere di sottecchi.
Questi prima guarda , con fare interrogativo, quindi scende precipitosamente da cavallo e, a grandi passi, attraversando un corridoio e una sala, entra nella stanza dove c’è il letto della ragazza bruna.
Ormai è quasi notte. La stanza è buia. Il cavaliere ha il fiato grosso e la mano che trema, quando avvicina la lucerna al letto.
La ragazza bruna sembra dormire.
Ma non ha più l’affanno
Non ha più nessun affanno.
E’ distesa, leggermente voltata su un lato, ben pettinata. Ha una camiciola bianca indosso, ora, fresca di bucato. Non è più lucida di sudore.
Sembra appena addormentata. Non si muove più.
Al cavaliere cade il mantello.
Alla donna con gli occhi lucidi sfugge come un piccolo grido, quando nota una chiazza rotonda e scarlatta all’altezza del cuore, sulla veste del cavaliere.
Questi fa un cenno improvviso, come a dire: attenta! Non disturbare la mia sposa non svegliarla..
Quindi un gesto vago, come per dire che la macchia sul cuore è una cosa da nulla….
Il cavaliere rimane immobile, con gli occhi fissi sulla ragazza bruna dai grandi occhi scuri, chiusi per sempre.
Rimane là, come stupefatto, quasi sperasse in un respiro improvviso, un gesto…
Dall’ombra della stanza, piano, il pianto soffocato della donna accanto al cavaliere, riempie il silenzio.
“Per sempre!” Sussurra il cavaliere, con un gesto del capo, come se solo in quel momento cogliesse il senso della frase…

Ultima Modifica di Braxton Bragg : 23-07-2017 alle 12:23
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