Lt.C. Data
06-05-2004, 10:12
La teoria della relatività generale di Einstein, rielaborata nel 1915, si concentra sull’analisi del campo gravitazionale.
Immaginiamo di essere a bordo della navicella Apollo 11, ferma nello spazio profondo ed assolutamente immobile, liberi da qualsiasi influenza ‘gravitazionale’. In compagnia di tutti gli oggetti (penne, manuali, etc…), ci lasciamo trasportare da una piacevole sensazione di leggerezza, fluttuando di qua e di là, liberi da ciò che percepiamo come peso (o forza peso). Giunto il momento di partire… ben posizionati ai nostri posti, attiviamo i razzi di navigazione, provocando un’accelerazione uniforme verso la nostra destinazione. Qui viene il bello… la sensazione di leggerezza scomparirà, gli oggetti ancora fluttuanti cadranno, tutto in torno a noi farà pensare che siamo attratti verso il lato opposto al nostro moto. Perché ?
In realtà è il sedile a premere contro la nostra schiena, così come è il pavimento della navicella a raggiungere tutti gli oggetti che fluttuavano. Questo ha permesso ad Einstein di affermare che un campo gravitazionale apparente è equivalente ad uno reale (dovuto all’attrazione di una massa). In altre parole: ‘Un campo gravitazionale omogeneo è del tutto equivalente ad un sistema di riferimento uniformemente accelerato.’ Grazie a questa equivalenza possiamo teorizzare le leggi che controllano i campi gravitazionali.
La comprensione profonda della teoria della relatività generale di Einstein, impone un cambiamento radicale nel nostro punto di vista della natura. E’ necessario abbandonare il concetto di spazio tridimensionale a favore dello spazio curvo, la cui rappresentazione avviene in coordinate Gaussiane.
Ma cosa fa la teoria della relatività generale per noi ?
Nota la distribuzione di massa, l’equazione di campo restituisce informazioni sulla curvatura spazio–temporale in una determinata regione dell'universo, prevedere la deflessione della luce in prossimità di grandi masse, il moto del perielio orbite planetarie (punto più vicino ad una stella, nell'orbita di un suo pianeta) e lo spostamento verso il rosso della luce prodotta da sorgenti luminose gravitazionali (noto come Red–shift).
La dimostrazione pratica delle leggi concepita da Einstein è avvenuto solo negli anni 60.
Immaginiamo di essere a bordo della navicella Apollo 11, ferma nello spazio profondo ed assolutamente immobile, liberi da qualsiasi influenza ‘gravitazionale’. In compagnia di tutti gli oggetti (penne, manuali, etc…), ci lasciamo trasportare da una piacevole sensazione di leggerezza, fluttuando di qua e di là, liberi da ciò che percepiamo come peso (o forza peso). Giunto il momento di partire… ben posizionati ai nostri posti, attiviamo i razzi di navigazione, provocando un’accelerazione uniforme verso la nostra destinazione. Qui viene il bello… la sensazione di leggerezza scomparirà, gli oggetti ancora fluttuanti cadranno, tutto in torno a noi farà pensare che siamo attratti verso il lato opposto al nostro moto. Perché ?
In realtà è il sedile a premere contro la nostra schiena, così come è il pavimento della navicella a raggiungere tutti gli oggetti che fluttuavano. Questo ha permesso ad Einstein di affermare che un campo gravitazionale apparente è equivalente ad uno reale (dovuto all’attrazione di una massa). In altre parole: ‘Un campo gravitazionale omogeneo è del tutto equivalente ad un sistema di riferimento uniformemente accelerato.’ Grazie a questa equivalenza possiamo teorizzare le leggi che controllano i campi gravitazionali.
La comprensione profonda della teoria della relatività generale di Einstein, impone un cambiamento radicale nel nostro punto di vista della natura. E’ necessario abbandonare il concetto di spazio tridimensionale a favore dello spazio curvo, la cui rappresentazione avviene in coordinate Gaussiane.
Ma cosa fa la teoria della relatività generale per noi ?
Nota la distribuzione di massa, l’equazione di campo restituisce informazioni sulla curvatura spazio–temporale in una determinata regione dell'universo, prevedere la deflessione della luce in prossimità di grandi masse, il moto del perielio orbite planetarie (punto più vicino ad una stella, nell'orbita di un suo pianeta) e lo spostamento verso il rosso della luce prodotta da sorgenti luminose gravitazionali (noto come Red–shift).
La dimostrazione pratica delle leggi concepita da Einstein è avvenuto solo negli anni 60.