Steve
28-01-2004, 09:05
Il segreto dell’Anello (http://www.lastampa.it/_web/_P_VISTA/gramellini/archivio/buongiorno040124.asp)
A giudicare dall'esordio, l'ultima parte della saga del «Signore degli Anelli» si accinge a diventare il film più visto nella storia del cinema. In particolare in Italia, dove le peripezie degli hobbit e del mago Gandalf incrociano un pubblico eterogeneo che va dai seguaci di Boldi a quelli di Tarantino, e capita di vedere un bullo tatuato sedersi in platea accanto a un intellettuale con gli occhialini. Quando un'opera dell'ingegno umano raccoglie un consenso così ampio, significa che una verità profonda è annidata al suo interno e agisce a livello inconscio.
Chiunque abbia letto il romanzo di Tolkien, che il film ha il pregio di rispettare con devozione quasi religiosa, conosce questa verità. «Il Signore degli anelli» è l'unica epopea in cui i protagonisti non rischiano la pelle per conquistare un tesoro (foss'anche, come Ulisse, il ritorno a casa), ma per buttarlo via. Pur sapendo che l'Anello è fonte di potenza per chi lo detiene. E che la sconfitta del male che deriverà dalla sua perdita salverà il mondo, ma lo indebolirà comunque. Essendo il male, come il bene, una faccia dell'inscindibile Tutto.
Il tesoro da buttare simboleggiato dall'anello di Mordor è la brama smodata di ricchezza e di dominio sugli altri. In un'epoca che ha accettato come un dato di fatto che il Potere non possa essere che questo, e dove chi critica coloro che lo detengono è perché lo desidera per sé, l'idea che l'unica salvezza possibile consista nel rinunciarvi volontariamente è una rivelazione che rianima i cuori: persino i nostri, già così congelati.
(Massimo Gramellini)
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Adoro Gramellini per come scrive, e questa e' un'analisi tolkeniana che non avevo mai fatto ma che mi trova davvero concorde.
Ho postato l'articolo qui per condividerlo, e per vedere che reazioni vorrete condividere rispondendo.
E poi, brevi dictu, mi e' piaciuto molto. :)
A giudicare dall'esordio, l'ultima parte della saga del «Signore degli Anelli» si accinge a diventare il film più visto nella storia del cinema. In particolare in Italia, dove le peripezie degli hobbit e del mago Gandalf incrociano un pubblico eterogeneo che va dai seguaci di Boldi a quelli di Tarantino, e capita di vedere un bullo tatuato sedersi in platea accanto a un intellettuale con gli occhialini. Quando un'opera dell'ingegno umano raccoglie un consenso così ampio, significa che una verità profonda è annidata al suo interno e agisce a livello inconscio.
Chiunque abbia letto il romanzo di Tolkien, che il film ha il pregio di rispettare con devozione quasi religiosa, conosce questa verità. «Il Signore degli anelli» è l'unica epopea in cui i protagonisti non rischiano la pelle per conquistare un tesoro (foss'anche, come Ulisse, il ritorno a casa), ma per buttarlo via. Pur sapendo che l'Anello è fonte di potenza per chi lo detiene. E che la sconfitta del male che deriverà dalla sua perdita salverà il mondo, ma lo indebolirà comunque. Essendo il male, come il bene, una faccia dell'inscindibile Tutto.
Il tesoro da buttare simboleggiato dall'anello di Mordor è la brama smodata di ricchezza e di dominio sugli altri. In un'epoca che ha accettato come un dato di fatto che il Potere non possa essere che questo, e dove chi critica coloro che lo detengono è perché lo desidera per sé, l'idea che l'unica salvezza possibile consista nel rinunciarvi volontariamente è una rivelazione che rianima i cuori: persino i nostri, già così congelati.
(Massimo Gramellini)
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Adoro Gramellini per come scrive, e questa e' un'analisi tolkeniana che non avevo mai fatto ma che mi trova davvero concorde.
Ho postato l'articolo qui per condividerlo, e per vedere che reazioni vorrete condividere rispondendo.
E poi, brevi dictu, mi e' piaciuto molto. :)