View Full Version : Cinema
Qui si parla di cinema :smart:
Braxton Bragg
20-07-2005, 22:13
Apocalipse Now:
I Blindati abbattono le fragili case vietnamite, mente gli elicotteri passano a volo radente. Martin Sheen e gli altri soldati camminano curvi, nel villaggio semidistrutto dall'attacco, ancora in corso, della "Cavalleria dell'aria"...
"Non guardate!" Urla Francis ford coppola. " Non guardate in camera! Andate avanti.. ".
Martin Sheen guarda stupefatto il regista del suo film interpretare nel film la parte del regista di una tv che lo riprende, per un telegiornale della sera, mentre lui stesso si trova a recitare la parte del soldato che combatte...
Direi che quella scena pone una domandainteressante : cosa stiamo vedendo veramente, quando guardiamo una qualsiasi scena? Vediamo le cose come sono, direttamente, o abbiamo loro assegnato prima delle "parti in commedia"? Siamo spettatori o siamo una parte dello spettacolo?
:-?
Braxton Bragg
26-07-2005, 22:10
Close up
Un uomo, ripreso in primo piano, racconta una storia: persone senza colpa rischiano di essere imprigionate, forse giustiziate. Per fuggire fingono di essere state catturate e di recarsi nel luogo di reclusione. Il viaggio è assolutamente fantastico e pieno di comicità; i fuggitivi entrano completamente nei ruoli di carcerieri e carcerati. Tra colpi di scena e inganni tutto sembra perduto ma, infine, i protagonisti superano l’ultimo ostacolo e sono finalmente salvi.
"Questa è la storia… più o meno", dice con un lieve imbarazzo l’uomo ripreso in primo piano. Dopo un ora di film non ricordavamo più stesse raccontando.
L’ultima inquadratura si allarga dal volto del narratore; vediamo che questi si trova imprigionato. Il viaggio era assolutamente fantastico: ci era stato detto. La fuga è avvenuta solo nel racconto… Tu fuggi mai nei racconti?
Braxton Bragg
04-08-2005, 18:04
Architettura barocca.
Piovono cannonate. I palazzi crollano con fragore, nella città del settecento, assediata dai Turchi. Per sfuggire all’orrore della guerra, alcuni cittadini si recano a teatro.
Sul palco un vecchietto, in stinte vesti da ufficiale, racconta le gesta del celebre Barone, ovvero di sé medesimo. Vediamo il nobiluomo giovane ed i suoi servitori compiere gesta mirabolanti: correre più veloci delle pallottole, soffiare via intere flotte, rubare il tesoro del Gran Sultano, volare su palle di cannone, sconfiggere da soli un reggimento di giannizzeri piumati, viaggiare fin sulla luna.
Magnifico soldato, il Barone disperde i Turchi assedianti; la città liberata l’accoglie. Nel momento del trionfo un nero sicario gli spara. La giubba insanguinata, tra le braccia dei cittadini affranti, il nobiluomo spira.
Scena toccante; nell’ascoltare, tutti hanno le lacrime agli occhi, nel teatrino scalcinato; non escluso, mentre narra la storia, il celebre Barone.
C’è un film che ti è rimasto nel cuore?
Braxton Bragg
20-08-2005, 19:40
Roaring twentyes. Hollywood. In uno studio cinematografico,
un regista corre da un film all’altro. Arriva sul nuovo set e chiede il numero della scena da girare. Un uomo barbuto in sandali e tunica, molto serio, ed una bella signora dal sorriso assorto aspettano, al centro della scenografia da "Peplum". Appena dato il via il regista subito grida:
"Stop! Stop! Ma che fai? La devi abbracciare.. con passione! Si deve vedere che la desideri.. che la vuoi.. baciare!"
"Ma signore!" protesta l’attore in sandali e tunica "Io sono San Giuseppe!"
"E io la Madonna", Osserva l’attrice.
Il regista, spiazzato, guarda la copertina della sceneggiatura che ha in mano. Non è quella giusta.
"Dovrebbero almeno darmi il tempo di leggerla.." Osserva confuso..
…
E’ mai successo che qualcuno volesse assegnarti un ruolo che non sentivi Tuo? E, viceversa, Ti è mai successo di vedere le cose e trovarle sbagliate? Un po come se ti aspettassi di assistere ad un'altra storia..? :-?
Braxton Bragg
08-09-2005, 18:00
California del sud. Il piccolo aereo da carico romba nel cielo e nella luce, verso il confine col Mexico e la libertà. I rapinatori in fuga si getteranno col paracadute, dopo aver bloccato i comandi dell'aereo.
Così i radar guideranno la polizia verso un aereo ormai vuoto.
Vuoto? L’Agente federale che li ha inseguiti, e che loro hanno catturato, rimarrà sull’aereo. Non c’è paracadute per lui. Il capo dei rapinatori, per sfida, lascia all’Agente la pistola, buttandola in un angolo della carlinga, quindi, buon ultimo, si getta dall’aereo.
L’agente, furibondo, guarda la "sua preda" sfuggire, una volta di più.
Un istante e, al diavolo! Bisogna pur scendere da quest’aereo.
Afferrata la pistola si getta nel vuoto, in caduta libera verso il rapinatore. C’è qualcosa di epico nel gesto dell'inseguitore che non si arrende mai, qualcosa di magnifico, vertiginosamente azzardato.
Nella realtà sarebbe un suicidio.
Nell’istante tra il tuffo del rapinatore e quello dell'Agente, l’aereo si sarebbe spostato orizzontalmente di una cinquantina di metri, nel mondo reale. I due eroi sarebbero scesi lungo differenti verticali.
Cinema: se hai uno stile meraviglioso, puoi raccontare l’impossibile.
Quante scene madri ci vendono per buone, nella vita quotidiana?
:-? BB
Barbatruk
09-09-2005, 00:51
Ah per me i migliori film di sempre rimangono "L'attimo fuggente" e "Forrest Gump" :)
http://marianoxyz.altervista.org/snap059302.jpg
"Avvampando gli angeli caddero;
profondo il tuono riempì le loro rive,
bruciando con i roghi dell'orco."
Non ci sono parole per descriverlo!
Quel fotogramma mi si è stampato in testa e non lo dimenticherò mai.
Bhe Avete capito che film è no? NO!? allora non meritate di saperlo!
uauuhuhauh!!! potrebbe essere un nuovo post "indovina il fotogramma".
|Xanadu|
19-09-2005, 03:11
oggi ho visto i fantastici 4:D molto molto carino, sicuramente una delle migliori trasposizioni cinematografiche dei fumetti Marvel(escludendo ovviamente il Batman di Tim Burton)
Barbatruk
19-09-2005, 08:33
e io dicooooo MADAGASCAR !!! mitici quei pinguini psicopatici :)
Braxton Bragg
19-09-2005, 18:33
"Non ci sono parole per descriverlo!
Quel fotogramma mi si è stampato in testa e non lo dimenticherò mai".
XYZ
Un film, una scena, un fotogramma, prima di diventare pellicola, sono stati un idea raccontata a voce, una sceneggiatura sulla scrivania, uno "story board" appeso al muro.
Il cinema è un’arte collettiva. Sceneggiatori inventano un mondo, costumisti e scenografi lo rendono reale, attori lo rendono vivo, truccatori lo migliorano, il regista gli da un senso.
Ipotesi: le parole per descrivere le cose ci sono; difficile è trovarle.
A me piace l’idea di Xyz,di ritrovare nella memoria, da una sola inquadratura, un intero film.
Non so di quale film si tratta, ma leggerei molto volentieri la descrizione della scena. Sarebbe un bell’esercizio di sceneggiatura, tra l’altro.
Se le sceneggiature incuriosissero qualcuno, consiglierei
http://www.movie-page.com/movie_scripts.htm (http://www.movie-page.com)
oppure
http://www.screentalk.biz (http://www.screentalk.biz/)
:-)
BB
ok allora lo dico è "Blade Runner" guardatelo!
Braxton Bragg
29-09-2005, 20:32
The shoulder of Orion
"Ho visto cose che voi umani…"
Credo che il monologo pronunciato da Rutger Hauer nel sottofinale di "Blade Runner" sia magnifico, anche se non saprei dire perché. L’androide ha vissuto davvero quel che dice? Oppure è solo l’ombra che si avvicina ad allucinarne i ricordi? Davvero rinuncia alla vendetta per puro amore della vita? O per amore della memoria? Per poter raccontare, seppure al suo nemico, lo splendore di ciò che ha vissuto? Parla un androide o il narratore?
"E tutto questo andrà perduto.. come.. lacrime nella pioggia"
Come direbbe Xyz, non esistono parole per descrivere la scena, per quanto semplice. O meglio: le parole, prese dallo Script trovato in rete, sono queste: …..
" EXT.THE SECOND ROOF (LATER)BATTY
I've seen things...
(long pause)
seen things you little people
wouldn't believe... Attack ships
on fire off the shoulder of Orion
bright as magnesium... I rode on
the back decks of a blinker and
watched c-beams glitter in the dark
near the Tanhauser Gate.
(pause)
all those moments... they'll be gone. ".......
Premesso che lo script spesso è differente dal girato, noterei questo: la frase più celebre ( "…come lacrime nella pioggia.. ") non c’è.
Sarebbe curioso scoprire che le parole più toccanti siano nate casualmente, in sala di doppiaggio, per "sposare" la lingua italiana con il labiale di Hauer.
Se qualcuno avesse la versione in lingua originale, potrebbe, per favore chiarire il mio dubbio?
BB
:-)
Braxton Bragg
22-10-2005, 20:21
Sembra di sentire la brezza gentile del tramonto, quando la mano nerboruta accarezza le spighe quasi mature, nella prima inquadratura di "Il Gladiatore". Poi vediamo Massimo Meridio come riscuotersi da un sogno. E’ solo, nella luce dell’alba,in una terra desolata, fredda, grigia.
Non ci sono altre comparse, come se la scena fosse stata un’aggiunta, in coda alle riprese…
Arriva un cavallo al galoppo, dalla foresta. Ha in sella un cavaliere col capo mozzato.
E’ il principio della battaglia, sequenza orrida e grandiosa …
"Se vi troverete soli, a cavalcare per verdi campi, col sole in faccia, non preoccupatevi, perché sarete nei Campi Elisi…, e sarete già morti!…"
"Immaginate dove vorrete essere.. perché così sarà".
E’ parte dell'incitamento di Massimo ai suoi cavalieri; strane frasi da pronunciare prima di una battaglia. Sembra piuttosto un’indicazione su come scrivere un film. O su come.. leggerlo?
Nella prima versione della sceneggiatura tutto questo non c’era. "Il Gladiatore" sarebbe dovuto essere una narrazione lineare, e iniziare con Commodus e Lucilla che dialogano della successione all’impero, nel carro del principe. La fine poi era completamente differente.
Pietro Scalia ha curato il montaggio del film. Ha suggerito lui di porre come prima scena l’inquadratura delle spighe. Un grande regista, come Ridley Scott, ha sposato l’idea.
Alla "fine" della storia scopriamo dove si trovano quelle spighe, e dov’è il "luogo" dove il film inizia.. e non è una cupa foresta della Germania.
Spostando alcuni secondi di "girato", la narrazione da lineare è diventata ciclica, … Dove siamo, allora?
"Immaginate dove vorrete essere… perché così sarà.."
:sospiro:
BB
RiDGe_FoRReSTeR
26-10-2005, 23:50
STANLEY KUBRICK
:smart:
Braxton Bragg
02-11-2005, 22:36
Fenomenologia di un colpo d'accetta.
In genere gli sceneggiatori adottano specifiche strategie per "sequestrare" l’attenzione dello spettatore, dato che lo stato del "Non mi Riguarda" confina pericolosamente col paese del "Chi se ne frega".
La più diffusa strategia consiste nel favorire l’immedesimazione con l’eroe o l’eroina: vincenti, per gratificare; perdenti, per consolare; misteriosi, per incuriosire. Lo spettatore dovrebbe pensare: "Ecco, in un certo senso il film parla di me".
Un regista che abbia favorito l’immedesimazione dello spettatore con un oggetto? La risposta, con sorprendente preveggenza, l’ha data Mr. Ridge Forrester.
Si tratta di Stanley Kubrik.
Ricordate quando Nicholson, in "Shining", sferra colpi d’ascia contro la porta oltre la quale Shelley Duval trema per il terrore?
Scena elementare, ma di una strana efficacia.
La macchina da ripresa, pur sembrando ferma nell’inquadrare Nicholson davanti alla porta, in realtà si sposta lentamente, seguendo l’accetta, quando questi "carica " il colpo.
Quando poi il colpo viene sferrato, la macchina da ripresa si sposta velocemente verso il punto d’impatto e si ferma bruscamente quando il ferro colpisce il legno; l’inquadratura sembra "sbattere" contro la porta.
Il colpo d’accetta e l’inquadratura hanno la stessa dinamica. L’inquadratura è l’accetta.
Ma l’inquadratura è lo sguardo dello spettatore. Allora lo spettatore è l’accetta.
Siamo stati, per un istante, nel cuore della Violenza.
BB
:-)
Braxton Bragg
25-11-2005, 20:26
A)Un uomo che indossa una maschera entra nella sala, con a fianco due splendide ragazze nude, anch'esse mascherate. Il clima è intriso di una assorta morbosità. Vediamo poi il protagonista e, nella successiva inquadratura, una delle ragazze ha una diversa.. acconciatura pubica…
B)"Ho un radar migliore di quello di un sottomarino nucleare" dice il colonnello cieco . Ma i sottomarini necessitano di un buon sonar, non di un radar, ed il militare cieco, fino allora commovente, torna ad essere un attore italoamericano che strabuzza gli occhi.
Il cinema di finzione è fondato sulla "sospensione dell'incredulità. Lo spettatore accorda all’autore la sua temporanea fiducia. Se questa viene tradita il film precipita, talvolta nel ridicolo. Si ha un "Blooper", un errore.
Ho visto tralci di vite bruciare come se fossero imbevuti di cognac, anziché intrisi di linfa, e viti piantate all’ombra dei pini.
Ho visto Jeremy Irons leggere striscioni scritti in inglese dal popolo cileno , in un film ambientato negli anni 50.
Durante una battaglia contro gli Eorlingas, le lance degli orchi si accorciano man mano che i cavalieri alla carica si avvicinano, fino a diventare corte come le spade degli attaccanti, altrimenti la fanteria del signore di Mordor risulterebbero inattaccabile.
Viceversa portare tacchi a spillo nella jungla indiana, visitare l’impossibile sottosuolo di Venezia e trovare in Austria un cartello scritto in inglese che indica Venice e Berlin, è possibile, purché lo stile dichiari che si stanno citando i film della RKO ed i fumetti degli anni trenta, come Spielberg insegna.
Come un'acuta spettatrice ha notato, si dovrebbe poter guardare un film come se si stesse li, in un angolino di quella realtà, ad osservare quello che succede.
Un autore di film dovrebbe scrivere storie su cose che conosce meglio di quanto le conoscano i suoi spettatori, oppure essere abbastanza paziente da re inventare un intero universo..
Esercizio di memoria: quali sono i titoli dei sette film citati come esempio?
:-)
BB
PS: per chi fosse incuriosito dagli "errori" nei film suggerirei www.bloopers.it (http://www.bloopers.it)
Ho visto "La sposa cadavere" e devo dire che è bellissimo.
Di una dolcezza assurda e molto ben fatto, sia per le immagini che per i dialoghi.
Vedetelo :D
Braxton Bragg
24-12-2005, 12:23
Descritta a parole sembra la storia piu’ banale del mondo, per la quale nessun produttore rischierebbe un euro. Ci sono troppi luoghi comuni. Cè il ricco ingobbito, accigliato e con le mani adunche...
C’è il giusto, che cammina a testa alta, e c’è il "Deus ex machina", aborrito nei testi sul cinema…
La trama, conosciuta da tutti, è questa:
Un giovanotto, impersonato da James Steward, a causa di un errore casuale di un suo collaboratore, arriva sull’orlo della bancarotta; i risparmi di tanta povera gente che ha avuto fiducia in lui andranno perduti, apparentemente per sua colpa.. Disperato pensa al suicidio.
E’ già sul ponte a guardare l’acqua limacciosa dove gettarsi quando un tale, che dice di essere il suo angelo custode, lo porta a dare uno sguardo in una specie di mondo parallelo, il mondo come diventerebbe se lui si arrendesse, se rinunciasse a ..tentare di migliorare le cose.
Ed è un mondo orribile…
(Non so se esistano gli angeli; conosco tuttavia il nome di un angelo di seconda classe: Frank Capra, mi pare).
Il giovanotto, una volta visto quanto peggio potrebbero andare le cose, rinuncia a gettarsi dal ponte e ritorna a casa, verso la sua famiglia.. e quella è una scena tra le piu’ belle del cinema.. Chi non la ricorda?
James Steward corre verso casa, dopo aver visto il nulla vasto e nero. Comincia a nevicare; è la vigilia di Natale, proprio come nel giorno in cui queste parole vengono scritte, ed a tutti quelli che incontra grida il suo "Buon Natale!", con gli occhi lucenti di chi è appena rinato, di chi ha finalmente capito quanta felicità si nascondesse nelle cose vicine e minute..
"Buon Natale!"
Augura a tutti, e tutti gli gridano dietro "Buon Natale!".
A casa ritrova la moglie ed i figli, e non sapeva ancora quanta felicità potesse contenere una piccola e semplice stanza..
Ma la storia non finisce qui…
Mi auguro e spero che a ciascuno, che abbia o meno visto il film, venga in mente il titolo, e si sorprenda a sorridere ed a pensare che
"La vita è meravigliosa"
:-)
BB
Per me i migliori film sono Forrest Gump e la Signora delle Camelie :-)
Bene!! Il cinema e anche la televisione ci offrono insieme al contenuto artistico che lascia spesso a desidarare, anche molti consigli per acquisti che da qualche anno, con la loro immediatezza e struttura con qui vengono curati, sono giudicati da molti con lo stesso criterio con qui si valutano i film. Infatti secondo il mio personale parere quest' anno la pubblicità di un famoso servizio telefonico a pagamento 8** 8** rappresenta molto bene la nostra realtà quotidiana, ma la nostra non è la sola societa che utilizza dei format come i due ballerini che che interagiscono con persone e ambienti tra problemi gia risolti e molto spesso prevedibili.
ebbene sì !! ce ne sono delle altre.
guarda il filmato : 782k (http://shogun.shafted.com.au/temp/Cog_Missing.wmv)
:D
http://d21c.com/AnnesPlace/Xmas3/Nativity.gif
buon matale & anno nuovo !!!
SMU@K!!
Braxton Bragg
25-02-2006, 19:41
Una dectetive principiante. Un investigatore esperto. Un sadico serial killer, con una prigioniera, nella propria casa. Le tre vicende si incalzano sullo schermo. E’ un esempio di "Montaggio alternato": l’inseguirsi delle trame impedisce che l’attenzione dello spettatore cali, mentre la rapidità delle immagini mantiene la curiosità accesa. E’ la magia di qualcosa che, di per se, non esiste: il ritmo.
La dectetive? Vulnerabile. L’investigatore? Implacabile. Il serial killer? Infernale. Non sappiamo come andrà la vicenda ma, se il killer e l’investigatore sono certamente dei cacciatori, allora la dectetive sarebbe la preda ideale..
L’investigatore telefona alla dectetive: il covo del serial killer è stato individuato. I suoi uomini stanno per irrompere. La dectetive, si rilassa; raccoglierà solo testimonianze di contorno. Il serial killer, nella propria casa, controlla una grossa pistola. Il meccanismo è in moto.
Una squadra d’assalto è pronta a irrompere dal retro; un agente sotto travestimento suona alla porta della casa. Il killer sente suonare il campanello e, presa una pistola, va ad aprire. La trappola è scattata.
Chi ha visto "Il silenzio degli innocenti" sa che, all’apertura della porta, lo spettatore scopre di avere visto coi propri occhi, sino ad allora, una vicenda che esisteva solo nella sua mente, non nel film.
Vediamo quello che crediamo di dover vedere, secondo schemi mentali precostituiti. Quanti campanelli possono squillare, nello stesso istante, in luoghi diversi e lontani? E’ bastato mettere una cosa dopo l’altra rapidamente, e gli automatismi cognitivi hanno fatto il resto. Il meccanismo è scattato, ma non sul serial killer. La trappola era il ritmo, l’esca la curiosità.
La vera preda era lo spettatore.
LA ALI DELLA LIBERTA
il piu bel film mai visto.... intriga appassiona fiato sospeso, impegno, ...c'è di tutto!!!! coplimentissimi al regista, lo scrittore e gli interpeti davvero unici.....
la frase finale.... mitica!...
SPERO......
Apocalipse Now:
I Blindati abbattono le fragili case vietnamite, mente gli elicotteri passano a volo radente. Martin Sheen e gli altri soldati camminano curvi, nel villaggio semidistrutto dall'attacco, ancora in corso, della "Cavalleria dell'aria"...
"Non guardate!" Urla Francis ford coppola. " Non guardate in camera! Andate avanti.. ".
Martin Sheen guarda stupefatto il regista del suo film interpretare nel film la parte del regista di una tv che lo riprende, per un telegiornale della sera, mentre lui stesso si trova a recitare la parte del soldato che combatte...
Direi che quella scena pone una domandainteressante : cosa stiamo vedendo veramente, quando guardiamo una qualsiasi scena? Vediamo le cose come sono, direttamente, o abbiamo loro assegnato prima delle "parti in commedia"? Siamo spettatori o siamo una parte dello spettacolo?
:-?
Semplicemente stupendo!!!
E il sottofondo iniziale..... This is the end dei Doors, mentre da lontano si avvicinano gli elicotteri.... stupendo...
Ma molto, molto crudo... io sono riuscita a vederlo una seconda volta a distanza di un anno e ho il dvd
Braxton Bragg
07-06-2006, 23:10
Ami Archer ( Jennifer Jason Leigh) pensa che Norville Barnes (Tim Robbins), il "cervello da un milione di dollari", sia in realtà un ingenuo che qualcuno adopera per fini oscuri.
Norville invece è sicuro di poter dimostrare il proprio talento.
Lui ha inventato l’Hoola Hop e sa, sente, che il cerchio di plastica da far ruotare coi fianchi, quando sarà messo in produzione, diventerà il giocattolo più venduto della storia. Semplice e geniale, l’ha progettato proprio lui, e ne và orgoglioso.
"Ti sembra uno stupido chi ha progettato.. questo?" chiede Norville, mostrandole il disegno dell'Hoola Hop, visto di fronte e di lato.
Ami guarda il foglio e vede solo una circonferenza ed un segmento. Guarda in viso Norville, certa ormai che si tratti di un povero ragazzo… Norville si rende conto che Ami non ha capito e specifica:
"Sai.. è per i bambini"
Una circonferenza. Un segmento. Per i bambini. Si… Ami annuisce, paziente e sconsolata.
Piccola lezione sull’anatomia dell'equivoco, sul valore dei segni; estratti da un contesto, perdono il senso originario e, collocati in un altro, assumono un altro significato, nuovo ed arbitrario.
Le cose della comunicazione stanno per metà in chi le invia e per metà in chi le riceve. Il più delle volte viene dato un particolare ed il gioco consiste nel costruirgli il quadro giusto intorno. Ammesso che ci sia una interpretazione preferenziale…
The Hudsuker Proxy . (Mr Hoola Hoop).
Ethan & Joel Cohen
Dolcenera
07-06-2006, 23:27
Natural Born Killers - Assassini Nati
Braxton Bragg
24-06-2006, 12:53
Nella limousine il clima è pesante, col ragazzo sporco di rossetto e la ragazza esasperata, il trucco sfatto ed i vestiti arruffati.
Il regista di porno Jack Horner (Burt Reynolds) , aveva un’idea; andare in giro nella macchina del produttore, raccattare un giovanotto per le strade della città e filmarne l’incontro con la splendida Rollergirl (Eather Graham).
Non saranno dei veri film, dice Jack guardando "in camera" ma dei video.
Siamo in California, nei primi anni ’80 e il videotape è l’assoluta novità. Seguendo la legge dei costi di produzione minori, Jack cerca in realtà di eliminare l’attore principale, la troupe, il costo della pellicola; di li a poco le sale porno sarebbero scomparse, sbranate dai videoregistratori, così come la televisione avrebbe sbranato il cinema.
Il tipo trovato per strada è volenteroso ma spontaneo e a disagio, frastornato dall’attrice, che ovviamente, cerca di recitare. Lui è una persona e lei un personaggio: non abitano nello stesso universo narrativo. Così la videocamera finisce per inquadrare sempre la schiena del giovanotto. Horner prova a dare indicazioni di regia: mettiti così, fai così… Non sembra un porno ma una zuffa. Il tentativo naufraga in una rissa.
Le scene ben fatte, come un classico, spiegano anche cose di cui non parlano direttamente.
La scena precedente ad esempio, descrive il "Reality show" e la sua falsità. Filmare la realtà non genera spettacolo, se non per caso. Applicare una regia alle scene significa rinunciare alla realtà. Nei "veri" film tutto si svolge in funzione della camera da ripresa, ed esiste una grammatica da applicare, perché la presenza della camera svanisca, in modo che chi osserva si senta "fuori" dalla realtà filmica, sia uno "spettatore", e non un guardone.
Anche il Reality Show nasce dalla ricerca dei minori costi di produzione, ma l’idea che basti una videocamera sembra essere smentita da "case" costruite apposta come dei set, intorno a decine di punti di ripresa.
Uno show, insomma, dove "Reality" indica solo l’appartenenza ad un "genere".
"Boogie Nights". Paul T. Anderson.
Braxton Bragg
10-12-2006, 23:16
Nel Palazzo delle illusioni
Tra il cinema e la verità, che rapporto può esistere? Tra il palazzo delle finzioni e l’ingrediente fondamentale di ogni discorso, di ogni rappresentazione, che unione è possibile? Tra uno spettacolo che sembra nato per non dover guardare la verità e quest’ultima, che rapporto è possibile? Non sappiamo definirla, la verità , ma sappiamo riconoscerne il sapore. Nel cinema servono 32 porcellini per girare la storia del maialino Babe, coraggioso si, ma in perenne crescita, e serve un ora di trucco per trasformare una ragazza sudata, arrivata in Taxi, nel sogno di una generazione, e mentre Humprey Bogart recita l’indimenticabile finale di "Casablanca", un panchetto sotto i suoi piedi gli permette di guardare la statuaria Ingrid Bergman negli occhi senza sollevare lo sguardo. L’attore in canottiera che rovescia per la quarta volta l’attrice sul tavolo infarinato, perché tutto risulti spontaneo, e l’inquadratura della coscia di lei sia carnale ma non volgare, oppure Asia Argento che ripete infinite volte la sua battuta a Moretti, Kate Winslet che avverte della possibilità che, trovandosi Lei "in quei giorni", ed in quell’acqua, forse si finirà per girare "Lo Squalo" anziché "Titanic", e scherza con "quello scoreggione di Leo", quella giornata di lavoro di centinaia di persone necessaria perché tre minuti tre, recitati da due attori, possano finire nel film, che rapporto hanno con la verità?
Lo sappiamo che tutto è finto. Eppure, se i portelli tra i quali fugge, nel sommergibile, il papà del pesciolino Nemo, hanno le ombre ed i riflessi corretti, "veri" insomma, la scena prende tutto un altro spessore…
(1 di 3)
Braxton Bragg
11-12-2006, 19:50
La casa della vita
Si puo’ ricorrere ad un esempio, a un modo non invasivo di suggerire una verità, un modo non "dittatoriale" per lasciar scoprire allo spettatore il gusto di ciò che è vero nel cinema.
L’esempio si può trarre da "Fellini otto e mezzo", dalla scena in cui Guido, il regista quarantenne, torna nella grande casa, come dopo una giornata di lavoro, e viene attorniato dalle donne della sua vita. La moglie, l’amante, le ragazze che ha conosciuto fino ad allora, si affollano intorno a lui. La scena è chiaramente onirica, perché gente di tempi e luoghi differenti compare nello stesso momento e nello stesso luogo. Ad un certo punto ci si deve mettere a cena, "e quindi" alcune delle donne debbono andare "al piano di sopra", salire quelle scale. Cosa ci sia lassù non si sa; forse un "dimenticatoio"; ma una ballerina dalle floride cosce, conosciuta (forse) a vent’anni, si ribella. Perché devo andare proprio io? Io sono bella! Io sono giovane! Tu mi hai voluto bene! Perché non mi vuoi più? Perché mi butti come una scarpa vecchia, in soffitta? Scoppia un pandemonio.
Perché alcune debbono essere dimenticate, lasciate? Non è crudele Guido a fare così? Il regista si trasforma, non si sa come, in un gaucho. A torso nudo, con una lunga frusta, rimette le cose a posto. La ballerina dalle cosce polpose , un po mesta, va al piano di sopra, mentre la moglie e l’amante rimangono con Guido.
Cosa diavolo c’è di vero in una scena onirica che ha del burlesco e del grottesco in sé?
(2 di 3)
Braxton Bragg
11-12-2006, 19:53
Al piano di sopra. (3 di 3)
La scena si può interpretare in molti modi; come la critica ad una mentalità maschile, ad esempio; come un sogno del protagonista… Ma quando allo spettatore capiti di doversi separare da un ricordo caro, una "verità" contenuta nella scena emergerà alla luce, come un diamante dal terriccio della miniera.
Nella scena Felliniana è contenuto con encomiabile esattezza il meccanismo della dimenticanza, un meccanismo che ciascuno, presto a tardi, sperimenta. Ogni persona ricorderà che il primo grande amore, il tale compagno di scuola, il tale oggetto cui tenevamo tanto, (o magari la ballerina procace che abbiamo solo potuto desiderare), ciò che tanto era importante allora, è quasi scomparso dalla memoria. Scopriamo di aver gettato via un pezzo della vita. La ballerina è il ricordo al quale non vorremmo rinunciare ma che, per le leggi che governano la memoria, dovrà finire nel dimenticatoio. Il meccanismo della dimenticanza è stato smontato, messo in scena, e rimontato nella metafora della casa. Quando ritroviamo in noi lo stesso meccanismo, e scopriamo che i pezzi combaciano perfettamente, magari senza sapere come, ritroviamo nel film la verità che, nascosta in noi, qualcuno doveva solo indicare. Perché la verità fosse nel film, prima doveva essere in noi.
Il motivo per il quale venga inventata la vasta metafora per indicare qualcosa di cosi’ semplice sta nelle implicazioni della dimenticanza. Se lo spettatore vuole trovare la verità in se stesso, bene. Altrimenti… pazienza.
La ballerina, così fresca e carnale, ormai è solo un ricordo nella mente del regista . E Guido, il regista descritto da Fellini, nel film, ed il film stesso, sono solo ricordi, nella mente dello spettatore. Queste stesse parole sono già un ricordo, limitato e decrescente, nella memoria a breve termine di chi legge…
Ci sarebbe un altro passo da compire nel ragionamento; quel passo porterebbe ciascuno a considerare cosa succede davvero a salire quelle scale che, nel film, portano "al piano di sopra".
Credo che Fellini, regista affettuoso e gentile, abbia lasciato quel compito, quel passo successivo e doloroso, alla scelta ed alla sensibilità dello spettatore.
Tar4nTuLa
15-12-2006, 21:13
A me ultimamente è rimasto impresso Crash - Contatto Fisico...
Gli ultimi minuti poi...sono un pugno nello stomaco...racconta di uno spaccato di vita americana con intrecci, storie di razzismo...consigliato davvero...
PEr quanto riguarda gli attori...uno su tutti Al Pacino...
Il suo monologo che mi è rimasto più impresso è il discorso finale alla squadra di football in ANY GIVEN SUNDAY - Ogni maledetta domenica...film capolavoro di Oliver Stone nel mondo, appunto, del football....
Snow_Fairy
01-02-2007, 14:03
The Spirit (walt disney) o Il gladiatore ce li vogliamo mettere tra i capolavori o no?!?! Stupendi. :D
Io al cinema ultimamente ho visto "Manuale d'amore II" (innamoramento, crisi, tradimento e abbandono queste sono le storie che trattano) veramente carino, ve lo consiglio
[BlAcK-MaG|c]
14-02-2007, 11:53
Adoro il cinema, appuntamento per me settimanale come una specie di droga.
Film prediletti :
C'era una volta in America
Il Gladiatore
Nuovo Cinema Paradiso
Assolutamente tutti i film d'amore tipo sweet november e scelta d'amore ma non disdegno lo splatter soprattutto se mentre lo guardo mi metto un cuscino in faccia per la paura :proud:
Braxton Bragg
15-05-2007, 18:38
...L'anziana zia di Peter Parker è ricoverata in ospedale. Il nemico di Spiderman le ha appena distrutto la casa. Ora la Signora è distesa sul letto, con le coperte ben rimboccate sotto le ascelle. L'inquadratura passa sul volto di Peter, preoccupato; ha appena dedotto che l'avversario conosce la sua vera identità. L'inquadratura torna sulla Zia, ora agitata; ma adesso la coperta è abbassata, e l'anziana Signora ha un capezzolo scoperto, che occhieggia, carminio, sulla camicia da notte bianca.
L'attrice dovrebbe essere settantenne; il film certamente non ha nulla di ammiccante. Esistono delle parti del corpo tradizionalmente tabù nel cinema e in post produzione si possono eliminare eventuali errori nell'inquadratura. Mi chiedo:che senso puo' avere una scena simile?
Detesto non capire cosa sto vedendo.
Braxton Bragg
19-06-2007, 13:35
Una giornata piena di luce. Davanti ai bastioni di Ilio.
Agamennone arriva sul suo carro da guerra , circondato dagli Achei in armi. Coperto di bronzo e di arroganza, inveisce contro Ettore e la sua gente. Al suo fianco c’è l’ auriga, l’uomo che dovrebbe condurre il carro in battaglia, mentre il guerriero scaglia le armi da getto: frecce o giavellotti, in genere.
Agamennone tiene con le mani, saldamente, il bordo del carro, mentre parla.
Il carro è arrivato sul campo con i cavalli tenuti per la briglia da un palafreniere, che, a piedi, li conduce; nella stessa maniera andrà via.
La scena dice che né Agamennone, colui che dovrebbe guidare gli Achei, né il suo auriga, sanno guidare un carro da guerra e, anzi, Agamennone ha paura di perdere l’equilibrio.
Un grande re condotto sul carretto, come i bambini al parco? Un eroe che ha paura di cadere? Ecco come rovinare, per incuria e ignoranza, un film, distruggendone l'epica.
“Troy”, di Wolfgang Petersen.
(Agamennone è interpretato dal quasi sessantenne Brian Cox)
Braxton Bragg
06-09-2007, 21:18
Onde gigantesche, verdi come lo smeraldo. Un vento sferzante. La goletta è inseguita da un grande e nero vascello da guerra. I due scafi volano o arrancano, sulle creste spumose o nel ventre cupo delle onde, come su montagne russe.
Le vele tese nel vento. Il timoniere della goletta urla comandi contraddittori.
Una virata a babordo, poi a tribordo. Il capitano della nave da guerra invece è freddo, deciso. La distanza tra i due vascelli è sempre minore. Poi la goletta prende una rotta verso terra. Dritti su una secca. Impazziti? La secca è la davanti. Subito appresso l’inseguitore implacabile…
La goletta sovrapassa la secca al colmo di un’onda.
La nave da guerra arriva invece alla secca in un ventre d’onda.
La chiglia del grande vascello impatta sulla sabbia della secca.
Dal pieno slancio all’immobilità, in un istante.
La nave si blocca e gli alberi, tesi dalle vele, si spezzano all’unisono, rovinando sulla tolda o finiscono in mare. Cannoni volano fuori bordo. Il sartiame spazza la tolda con la sua frustata..
La goletta già vira di bordo. Il timoniere sapeva quel che faceva: calcolava tutto..
Il suo vascello vola leggero sulle onde. L’inseguitore, con tutti i suoi cannoni, è incagliato e disalberato.
La preda che si rivela un’esca, l’incapacità che si rivela essere furbizia, l’assurdità che si dimostra essere un preciso calcolo. Il cacciatore che diventa la preda….
Ecco: il meccanismo più frequente nelle scene madri è tutto qui: una rotta di cui non si può dubitare e, all’ultimo istante, una stretta virata nell’imprevedibile, che proietti lo spettatore nella spuma inaspettata della meraviglia….
Braxton Bragg
21-09-2007, 09:46
Il cielo è colmo di luce. La zattera oscilla appena, sul mare piatto. Tra le poche cose che il naufrago ha con se c’è il pallone da volley . Nella solitudine, il pallone è diventato il volto di un amico, la presenza di qualcuno, qualcosa per non impazzire, per non sentirsi del tutto perduti, buttati via come rifiuti, tra le cose della vita.
Un colpo di vento fa cadere il pallone in mare; il naufrago cerca di recuperarlo, ma il vento lo allontana. Riluttante, l’uomo si getta in acqua ma il pallone, leggero, si allontana ancora, diventa sempre più piccolo. L’uomo nuota male, con la testa fuori dall’acqua, per vedere la palla. Annaspa. Vede la zattera dietro di se; è mediocre e patetica, ma rischia di perdere anche quella. Davanti vede la sua unica consolazione allontanarsi verso l’orizzonte. Si scusa con il suo amico immaginario, gli chiede perdono. Deve abbandonarlo e restare sulla zattera che lo terrà a galla, forse.
Piange, nel vedere suo unico affetto perdersi nell’azzurro infinito.
In altri film la scena dell’abbandono, della perdita, viene trattata diversamente. In genere è più esplicita e meno sottile. Magari c’è un gruppo di persone in abiti scuri che assiste ad un funerale, sotto un cielo grigio. Di fronte a questo tipo di scena lo spettatore si difende dal dolore frapponendo, tra se e gli aculei della tristezza, la corazza torpida dell’abitudine, l’aver già visto quella scena.
La descrizione dello stesso meccanismo psicologico e insieme narrativo, stavolta tradotta in immagini solari, viene travasata nello sguardo dello spettatore in maniera… poetica.
La zattera è la vita, ciò che, magari mediocre, ci tiene a galla. Il pallone è quanto abbiamo di caro, che non vorremmo abbandonare. Siamo tentati dal seguirlo, dal perderci con lui, quando cade dalla zattera, quando esce dalla vita.
Ma dobbiamo scegliere tra la superficie delle cose e l’abisso del nulla , tra seguire l’affetto o la nostra stessa vita.
Il naufrago piange. Chiede perdono per non aver potuto salvare nulla, mentre quanto aveva di più caro va perdendosi come un ricordo, nella vastità luminosa dello spazio e del tempo.
“Cast away”. Bob Zameckis
Braxton Bragg
18-02-2008, 19:03
"Sedete, Mr Boxley "
Dice Monroe Stahr, il famoso produttore, seduto alla scrivania. Il regista siede. Scuote il capo, sconsolato.
"..Non và.. è una perdita di tempo.. una perdita di tempo.." ripete.
"Perché?". Chiede il produttore.
"Mi avete dato due che.. non sanno scrivere…E rovinano tutto quello che scrivo…" Risponde Boxley.
"E perché non lo scrivete voi stesso?"
"L’ho fatto. Ve ne ho mandato qualcosa… Venivo proprio per parlarne… Perderemo il pubblico…" Osserva il regista.
"Dite?". Chiede Stahr.
"…Mm… hmm Si. Non credo che… abbiate letto il film…l’uomo.."
spiega Boxley, aiutandosi con dei gesti, "l’uomo sta duellando… poi ha luogo la conversazione e… e alla fine uno dei due cade in un pozzo.. e lo tirano su.. con una specie di benna…"
Stahr chiede: "Scrivereste questo in un vostro libro?"
"…Certo che no. E’ una situazione assurda…" osserva Boxley.
Il produttore sembra riflettere, poi dice:
"Lasciate che vi domandi: andate mai al cinema?"
"Raramente". Ammette il regista.
"Forse perché stanno sempre a.. duellare ed a cadere nei pozzi?" propone Stahr.
"…E dicono un sacco di scemenze!" Aggiunge Boxley.
"Sentite…" Chiede il produttore "..nel vostro ufficio avete una di quelle stufe che si accendono con un fiammifero?
"Credo di si…" dice il regista.
"…Immaginate di essere nel vostro ufficio.. " dice il Stahr "avete fatto duelli tutto il giorno.. Ecco.. questo siete voi.. Entra una ragazza.
Non vi nota. Si toglie i guanti…"
Il produttore mima l’atto di levarsi i guanti, con gesti di ragazza..
"Apre la borsetta. La svuota sul tavolo. Ecco.. voi siete qui.. la vedete…
Ora: ha due monete da dieci centesimi, una bustina di fiammiferi e un nickelino…"
"Lascia il nickelino sul tavolo e rimette in borsa le monete da dieci.
Prende i guanti.. sono neri.." sottolinea Stahr
"li getta nella stufa.. accende un fiammifero.. All’improvviso..
il telefono suona. La ragazza solleva la cornetta. Ascolta. Dice:
"Mai avuto guanti neri in vita mia!". Mette giù il telefono…
Torna alla stufa; accende un altro fiammifero.
Ora vi nota… C’era un altro uomo nella stanza!… Ed ha visto tutto quello che la ragazza ha fatto…. "
Il produttore lascia la frase sospesa….
"E poi? " Domanda il regista, come se stesse vedendo le immagini.
"Poi, che succede?"
"Non lo so" Risponde Stahr " Era solo un film… "
Dopo un istante Boxley domanda: "A che serviva il nickelino ?"
Il produttore si volta verso la segretaria che ha assistito alla scena, e chiede:
" Jane? A che serviva il nickelino?"
"Gli ultimi fuochi" ( "The last Tycoon"). Elia Kazan.
Braxton Bragg
26-02-2008, 17:40
La mattina è luminosa, e fredda.
Il giovanotto bruno col neo sulla guancia avvicina il capo alla vetrina.
Con la mano si fa schermo dai riflessi, per guardare dentro il locale.
Indossa un cappotto di buon taglio, un cappello di feltro inappuntabile, ma qualcosa non è in ordine in lui, come se arrivasse da una notte difficile.
Il locale è chiuso. Oltre le vetrine non si scorge anima viva.
Il giovanotto oltrepassa l’angolo dell'isolato. Passa nel vicolo. Entra da una porta laterale. Dentro lo stabile, si guarda intorno, muovendosi con grande circospezione.
Si avvicina ad un montacarichi. Preme il pulsante di chiamata.
Lentamente, cigolando, la piattaforma aperta del montacarichi discende verso di lui.
All’ultimo piano, l’uomo col cappello "Borsalino" calato sugli occhi, solleva lo sguardo. Ha sentito un rumore.
Impugna una pistola automatica; tiene il dito sul grilletto. Socchiude la porta.
Dallo spiraglio, guarda fuori dalla stanza, verso il vano da cui si accede al montacarichi.
Con la porta dischiusa il rumore non è piu’ attutito. E' un ronzio: il motore elettrico di sollevamento si è avviato.
Nel vano verticale del montacarichi a vista, a una decina di metri da lui,i cavi di comando della piattaforma si snodano, con uno snervante cigolio.
Si sentono solo i rumori di quella specie di ascensore.
La piattaforma è discesa. Si è fermata. Il motore riprende a ronzare. I cavi si muovono di nuovo.
L’uomo col "Borsalino" si volta. Fa alcuni passi. Afferra e trascina verso la porta, senza sforzo apparente, un uomo legato, sporco di sangue, che giace sul pavimento.
Lo lascia cadere, quasi come un sacco di patate, ma senza far rumore, a portata di tiro.
Il montacarichi ora risale, cigolando, dal pian terreno.
L’uomo col cappello sugli occhi torna nello spiraglio della porta. Aspetta paziente che "l’altro" entri nel suo campo di tiro.
L’attesa sembra distillare il tempo, dilatare gli istanti, in una circoscritta eternità…
Braxton Bragg
28-02-2008, 19:29
Pistola in mano, l’uomo col "Borsalino" guarda, attento, verso il vano del montacarichi
La piattaforma sta per affacciarsi al piano….
Uno sparo risuona.
Il cappello dell’uomo si sfonda dall’interno e un fiotto rossastro schizza fuori dallo strappo, all’altezza dell’occipite.
Da sotto le falde del "Borsalino", sangue scuro cola sulle tempie e sul viso dell’uomo, in larghi e densi rivoli, mentre lo sguardo dell'uomo diventa vacuo.
Il corpo del killer si affloscia, crolla, mostrando, tre passi dietro di lui, una persona giunta silenziosamente alle sue spalle, nella stanza.
E’ il giovanotto bruno col neo sulla guancia; ha il braccio teso, la pistola fumante in pugno.
L’uomo che ha sparato controlla con circospezione, la pistola levata, che il killer fosse solo.
L’uomo robusto gettato sul pavimento della stanza con le mani legate dietro la schiena, ha osservato la scena in silenzio. Ha il volto livido, gonfio per le percosse, coperto di sangue.
-Slegami…
dice con difficoltà, le labbra tumefatte, rivolto al nuovo venuto
-No.. stai così..
Risponde, quasi con dolcezza, l’uomo che ha sparato. Soggiunge:
-Così ne resti fuori. Voglio che pensino che sono stato io…
L’uomo bruno, come se non dovesse perdere un solo istante, mette via l’arma e fa per allontanarsi.
-Dove vai?
Domanda, apprensivo, l’uomo insanguinato.
-Vado a prendere Eve….
-Non andarci!
Esclama l’uomo disteso per terra.
L’uomo con la pistola batte le palpebre.
Si china verso l'uomo a terra, come per leggerne i pensieri.
Con calma, dopo un istante, quasi sottovoce domanda:
-Perché?… Perchè non dovrei andarci?
-Perché ci sono già stati.. loro…
Replica l’uomo legato.
Qualcosa si spegne nello sguardo dell’uomo che ha sparato.
La fretta sembra inutile, adesso.
Prende delle chiavi, appese entro la cassa di una pendola.
Con sollecitudine, l’uomo insanguinato, da terra domanda:
-Ti serve qualcosa…? Denaro?
Guardando le chiavi che ha in mano, l’altro risponde:
-Ora ne ho fin troppo…
"C'era una volta in America".
Sergio Leone.
Prima e dopo di questa, altre due scene magnifiche....
Braxton Bragg
11-05-2008, 08:57
L’uomo calza il trasduttore di esperienze virtuali sulla propria testa. Introduce il dischetto nel piccolo riproduttore di realtà. Chiude gli occhi.
Immagini sfocate si affacciano alla sua mente.
Armeggia sui comandi del riproduttore. Ora le sensazioni arrivano fluide, in soggettiva; come se le cose accadessero realmente, in quell’istante….
Una giornata calda e luminosa. Intorno é pieno di gente che si diverte, all’aperto.
La ragazza sorride, radiosa, mentre si avvicina pattinando; è poco più che adolescente.
Volteggia elegante sui pattini. Indossa una maglietta attillata e uno striminzito slip nero.
Calze alte e chiare le arrivano mezza spanna sopra le ginocchia…
L’uomo sorride, ad occhi chiusi. Armeggia col riproduttore. Manda avanti la registrazione degli eventi…
Ora sono rientrati a casa.
Lui si toglie le scarpe, su una stretta scala. Lei ha levato calze e pattini. Scalza ed agile, gli passa accanto sulla scala. Lui la segue.
Nella stanza, lei si sfila la maglietta.
Snella, ha il seno alto e fermo, come un frutto acerbo.
Sorride, allegra, mentre si avvicina ad un lavandino e si spruzza dell’acqua sul corpo. Lui le porge un asciugamano. Si guardano nello specchio, mentre lui le copre i seni con le mani.
L’uomo riflesso nello specchio, e quello che usa il riproduttore di realtà, hanno lo stesso viso.
Ora lei si fa molto vicina; fa un gesto con le mani verso il basso. Lo slip nero vola via. Sembra che gli occhi luminosi di Lei illanguidiscano, diventino più grandi e umidi.
La ragazza si distende. Le labbra, sorridenti, sono come un frutto carnoso; e lui, ora, incombe su di lei…
Un uomo guarda le cose che ha vissuto, come se fossero uno spettacolo raro.
Credo che la scena risponda al quesito: quanto sono preziosi i nostri ricordi?
"Strange Days". Regista: Katherine Bigelow; sceneggiatura di James Cameron.
Braxton Bragg
19-05-2008, 20:12
Roma. Estate. Caldo. Sudore.
Il giovanotto è indaffarato quando la giovane turista bruna lo avvicina.
Forse perché è molto bella e parla con un delizioso accento iberico, forse perché lui è timido e pensava a Ladispoli, forse perché il sole picchia, ma quando lei dice:
"Una pregunta: por favor, donde hestà el Hotello de la Juventus?"
Lui non pensa all’ostello della gioventù, ma sbalordito domanda:
"L’Otello!?!"
(E, chissà, nella sua mente già si affollano le immagini; navi da battaglia in fiamme, naturalmente, sprofondare nelle acque di Cipro, e un capitano nero come la notte alzare il grido di battaglia della Serenissima, scagliando i suoi fanti veneti contro le fila di lance e turbanti, e sugli spalti di Famagosta, il bronzo rovente dei cannoni rosseggiare nel buio, e quel lucore trasformarsi nel riflesso di candele, in un teatro elisabettiano, ed un attore con il volto annerito e le vesti secentesche scandire versi in una lingua rauca e barbara, antica e spigolosa, forse un inglese ancora sassone, e ancora le candele trasformarsi nei lumi a gas di un teatro ottocentesco, ed un soprano mostrare il collo pallido e palpitante, mentre il baritono lancia infidi sguardi melodrammatici in platea..)
"Si!" Risponde la ragazza, lieta che lui comprenda così prontamente.
..."Della Juventus?"
Domanda Lui, per conferma, ancora più sconcertato.
(E giovanotti atletici, in maglia bianca e nera, corrono in immagini stinte, anche loro in bianco e nero, con sudamericani sfrontati, rapidi e felini, gallesi con larghe spalle, e coppe alzate al cielo in notti europee, e ricchi industriali che parlano di calcio con giornalisti deferenti…)
"Si!"
Risponde ancora la ragazza, contenta che lui abbia proprio capito tutto.
Ma il giovanotto sta cercando di far collimare l’idea di un condottiero moro e geloso con la formazione dell'ultimo scudetto… di conciliare i disegni di Jago con gli schemi di Trapattoni, paragonare la scrittura di Shakespeare con la gazzetta dello sport, le arie di Giuseppe Verdi con le azioni di Paolo Rossi, ed il compito lo soverchia…
Davanti a quel mistero, ormai arreso domanda:
"…In che senso…?"
-Micro trattato sul rapporto tra il senso delle cose ed il contesto in cui si presentano, nel cinema di Carlo verdone-
Braxton Bragg
31-05-2008, 12:27
Non tutti sanno che, come recita il testo di una trasmissione televisiva sul cinema, incentrata sugli effetti speciali,
"Carlo Rambaldi è il padre di ET".
E di King Kong, aggiungerei.
Occorre riconoscere che Carlo Rambaldi abbia dimostrato un coraggio non comune, tenuto conto dell'aspetto che ci si attende abbia la madre di ET.
E quella di King Kong, aggiungerei.
Braxton Bragg
19-06-2008, 23:44
Hulk, sotto l'effetto del fenomeno che lo rende così singolare, si espande e diventa, dal misurato Eric Bana, lo straripante mostro verde, pieno di muscoli e di energia che tutti conoscono..
Tutto il suo corpo si espande fino a diventare titanico, mentre le braccia diventano da sole più grosse del busto dell'uomo normale che era; e gli abiti esplodono, volano in mille brandelli..
E fin quì tutto normale.
Singolarmente, solo le mutande non si strappano, ma si espandono insieme al corpo.
Scoperta! Si tratta evidentemente di una super biancheria intima...
E quì si apre tutta una vastissima serie di possibilità narrative.
Ad esempio: le avventure dei calzini di Superman, o le avventure di Wonder Woman narrate dal punto di vista delle sue mutande; un punto di vista, per certi versi, sorprendente...
Tutto un nuovo e promettente filone tutto da scoprire...
:)
Braxton Bragg
24-06-2008, 23:42
Curiosamente il cinema tende a portare lo spettatore "dentro" una propria visione del mondo, tanto che ci si ritrova a guardare le cose sullo schermo dal punto di vista dell'autore;
provo a spiegarmi con un esempio;
esterno, giorno, un tenente della cavalleria parla con una ragazza. Ci troviamo in un western classico, con vasti paesaggi, indiani da combattere, soldati con i cappelli sempre puliti, e donne linde e mai impolverate.
Il tenente guarda lontano, mentre parla delle guerre indiane alla ragazza:
".. era un ottimo comandante.. con lui abbiamo ripulito l'intero Colorado... "
Ecco; guardando il film quasi la frase passa inosservata.
proviamo però a riambientare la storia in un altro luogo, e vediamo cosa succede se quel genere di pulizia lo associamo ad altre persone.
Imaginiamo lo stesso tenente, ma ora con indosso la nera divisa delle SS. Parla alla stessa ragazza, ora vestita con la divisa da ausiliaria della wehrmacth:
"... era un ottimo comandante" immaginiamo che dica, con lo stesso tono di voce ;
".. con lui abbiamo ripulito l'intera moldavia..."
Bhe, credo che il significato della frase risuoni ora, ora che non si guarda più la faccenda dal punto di vista dei coloni del vecchio west, nel suo autentico e sinistro significato....
Braxton Bragg
09-07-2008, 00:13
1) "Troia! Troia!…. Sei una troia!"
Peter Parker alza lo sguardo costernato.
E’ notte, e lui si trova sul retro della casa; ha per le mani il sacchetto della spazzatura ed il coperchio del bidone.
Vede la ragazza della porta accanto, la ragazza dei suoi sogni, uscire di corsa dalla casa, inseguita dagli insulti di un familiare, gridati con rabbia e acrimonia.
La ragazza ha gli occhi lucenti di lacrime. Alza lo sguardo. Vede Peter. Ha un moto di vergogna. Dice:
"Hai… sentito…? " Poi, senza attendere risposta aggiunge sconsolata: "…Tutto…"
Si. Ha sentito. Peter non sa dove nascondersi…
2) Parole incomprensibili giungono dalla casa accanto, distorte e metalliche.
Devono essere terribili, perché Peter, con ancora il sacchetto della spazzatura in mano, alza lo sguardo e prende un’aria costernata.
Vede la ragazza della porta accanto, la ragazza dei suoi sogni, uscire precipitosamente dalla casa, inseguita da quegli insulti che, a giudicare dalle lacrime che brillano sulle sue gote, devono essere sferzanti, avvilenti.
La ragazza alza lo sguardo. Vede Peter. Ha un moto di vergogna. Dice:
"Hai… sentito…? " Poi, senza attendere risposta aggiunge: "…Tutto…"
Peter non sa dove nascondersi…
La prima versione della scena è quella vista al cinema, certamente più esplicita.
La seconda versione è quella trasmessa in televisione.
Non è inusuale che i film vengano "censurati", magari in piccoli dettagli, perché possano essere trasmessi in prima serata.
La cosa curiosa è che stavolta la versione censurata risulta migliore di quella "originale".
Nella versione televisiva, le parole del familiare della ragazza sono distorte fino ad essere rese incomprensibili. Tutto il significato viene ad essere espresso dai volti degli attori. Viene lasciato alla fantasia dello spettatore immaginare quali insulti possono far piangere la ragazza e avvilire il ragazzo. Ciascuno finisce per immaginare l’insulto peggiore.
Un certo grado di indeterminazione, insomma, sembra giovare alla scena.
Spiderman, di Sam Raimi.
Braxton Bragg
09-10-2008, 11:57
Se qualcuno raccontasse di uno scultore che progetta una statua, poniamo, un complesso gruppo ligneo, la leviga sino nei minuti dettagli e poi, per renderla perfetta, ne taglia via il pezzo centrale con la scure, probabilmente susciterebbe una certa perplessità. Tuttavia qualcosa di molto simile accade abbastanza spesso, nel cinema, e vorrei darne esempio, attraverso le mutazioni che due scene hanno avuto tra la loro ideazione e la loro presentazione al pubblico.
1) “Sentite questo odore? E’ napalm.. Niente di meglio dell’odore del napalm, la mattina…”
Sul campo di battaglia, il colonnello Kilgore intrattiene i suoi ospiti allibiti, nella celebre scena di “Apocalypse Now”.
Prima, preceduta dal grido delle valchirie e portata dal vento della guerra, è arrivata la cavalleria dell’aria. Piombo rovente ed esplosivo sono stati sparsi a tonnellate, a dilaniare quella gente estranea, minuta e ostile.
Il villaggio sul fiume è stato occupato, i difensori uccisi, ma dalla boscaglia arrivano ancora colpi di mortaio sui soldati che, per ordine del colonnello, assurdamente, cercano di praticare il surf .
L’ufficiale, spazientito, prende la radio da campo; impartisce alcuni ordini e, poco dopo, ali di metallo, sfrecciando nel cielo color pastello, gettano qualcosa sulla fila di palme. Una vampa ruggisce, enorme; la giungla brucia, ed i tiri d’artiglieria cessano.
“Un giorno questa guerra…finirà”.
Bella frase, sembra dire a se stesso il colonnello Kilgore, dopo averla detta.
La sequenza, nel film che vinse la palma d’oro a Cannes, terminava così.
Poi la barca dei protagonisti si allontanava sul fiume, mentre lo spettatore rimane con l’impressione di aver visto al lavoro il figlio del dio della guerra, una specie di capotribù degli Unni…
Ma, come sa chi ha visto la versione estesa del film, (“Apocalypse Now Redux”) la versione iniziale del film prevedeva che la scena sulla spiaggia proseguisse, in questo modo…
Il surf non si può fare per via dello spostamento d’aria del napalm che, bruciando, smorza le onde nella baia. Il colonnello si scusa con il campione di surf, e questi, che se la sta facendo sotto per la paura, ne approfitta per fingersi indignato: lui non cavalca onde così mediocri… Kilgore è mortificato. Poi i protagonisti fuggono, portandosi via la tavola del colonnello.
In seguito i protagonisti, nascosti nella boscaglia, sentono un elicottero pattugliare la giungla, chiedendo all’altoparlante la restituzione della tavola da surf ...
Ora Kilgore è diventato una macchietta; la seconda parte della scena smorza l’impatto della prima, e lo spettatore ha l’impressione di aver visto un personaggio patetico, mediocre, un bambino capriccioso al comando di un reggimento.
La scena, con la spiegazione esplicita, didascalica di chi sia veramente Kilgore, è peggiorata.
Si sono spesi dollari a palate, per girare una scena, prevista e meditata in sceneggiatura, il cui maggior pregio consiste nell’essere stata tagliata, probabilmente per ragioni di tempo.
Curioso che la qualità del film si giovi di una limitazione alla libertà espressiva …
Deve essere costato parecchio a Coppola tagliare scene a cui tanto aveva lavorato, ed entrare , probabilmente, in contrasto con lo sceneggiatore che le aveva pensate.
Ma l’esito è che, con un colpo di scure, aprendo uno spazio d’ombra che lo spettatore dovrà colmare, la scena risulta molto più suggestiva. L’esempio non è unico.
Adam Kesher.
Dice nulla questo nome? Lo vediamo scendere dalla sua costosa auto, in quel luogo deserto, proprio in cima al Beachwood canyon, mentre la notte di Los Angeles tremola di cicale. Si avvia a piedi verso quello strano appuntamento …
(segue)
Braxton Bragg
10-10-2008, 19:33
Adam Kesher, regista trentenne, il vestito firmato ancora sporco di vernice e sangue per la rissa della mattina, entra nel corral buio e deserto.
E’ stata una giornata strana, quella.
La lampada appesa alla trave sull’entrata del recinto, sotto il teschio bovino dalle lunghe corna, con un rumore di falsi contatti elettrici, si accende.
Compare, come dal nulla, un tale vestito da Cow Boy; il viso ha qualcosa, di strano e inquietante; ma cosa? Il regista, abituato a dirigere, cerca di orientare la situazione.
Il “cow boy” non minaccia. Solamente, fa domande strane.
Chiede al regista se sia convinto che l’atteggiamento di un uomo ne determina la sorte. Gli domanda se può soffermarsi a pensare a ciò che davvero significa. Può fare questo per lui? Gli domanda se ha risposto di si perché pensava che fosse ciò che lui voleva sentirsi dire, o se lo pensa veramente. E quando il regista risponde di essere d’accordo, che pensa veramente quello che il cow boy ha detto, gli domanda:
e cosa ho detto?
Il regista comincia a capire di non essere lui a guidare quello strano dialogo.
Il cow boy gli da delle istruzioni, gli dice cosa dovrà fare, precisamente, il giorno dopo, e termina dicendo:
“…Mi rivedrà un’altra sola volta, se farà il buono. Mi rivedrà.. altre due volte, se farà il cattivo. Buona notte.. “.
La luce sotto il teschio si spegne. Il regista si guarda intorno. Non c’e nessuno.
La scena, sospesa ad un soffio dall’assurdo, risulta enigmatica nei dettagli ma, come un incubo, è un tutt’uno che trasmette minaccia, anche se non si sa bene perché.
Nella stesura originale della sceneggiatura, a metà scena, il cow boy spiegava a muso duro al regista chi lo mandasse e perché si stesse facendo terra bruciata intorno a lui. Le minacce smettevano di essere ombre, di aleggiare, e prendevano volti, corpi e nomi.
Eliminando dal film la parte del dialogo che aveva la funzione di spiegazione, la scena assume tutt’altro spessore, tutt’altra suggestione. Di nuovo, ecco un colpo d’ascia, a togliere il cuore della scena.
Ma perché questo meccanismo di sottrazione funziona? E perché proprio nei film?
(segue)
Braxton Bragg
11-10-2008, 20:17
La spiegazione dovrebbe trovarsi considerando la prevalenza, o influenza, che il mezzo ha sul messaggio, e le regole che gli “strumenti” a disposizione di chi scrive o di chi filma, così differenti nei due casi, stabiliscono quasi “a priori”.
Un film, a causa della sua complessità, per quanto visionario sia lo sceneggiatore, viene progettato sulla carta, mediante la scrittura, e dalla scrittura (ovvero dal disegno di uno story board) viene filtrato, ricevendo le influenze proprie di quel mezzo espressivo.
In particolare, ciò che viene omesso sulla pagina, e non corrisponde ad una immagine da filmare, costituisce un “buco” nella storia, la rende oscura al lettore. Il produttore che valuta una sceneggiatura, letta tra altre cento, a cui sembra mancare una pagina, difficilmente sarà interessato a farne un film.
Viceversa, quando l’artigiano del cinema, con i foglietti della sceneggiatura nel taschino, apre la cassetta degli attrezzi da cineasta, da questa traboccano espressioni di attori, luci di scene, il panorama intorno, i colori della fotografia, la musica, le sottigliezze di scenografo e costumista…
I segni contenuti in un minuto di storia filmata si moltiplicano rispetto a quelli contenuti in una pagina di sceneggiatura e, per esempio, il dialogo con la spiegazione verbale del perché avere paura, può essere sostituita dal suo.. riflesso, dall’immagine di un volto in apprensione.
Nel caso della scena del corral, appartenente a “Mulholland Drive”, di David Lynch, quando il dialogo con le minacce esplicite scompare dalla pellicola, sui visi degli attori rimane come l’ombra di quelle parole. Se gli attori sono ben diretti, le minacce stesse, esplicite, diventano superflue, come i contorni delle figure, tracciati col carboncino sulla tela, dopo che siano stati stesi i colori.
Nelle scene d’azione invece, tutto deve essere visibile, o, semplicemente, non esiste.
In “300”, gli spartani camminano sui loro campi di grano (è come sputare su una pagnotta…), portano lunghi mantelli, in luglio o agosto, senza sollevare polvere; uccidono e il sangue dei nemici scompare da terra e, se camminano sulla neve, non lasciano tracce. Eppure “va bene così”, perché rispondono alle leggi del loro universo narrativo, quello del fumetto.
Nelle scene che ambiscano ad uno spessore, che vogliano uscire dalla bidimensionalità dello schermo, può essere opportuno instituire una sorta di accordo con lo spettatore, a cui demandare il compito di interpretare alcuni segni, che non sono l’intera rappresentazione ma ne costituiscono, per così dire, la terza dimensione, quella rivelata dalle ombre, quella parte di un immagine che “non esiste”, ma che, pure, risulta fondamentale per interpretare l’intera scena.
Quel colpo di scure, facendo leva sulla curiosità, sollecita la partecipazione attiva dello spettatore.
Il meccanismo della sottrazione, corrispondente alla figura retorica “Ellissi”, rende la pellicola più corrispondente all’universo narrativo del “reale”, in cui buona parte di quello che accade è.. trasparente, come l’aria o la luce.
Come i “fatti” nel reale, un film diventa tanti film quante sono le sue possibili interpretazioni.
Il gioco di equilibrio tra detto e non detto è sottile; il rischio è quello di perdere contatto con la platea e di girare un film incomprensibile.
L’ansia di comprendere il sottotesto di una sequenza, la “motivazione” sotterranea per la quale si compie un gesto sulla scena, può portare ad eccessi. Una attrice, forse Janet Leigh, che sul set doveva semplicemente entrare in un una stanza, chiese una volta ad Alfred Hitchcock perché dovesse compiere quel gesto, quale fosse la “motivazione”.
“…Per la paga”, rispose il regista.
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