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View Full Version : La verità sull' Articolo 18


Nightcrawler
07-07-2003, 17:44
Noto con piacere che finalmente qualcuno è uscito dalla mediocrità dei soliti argomenti trattati in questo forum per parlare di una cosa che bene o male riguarda tutti. Nonostante tutto vedo ancora scarso interesse per un argomento di tale rilievo segno che a causa di un eccessiva politicizzazzione è diventato quasi tabù. Come se non bastasse il mare di menzogne in cui è annegato anche questo tema cosa che in Italia si fa molto spesso con le cose scomode.

Ma che cos'è l'Articolo 18? Semplicemente è la norma dello statuto dei lavoratori che prevede il reintegro del lavoratore licenziato senza giusta causa per le aziende con più di 15 dipendenti.Il reintegro avviene attraverso la sentenza di un giudice che dispone il rientro del lavoratore.
Questo articolo è stato conquistato con dure lotte (talvolta scontri di piazza) e molte ore di sciopero da parte dei lavoratori negli anni '60 '70 per contrastare lo strapotere dei "padroni" allora individuabili nelle grandi famiglie industriali italiane,un esempio su tutti gli Agnelli.
Un articolo all'epoca necessario per i lavoratori e le famiglie quindi un diritto di importanza fondamentale.(Vorrei ricordare che molti lavoratori allora,come titolo di studio,avevan solo la 3a media; è chiaro che se fossero stati licenziati avrebbero avuto possibilità nulle di lavoro a fronte di una crecita costante dei diplomati,infatti oggi un diploma se non è proprio richiesto è sempre ben accetto)
Ma i tempi cambiarono in fretta insieme alla presunta "rivoluzione culturale" e con essa quella socio-economica.

Molte cose son cambiate da allora,molti eventi son accaduti,la società si è trasformata e con essa l'economia e il lavoro.
Fa da sè che a tutto ciò sarebbe dovuto seguire un adeguamento delle norme che regolano il lavoro e la società cosa che in realtà non è mai avvenuta.

Perchè oggi sull'Articolo 18 si riversa tanta importanza?
La verità è che con l'ingresso dell'Italia nella comunità europea,che prima di essere quella dei cittadini è soprattutto quella delle banche e delle finanziarie, è richiesta un uniformazione del mercato economico-lavorativo dei paesi membri.E' bene ricordare,cosa che non
tutti sanno, che nel resto d'europa una norma simile all'articolo 18 non esite(Fatto salvo per Austria e Portogallo).Paesi come Germania e Francia prevedono solo risarcimenti in denaro e sull'argomento flessibilità sono avanti a noi di anni...
Perchè allora negli anni passati non son mai state proposte e attuate nuove normative? Semplice,fa da sè l'incompetenza dei nostri politicanti, ma soprattutto chi mai vorrebbe toccare un argomento tanto impopolare come il lavoro? Roba da metterti la piazza contro se sbagli una mossa. Eppure subdolamente i nostri governi hanno aggiustato la situazione alla meno peggio o così almeno han creduto con colpevole consenso in alcuni casi dei sindacati.
Fenomeni come l'immigrazione,le cui leggi son servite(e servon tutt'ora) solamente a stabilire il numero di schiavi che servono a industrialotti senza scrupoli,oppure la questione del sud in cui non c'è mai stata vera volontà di sviluppo nè di distrubuzione del lavoro e delle ricchezze,o anche il lavoro sommerso o in nero,mai contrastato in maniera efficace,o ancora la formazione di gruppi industriali senza una figura precisa al comando con cui interagire,freddo volto della globalizzazione.
Ed ora riforme che sarebbero dovute esser diluite negli anni e sperimentate sono incombenti e gravose con il resto d'europa che resta spazientito a guardare;in fondo negli altri paesi queste riforme son state fatte anni addietro e ormai fan parte della società e del lavoro.

La verità,dolorosa,è che perderemo l'articolo 18 non solo per le esigenze della nuova economia,del nuovo mercato e della nuova società ma anche perchè il disinteresse è il sentimento che va per la maggiore,nessun ideale concreto,nessuna unità. Quando fu conquistato questo diritto insieme a molti altri infatti, i lavoratori erano uniti
e consapevoli di "essere tutti sulla stessa barca". Oggi invece in questo mondo moderno dove regnano atteggiamenti egoistici ed arrivisti questa unità è un miraggio,ognuno pensa solo a se stesso(Infatti negli anni si son moltiplicate le sigle sindacali mentre è ovvio che per ogni categoria di lavoratori ne basterebbe soltanto una;leggasi stesso lavoro=tutti uguali=stessi diritti)e ciò ha ulteriormente facilitato lo sgretolamento della muraglia dei diritti.

Già si parla di un altro tema "caldo": le pensioni. Voglio anticipare che la proposta sarà di alzare l'età pensionabile fino a 60 anni. Per la cronoca nella maggior parte dei paesi d'europa e negli USA(il modello che stiamo seguendo) questà età è di 65 anni...


Spero in un improbabile risveglio dal sonno catodico della gente e sopratutto da parte dei giovani stando ben alla larga dal teatrino della politica proponendo qualcosa di nuovo e concreto come auspicato in post da Silent Man.

Mav
07-07-2003, 19:29
[...]Paesi come Germania e Francia prevedono solo risarcimenti in denaro e sull'argomento flessibilità sono avanti a noi di anni...[...]
Perchè allora negli anni passati non son mai state proposte e attuate nuove normative? Semplice,fa da sè l'incompetenza dei nostri politicanti, ma soprattutto chi mai vorrebbe toccare un argomento tanto impopolare come il lavoro? Roba da metterti la piazza contro se sbagli una mossa. Eppure subdolamente i nostri governi hanno aggiustato la situazione alla meno peggio o così almeno han creduto con colpevole consenso in alcuni casi dei sindacati.
[...]Ed ora riforme che sarebbero dovute esser diluite negli anni e sperimentate sono incombenti e gravose con il resto d'europa che resta spazientito a guardare;in fondo negli altri paesi queste riforme son state fatte anni addietro e ormai fan parte della società e del lavoro.

La verità,dolorosa,è che perderemo l'articolo 18 non solo per le esigenze della nuova economia,del nuovo mercato e della nuova società ma anche perchè il disinteresse è il sentimento che va per la maggiore,nessun ideale concreto,nessuna unità. Quando fu conquistato questo diritto insieme a molti altri infatti, i lavoratori erano uniti
e consapevoli di "essere tutti sulla stessa barca". Oggi invece in questo mondo moderno dove regnano atteggiamenti egoistici ed arrivisti questa unità è un miraggio,ognuno pensa solo a se stesso(Infatti negli anni si son moltiplicate le sigle sindacali mentre è ovvio che per ogni categoria di lavoratori ne basterebbe soltanto una;leggasi stesso lavoro=tutti uguali=stessi diritti)e ciò ha ulteriormente facilitato lo sgretolamento della muraglia dei diritti.
[...]

Fammi capire... mi sfugge il motivo percui un datore di lavoro dovrebbe licenziare un buon operaio senza giusta causa. Normalmente un datore di lavoro ci tiene ad avere lavoratori che hanno voglia di fare, soprattutto nelle piccolissime imprese artigiane, dove spesso lavorare significa imparare un'arte o un mestiere, non passare 8 ore al giorno davanti ad una catena di montaggio. Ammetto di non sapere quanti casi di licenziamenti ogni mese richiedano l'intervento del giudice e prevedano il reintegro grazie all'art. 18... io non riesco ad immaginarne moltissimi.

In ogni caso, per come la vedo io, non si possono uguagliare imprese piccole con grandi industrie. Sono realtà troppo diverse: spesso nelle prime il datore di lavoro conosce uno per uno i propri dipendenti, mentre in quelle più grandi ciò non succede, e suppongo sia questo il motivo principale per cui si introdusse l'art. 18 a suo tempo. D'altra parte suppongo che la tutela contro il mobbing e soprattutto quella per le donne in gravidanza siano sancite da altri articoli, quindi, se il tempo porterà all'eliminazione dell'art. 18 (ma accompagnata da un mutamento della mentalità di lavoratori e datori di lavoro ) non credo sia un grosso problema. D'altra parte dubito che in Francia e Germania i lavoratori vengano licenziati con uno schiocco di dita.

Per quando fai riferimento al "mettersi contro una piazza" per una decisione sbagliata in materia di lavoro, credo ciò dipenda dalla massiccia influenza che hanno i sindacati nella politica Italiana... influenza secondo me esagerata (vedi Cofferati che da sindacalista si è buttato in politica). Purtroppo mi sembra che la tendenza attuale sia quella di considerare ciò che fanno i propri "avversari" cattivo per partito preso, ed in effetti si vede come in Italia la battaglia politica sia (da entrambi i lati) uno screditare l'avversario, un lanciarsi in demagogia pura ("NOI FAREMO..."). Personalmente, non ho mai visto persone che avessero la capacità di risolvere veramente i problemi, di unire le parti e portare avanti qualcosa di concreto, e credo che sia soprattutto questo il motivo che porta all'allontanamento dei giovani dalla politica. Non puoi pretendere che votino per persone che si insultano in parlamento (magari quello europeo)... non è un comportamento serio e mi fa dubitare sulle capacità dei politici italiani... e se devo scegliere per il meno peggio beh... che senso ha votare se poi non cambia nulla? Va al governo la destra: "la Sinistra ha lasciato N miliardi di buco in economia"... ribaltone... "la Destra ha lasciato M miliardi di buco in economia"... e io su quali basi giudico in questo continuo scaricabarile?[**] Vado dove mi porta il cuore? E se quella strada si rivelasse sbagliata?

Da quando ho iniziato a pensare di testa in materia di politica mi sono convinto sempre di più che nessuno in Italia meriterebbe un posto al governo: tutti parlano e nessuno fa. E` questa, dal mio punto di vista, la cosa sbagliata nella politica Italiana... ed è quello che poi si traduce nelle scritte sui muri "comunisti merda", "ammazziamo i fascisti" e nelle menti di quei poveri ragazzi che passano la vita dietro ad uno slogan violento, predicando politica e violando le leggi (ma che senso ha?), cercando la pace e parlando di uccidere, o pubblicando manifesti con tanto di terrorista con kalashnikov.

I datori di lavoro non devono più pensare di essere intoccabili e poter scavalcare i contratti. Soprattutto andrebbe veramente eliminato il sommerso. D'altra parte i lavoratori dovrebbero iniziare ad abbandonare l'idea del "posto fisso" per tutta la vita, concetto che in Italia è molto radicato, molto più di quanto non lo sia all'estero (suppongo).

[**] Vedi il G8 di Genova... la SX da la colpa alla DX: la città non era adatta, lo avete gestito male. Ma proprio la SX aveva scelto la città e portato avanti l'organizzazione fino ad un mese prima. Mai che un politico italiano faccia un mea culpa...

silentman
08-07-2003, 10:17
D'altra parte i lavoratori dovrebbero iniziare ad abbandonare l'idea del "posto fisso" per tutta la vita, concetto che in Italia è molto radicato, molto più di quanto non lo sia all'estero (suppongo).

E' vero, ma da nessuna parte come in Italia c'è una politica imprenditoriale dello sfruttamento delle risorse, una politica dell'"usa e getta" inaccettabile.
Ti faccio un esempio, io lavoro in una grande realta' aziendale, dell'ordine dei quattordicimila dipendenti in tutta italia, e oltre tremila nella sede dove lavoro. Un ex-collega, anni 36, moglie casalinga, padre di due bimbe e un mutuo a carico per pagarsi la casa, è stato messo gentilmente alla porta con il canonico ricatto ("Trasferiamo il vostro dipartimento a <città lontana>, o ti adegui oppure questo è il tuo TFR, grazie di aver lavorato per noi."). Per mesi questo signor Rossi ha cercato lavoro, spargendo curricula a destra e a manca, curriculum -peraltro- di tutto rispetto, ma le risposte sono sempre state, direttamente o assimilabili a, "Co.Co.Co." (per chi non sapesse, questo gallinesco acronimo sta per "Collaborazione Coordinata e Continuativa"). Vale a dire lavorare tre mesi, stare a casa sei, lavorarne, forse altri sei... e poi? Due bambine da crescere continuativamente, e non a intermittenza, un mutuo da pagare tutti i mesi, e non a intermittenza. Sta di fatto che questo professionista è ancora a spasso. E nessuno gli dà un impiego con un minimo di solidità economica e contrattuale.

Tutto questo per dire che la flessibilità ok, forse aiuta a rendere piu' dinamico ed "europeo" (Attenzione a questa parola: viene usata troppo spesso come specchietto per le allodole) il mercato del lavoro, ma la realtà dei fatti ci rende tutti una massa di neoassunti, senza possibilità di fare progetti, senza avere un minimo di tutela.

Mav
08-07-2003, 13:29
[snip]Tutto questo per dire che la flessibilità ok, forse aiuta a rendere piu' dinamico ed "europeo" (Attenzione a questa parola: viene usata troppo spesso come specchietto per le allodole) il mercato del lavoro, ma la realtà dei fatti ci rende tutti una massa di neoassunti, senza possibilità di fare progetti, senza avere un minimo di tutela.

E infatti è per questo che ho specificato che anche gli imprenditori devono cambiare mentalità: bisogna dimenticarsi del "ti pago poco e lavori tanto" e del "quello che dico io è legge qui dentro". Faccio un esempio: vengo dal ricco e ridente Nord-Est, zona d'Italia piena di PMI. Il brutto di queste PMI è che un dipendente, che per contratto ha determinate mansioni da svolgere, spesso non può rifiutarsi di eseguire anche delle richieste "extra" mosse dal datore di lavoro. Con la mentalità vigente sarebbe come tirarsi una zappata sui piedi... l'unica risposta che puoi ricevere non è un "hai ragione" ma un "io ti pago, quindi io ho sempre ragione". In altre realtà, soprattutto all'estero, credo che il rispetto per il lavoratore sia più radicato, e che la risposta in casi come questi sia proprio la prima.

Insomma... è la mentalità di entrambe le parti che va cambiata. So che non può e non deve essere un cambiamento repentino, ma credo anche che sia un cambiamento inevitabile e che non necessariamente porterà a degli svantaggi. Il tutto naturally IMHO.

Nightcrawler
08-07-2003, 19:08
In generale mi trovo perfettamente d'accordo sia con quanto espresso da Mav sia che con Silent Man. E' piacevole vedere che ci sia chi ha voglia di discutere di simili argomenti. Credo comunque che al momento sia improbabile un cambiamento di mentalità da entrambe la parti perchè ormai gli imprenditori hanno acquisito una "certa libertà" sul lavoratore sia perchè i sindacati ormai pensano più alla politica che al vero sindacalismo.

Ah dimenticavo:
Mav scrive: Fammi capire... mi sfugge il motivo percui un datore di lavoro dovrebbe licenziare un buon operaio senza giusta causa.

Le aziende oggi ragionano sull'andamento della produzione.
Un giorno c'è lavoro,vai a lavorare.Il giorno dopo no, te ne stai a casa.

thesaint
09-07-2003, 16:24
Le aziende oggi ragionano sull'andamento della produzione.
Un giorno c'è lavoro,vai a lavorare.Il giorno dopo no, te ne stai a casa.


Questa è il problema di fondo. Potrete considerarmi pessimista ma...fin quando questa società di merda non cambia i problemi saranno sempre li stessi e non solo, anzi peggioreranno sempre più.

falkur
09-07-2003, 20:05
Questa è il problema di fondo. Potrete considerarmi pessimista ma...fin quando questa società di merda non cambia i problemi saranno sempre li stessi e non solo, anzi peggioreranno sempre più.

premetto che non so niente di politica, ne di articoli. solo vorrei dire una cosa: è vero che se questa "società di merda" non fa niente, i problemi non si risolvono. Ma la società è fatta di persone,non si può pretendere che la "società" possa muoversi se non sono le persone che la compongono non fanno nulla. Se alle persone non gliene frega niente,la "società" non può fare nulla. ecco tutto.

thesaint
10-07-2003, 11:11
già, è a ciò che hai detto,possiamo far riferimento alla questione referendum. anche se i politici di oggi sono dei veri incompetenti (non dico tutti ma quasi....)

Mark__
12-07-2003, 14:53
Vorrei dire la mia sull'argomento in modo schematico e breve.
Già ho visto molti dilungamenti, evito di affaticarvi!!!
:D
1) L'art. 18 NON C'ENTRA ASSOLUTAMENTE NULLA CON L'ECONOMIA DI MERCATO!
E' una balla propinata dai mass media che non ha nessun fondamento.
Faccio un esempio pratico:
Sono un imprenditore che ha la sua azienda in crisi: ricorro ai licenziamenti collettivi.
Il licenziamento è LEGITTIMO.

Secondo esempio: mi piace la mia segretaria, non ci sta, la minaccio di licenziamento:
il licenziamento è ILLEGITTIMO, quindi la mia segretaria chiede, per mezzo dell'art. 18 il reintegro!

Chiedo scusa a chi ha già molto chiara la differenza ma da quello che sento in giro c'è tanta confusione sulla cosa.
Infine un'ultima cosa: perchè tutto quello che c'è in ITalia e non c'è all'estero fa schifo?
Si parla così anche di Armani e di Versace?
Non credo.
Dimenticavo: l'uso dell'art. 18 in sede contenziosa è quasi nullo.
Dopo un reintegro è davvero difficile tornare sul "luogo del delitto" e fare finta di nulla, quindi anche l'utilità pratica di una abrogazione o di una limitazione non la vedo! Ovviamente è soltanto un "deterrente" nei confronti dei "capi" dalla letterina facile che impedisce comunque al datore di poter minacciare: "se non fai quello che dico ti mando via, ho abbastanza soldi per pagare quello che ti spetta e darti un calcio nel sedere"
Sarà che si tratta della solita "bandiera" sventolata dai partiti per raccattare sorrisi in Confindustria con la chimera dell'incremento economico delle imprese?
Ciao

bradis
12-07-2003, 19:08
A mio giudizio e' falso e pericoloso dire che l' estensione di un diritto freni in qualche modo l' economia.

L' attuale governo e la stragrande maggioranza dell' ulivo pensa invece esattamente l' opposto, anche se si è smentiti dai fatti e dalla storia economica e sociale.

La recente riforma del governo in materia di mercato del lavoro (che con una buona dose di cattivo gusto porta il nome del prof. Biagi) pone serie preoccupazioni sul futuro dei lavoratori salariati, che vedono di colpo annullati diritti un tempo considerati sacri, non per ultimo quello della possibilità di partecipazione dei loro rappresentanti (i sindacati) alle contrattazioni col governo sulle decisioni che li riguardano direttamente.

Certo è, come dice Mark, che si tenta sempre di far sorridere Confindustria, facendo assomigliare ancora di piu la nostra democrazia a una plutocrazia sul modello americano.

Steve
14-07-2003, 11:38
[snip]

Tutto questo per dire che la flessibilità ok, forse aiuta a rendere piu' dinamico ed "europeo" (Attenzione a questa parola: viene usata troppo spesso come specchietto per le allodole) il mercato del lavoro, ma la realtà dei fatti ci rende tutti una massa di neoassunti, senza possibilità di fare progetti, senza avere un minimo di tutela.

Ti parlo da Co.Co.Co. in un'altra grande realta' lavorativa italiana.
La flessibilita' non e' proprio quella che si pensa, sono gia' stato costretto ad assentarmi 20 giorni in cinque mesi, e solo per recuperare degli straordinari che avrei volentieri preferito vedermi accreditati sullo stipendio. Poi, oltre a cio', per motivi di budget mi assentero' altri 30-40 giorni entro fine anno, e questi non mi verranno assolutamente pagati.
Ma io considero questa esperienza positiva, perche' senno' qui dentro non ci sarei mai entrato nemmeno per sbaglio, ed e' a questo punto che un collaboratore deve farsi vedere per cercare una situazione migliore.
So anche io che molte societa' vivono di collabotari (paga media, contributi bassi...) e stagisti (paga zero, contributi zero...), ma se lo fanno e' proprio perche' il sistema glielo permette. La crescita di un giovane lavoratore ha un valore inestimabile, ma troppo spesso viene confusa con una presa per i fondelli... ed e' questo che mi rattrista.
Tornando all'articolo 18, mi e' stata proposta un'assunzione a tempo indeterminato con uno stipendio di 300 € inferiore all'attuale ma con ferie, mutua e contributi regolari. Solo che l'azienda datrice di lavoro ha meno di 15 lavoratori e quindi tale assunzione sarebbe del tutto controproducente. Ed alla fine, come molti altri, ho scelto di tenermi quegli euro in piu'... aspettando delle occasioni differenti.

silentman
14-07-2003, 12:19
La crescita di un giovane lavoratore ha un valore inestimabile

Chi offre lavoro sa bene questo, e sa bene che questo tipo di forza lavoro dà molto di piu di quanto chiede. E di quando ha diritto di chiedere. Ecco perchè c'è un approfittamento generalizzato...

F.

bradis
14-07-2003, 20:34
Potremmo parlare un po più dei problemi dei lavoratori e un po meno di quelli delle imprese ? O non va più di moda ?!

Quello che vorrei chiedermi io è se effettivamente la flessibilità riduce la disoccupazione e quanto sia meglio, per una persona, essere disoccupata o precaria.

Perdonatemi, mi rifiuto di rassegnarmi a scegliere fra morire e essere moribondo, questo si chiama fascismo economico.

Steve
14-07-2003, 20:45
Potremmo parlare un po più dei problemi dei lavoratori e un po meno di quelli delle imprese ? O non va più di moda ?!

Quello che vorrei chiedermi io è se effettivamente la flessibilità riduce la disoccupazione e quanto sia meglio, per una persona, essere disoccupata o precaria.

Dipende da quale e' la tua situazione... generalmente, comunque, lo stagista/praticante/consulente e' un frutto che le imprese vogliono spremere al massimo, e poco importa se ci sia la possibilita' teorica di accompagnare lo studio al lavoro.
So perfettamente che sto generalizzando troppo e che ci saranno molti casi in cui la flessibilita' e' anche a vantaggio del lavoratore, ma mi duole ammettere che troppo spesso questa flessibilita' lo stritola e non lo agevola.
Solo che - ed e' questo il bello - se non passi per queste strade difficilmente trovi lavoro in fretta. A meno di avere qualche buon aggancio, ovvio.

silentman
14-07-2003, 22:15
Quello che vorrei chiedermi io è se effettivamente la flessibilità riduce la disoccupazione e quanto sia meglio, per una persona, essere disoccupata o precaria.

La flessibilità potrebbe ridurre la disoccupazione, se fosse davvero un modo per far crescere il lavoratore, dargli modo di conoscere piu realtà lavorative, ed essere assunto con piu' facilità. Pero' non siamo nel mondo delle favole (come un certo ometto vuole farci credere da parecchio tempo), la situazione attuale è molto diversa.
La flessibilità ha solo contro per un lavoratore (nessuna tutela, impossibilità di ottenere prestiti/mutui e tanti altri) e solo pro per la classe imprenditoriale (libertà di risoluzione del contratto di lavoro, sfruttamento "a progetto" della forza lavoro).

bradis
15-07-2003, 02:52
Purtroppo ometti cosi ce ne stanno tanti sulla scena politica italiana, da un parte e dall' altra (ma alla fine, non sarà una sola ??).

E poi non lamentiamoci se con il maggioritario e due blocchi che si scontrano non sui contenuti, ma su come vengono dette le cose, tanta gente, soprattutto giovani, non si reca alle urne.