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View Full Version : Pregiudizio e discriminazione sociale


Lilliput
13-06-2003, 14:49
Pregiudizio e discriminazione sociale.

Prima di parlare del pregiudizio, bisogna definire cos'è un atteggiamento, ovvero, quella tendenza a rispondere prontamente in modo positivo o negativo ad un particolare oggetto o a classi di oggetti. Per cui in un atteggiamento vi sono un contenuto (l'oggetto) e un giudizio, positivo o negativo, nei confronti dl contenuto, ed, infine, gli atteggiamenti resistono nel tempo. Dal momento che il pregiudizio gode di tali caratteristiche, si può esso stesso definire un atteggiamento. Dall'esigenza di molti studiosi di descrivere il pregiudizio in modo più dettagliato, si sono di esso individuate tre componenti: 1) la componente cognitiva, che rappresenta l'insieme dei concetti e della percezione che si ha nei confronti di un oggetto o di una classe di oggetti, 2) la componente affettiva, che consiste nei sentimenti che si hanno nei confronti di un oggetto o di una classe di oggetti, 3) la componente comportamentale, ossia il tipo di azione che rivolgiamo nei confronti di un oggetto o di una classe di oggetti.

Il pregiudizio è, quindi, un particolare atteggiamento di risposta, positiva o negativa, nei confronti di una persona qualora appartenga ad una determinata categoria di persone. Quando il pregiudizio sfocia in un comportamento specifico possiamo parlare di discriminazione.

La discriminazione può avere come effetti: un attacco alla propria auto stima, infatti, sentendosi inferiori, si pensa di non valere nulla; l'altra conseguenza può essere una qualche volontà di fallire. Rotter afferma che l'impegno nel successo è proporzionato alla percezione della probabilità di avere successo. Pare che le vittime della discriminazione sviluppino una tendenza autolesionista, così come è presente, secondo la Horner, tra le donne, la cui ansia rispetto al raggiungimento del successo, le cui aspettative sono negative, le fanno ottenere minore successo professionale. Le vittime della discriminazione appaiono comportarsi in modo da validare i pregiudizi che si hanno nei loro confronti, si parla in questo caso di profezie che si auto avverano. In particolare, quando qualcuno crea le condizioni per cui l'altro si comporta come ci si aspettava, si parla di effetto Pigmalione. Rosenthal studiando questo fenomeno nelle scuole, nel rapporto scolari ed insegnanti, individuò quattro fattori di influenza sociale: 1) il clima emotivo, ossia il calore umano e la considerazione positiva verso alcuni, 2) le informazioni, per cui si spiegano più cose agli scolari preferiti, 3) varia il comportamento che si sollecita nello studente, dando a chi è preferito, per esempio, più possibilità di parlare, 4) il grado di feedback. che l'insegnante da al lavoro dello studente, con un giudizio più chiaro e costante verso chi è preferito.

Vi è anche una discriminazione istituzionale, quando sono le stesse istituzioni scolastiche ad aspettarsi un cattivo rendimento da parte dei membri di minoranze sociali.

Viene fatta una critica alla ricerca sugli effetti della discriminazione, ritenendo che la discriminazione non ha gli stessi effetti su tutti e allo stesso modo, ed, inoltre, che gli effetti della discriminazione mutano con le condizioni storiche, nel senso che oggi, sia da parte delle minoranze etniche che da parte delle donne, per esempio, vi è maggiore auto consapevolezza, ed essendo più sicuri in loro stessi si fanno meno influenzare dai pregiudizi altrui.

In un'ultima analisi, per quanto riguarda la conservazione del pregiudizio, molto spesso, le persone mantengono i propri pregiudizi, ma, cambiano il comportamento a seconda della situazione.

I pregiudizi tendono a resistere nel tempo, soprattutto se ci sono meccanismi di sostegno, che tendono a rinforzarlo, altrimenti potrebbero modificarsi.

Una difficoltà nel cambiamento avviene se tali pregiudizi riscuotono un consenso sociale, se tramite essi, per esempio, si trovano degli amici, verranno mantenuti; mentre un cambiamento sarà possibile se i costi nel mantenimento e la manifestazione dei pregiudizi sarà troppo alta.

Lilliput
13-06-2003, 14:52
Le radici del pregiudizio: la ricerca sulla personalità autoritaria

Nella ricerca sulle radici del pregiudizio, due sono fondamentalmente le cause che vengono considerate: la socializzazione e le gratificazioni e punizioni presenti nella vita adulta.


La socializzazione.
Il pregiudizio può essere acquisito durante le prime fasi della socializzazione, durante l'infanzia, così come può essere acquisito durante qualunque periodo della propria vita ed il fatto che aumenti o diminuisca dipende dalle circostanze storiche.

L'acquisizione dei pregiudizi durante le prime fasi della socializzazione è facilitata dall'atteggiamento dei genitori, dal momento che i bambini piccoli imitano continuamente ciò che fanno i loro genitori. Analizzando proprio il rapporto tra imitazione e pregiudizi, un gruppo di ricercatori durante gli anni Quaranta, fece una ricerca sulla personalità autoritaria. La ricerca iniziò andando a ricercare le radici dell'antisemitismo, e si chiesero che tipo di persona fosse quella che odiava gli ebrei. In breve, si resero conto che questo tipo di persona non odiava solo gli ebrei, ma, le minoranze in generale. Fu scelto il termine di autoritario, perché tali persone mostrano un atteggiamento subalterno nei confronti dei loro capi, oltre ad aderire ai valori convenzionali di leader politici e religiosi, ma , essendo contro il convenzionalismo, tra cui le minoranze che sono per definizione convenzionali.

Il metodo utilizzato per misurare l'autoritarismo in una persona è la scala F.

Le persone autoritarie dimostrano di avere una grande rigidità di pensiero, mostrando difficoltà nel comprendere posizioni a loro antitetiche, nonché in una diversa soluzione dei problemi. Hanno un atteggiamento positivo verso la politica e negativo verso la pornografia.

Studiando le cause dell'autoritarismo e prendendo in esame l'effetto dell'imitazione, si è visto come studenti universitari con un alto punteggio nella scala F, avevano genitori che mostravano anch'essi un medesimo punteggio. Invero, si suppone che genitori autoritari allevino figli autoritari e maggiormente propensi al pregiudizio.

La possibilità che pregiudizi possano crearsi in momenti successivi all'infanzia, sono tanto più veri se si considera l'influenza che hanno, nell'ingenerare pregiudizi, i mass media. In un periodo formativo, bombardati da una serie di messaggi provenienti da riviste o dalla televisione, senza un vaglio obbiettivo, di cui ancora non dispongono, si possono, nei ragazzi, generare atteggiamenti discriminatori nei confronti di un gruppo, che a sua volta può abbassare la propria auto stima.

Gratificazioni e punizioni presenti nella vita adulta. La nascita dei pregiudizi può avvenire anche durante la vita adulta, in occasione di eventuali punizioni che creano ostilità nei confronti di quella persona o quel gruppo di persone, che hanno impartito la punizione. In particolare si prendono in considerazione gli effetti di due tipi di punizione: la competizione e le differenze tra i gruppi.

Per quanto riguarda la competizione, in periodi storici differenti abbiamo assistito alla competizione per l'acquisizione delle risorse materiali , e una conseguente ostilità tra vari gruppi etnici.

Tajfel ha sottolineato come la competizione tra gruppi, non avvenga solo per l'approvvigionamento, ma, in difesa della propria identità sociale. L'identità sociale nasce quando, introdotti in un gruppo, si prende consapevolezza di appartenervi, con conseguente senso di sicurezza perché si ha la sensazione di valere e ci si sente protetti. Nella salvaguardia della propria identità sociale, ci si mette in competizione con gli altri gruppi.

Tajfel rilevò che: 1) i membri di un gruppo mostrano atteggiamenti positivi verso se stessi e discriminazioni verso gli altri, 2) i gruppi, sviluppandosi, creano un'omogeneità interna, ovvero, i suoi membri si assomigliano sempre più negli atteggiamenti, nelle opinioni, accentuando le proprie differenze rispetto agli altri gruppi, al fine di differenziarsi ulteriormente, 3) l'identità sociale prende il sopravvento sull'identità personale, per cui anche il diverso da sé non è visto come individuo, ma, come appartenente ad un gruppo, 4) i membri di un gruppo sviluppano atteggiamenti di auto compiacimento, per cui, si ritengono migliori, mentre gli altri sono cattivi, e ciò determina un rafforzamento della propria auto stima.

Per quanto riguarda le differenze tra i gruppi, si tende a non apprezzare chi la pensa differentemente da noi, perché lo si vive come una minaccia della propria auto stima.

Lilliput
13-06-2003, 14:55
Gli stereotipi sociali

Gli stereotipi sociali sono delle descrizioni semplicistiche di interi gruppi, come affermare che gli italiani sono impulsivi o i turchi iracondi. Oggi quando si parla di stereotipi s'intendono dei concetti generalmente collegati ad altri, con cui si caratterizzano tutti i membri di un gruppo. Gli stereotipi, in tal senso, possono dar luogo all'insorgenza di pregiudizi, ma, sicuramente influenzano parte delle nostri azioni quotidiane, come l'esser categorizzati in base all'abbigliamento e, quindi, la scelta del vestito da indossare.. Si ritiene che gli stereotipi si basino su processi cognitivi ed il loro funzionamento sia in funzione di processi di pensiero, tra cui i più importanti sono: 1) la differenziazione e la polarizzazione, secondo cui si formano stereotipi sia sul proprio gruppo che su gruppi estranei, ove i primi sono però più raffinati rispetto ai secondi e questi ultimi sono generalizzazioni semplicistiche. 2) La memoria negativa, ossia, si ricordano più facilmente gli stereotipi negativi riguardanti i gruppi estranei, che si mantengono nel tempo e rinforzano la valutazione negativa.3) La correlazione ingannevole, secondo cui si tende a mantenere una correlazione tra più termini, come italiano e pigrizia, anche se tale correlazione non risulta surrogata da prove valide ed oltre qualunque informazione che la invalidi.

Gli stereotipi hanno fondamentalmente due funzioni: l'una è che, seppur semplicistici, i concetti che ci facciamo sugli altri, ci fanno guardare al mondo circostante come meno estraneo; l'altra funzione, come afferma Allport,, è che in ogni stereotipo c'è un nocciolo di verità, spesso infatti sono basati su fatti utili a capire le azioni degli altri.

È indubbio che gli stereotipi abbiamo un valore sociale, quindi, bisogna considerarli con una certa prudenza. In particolare, Campbell avverte su:1) possibili sopravvalutazioni delle differenze tra i gruppi, 2) possibili sottovalutazioni delle differenze all'interno di un gruppo, potendo alcuni avere uno stile di vita non del tutto omogeneo agli altri appartenenti del gruppo, 3) la giustificazione dell'ostilità, per cui se non si abbandonano gli stereotipi non si analizzeranno a fondo le vere cause di un fenomeno.

Lilliput
13-06-2003, 14:59
Effetti negativi del potere: la ricerca sulla prigione di Stanfor

Vari ricercatori hanno evidenziato come l'avere del potere può mutare i nostri comportamenti. E quindi che l'avere degli atteggiamenti violenti non è soltanto il risultato della personalità, agente della violenza, ma che il contesto possa influenzare la messa in atto di tali comportamenti. A tal fine è interessante guardare alla ricerca condotta nella prigione di Stanfor.

I soggetti presi in esame furono degli universitari, perché vivono in un contesto completamente differente da quello carcerario. Gli studenti furono divisi in due gruppi, uno svolgente il ruolo del carcerato. Gli altri quello delle guardie. Si notò in breve che l'umore dei carcerati peggiorò progressivamente, sfociando in depressione, in manifestazioni psicosomatiche, pianto, rabbia. Addirittura dopo sei giorni l'esperimento dovette essere sospeso. All'opposto le guardie, manifestarono un atteggiamento sempre più intransigente, erano stati messi nella condizione di usare qualunque mezzo idoneo a ristabilire l'ordine, ed essi decisero di scegliere l'abuso. Il rapporto con i carcerati era verbale, di natura ingiuriosa, e continuava anche quando i carcerati manifestavano obbedienza. Le guardie decidevano di fare delle ore gratis e furono scontenti della fine dell'esperimento.

Kipnis fornisce un interpretazione ai risultati ottenuti da questo esperimento. Nello studiare cosa succede a chi è investito dal potere, individuò delle fasi attraverso le quali chi ha il potere ne viene corrotto.1) la possibilità di accadere agli strumenti del potere, fa crescere la possibilità di esercitare il potere, 2) maggiore è il potere usato, maggiore è la convinzione da parte di colui che esercita il potere di poter controllare il comportamento dell'altro, 3) Ogni volta che colui che esercita il potere, ha la sensazione che così facendo tragga qualche vantaggio, percepirà l'altro in senso svalutativo. Tanto più se quest'ultimo non prova paura per la punizione o è incline all'obbedienza. 4) Se il potere di una persona si accresce, aumentando la distanza sociale tra chi ha il potere e chi lo subisce, quest'ultimo sarà ulteriormente svalutato, e la possibilità di una qualche relazione tra i due tende a scomparire, 5) La possibilità di esercitare il potere accresce la propria auto stima, al limite può sfociare nell'esaltazione, in cui si rischia di non usare alcuna regola morale.

Superfre`
13-06-2003, 16:01
Io in questo momento non ho la necessaria tranquillita e concentrazione per capire ogni singolo riga di cio che hai scritto pennuta. Mi ci dedichero nel we

Lilliput
13-06-2003, 16:13
C'è anche un post intitolato effetti negativi del potere.
Leggendo tanti post mi è venuta questa idea, non pretendo nulla. Era solo per far notare ad alcune persone che i loro comportamenti hanno un nome, e che sono abbastanza universali.

Actarus
13-06-2003, 16:38
C'è anche un post intitolato effetti negativi del potere.
Leggendo tanti post mi è venuta questa idea, non pretendo nulla. Era solo per far notare ad alcune persone che i loro comportamenti hanno un nome, e che sono abbastanza universali.


L'ho letta Lilli, e non ritengo c'entri molto con noi, se a questo volevi arrivare, a mio modesto parere i moderatori di un forum o il founder di una room devono semplicemente "moderare" e cercare di far rispettare alcune regole di buona convivenza, come penso di fare (parlo a nome mio gli altri risponderanno a nome loro), non mi ritengo superiore a nessuno, per quanto riguarda il cambiare certi comportamenti penso che sia ovvio che per chattare in armonia, semplici regole vadano rispettate, e non penso sia un abuso di potere se caccio chi non fa altro che bestemmiare o dare della troia a ragazze di 16 anni e alle loro mamme.
Ovviamente ho parlato di me stesso anche se so che non era riferito a me ma era una teoria "universale", dicendo pero': "leggendo alcuni post", mi sono sentito preso in causa in quanto moderatore di questo forum.

Lilliput
13-06-2003, 20:43
Io non sto accusando nessuno, sia ben chiaro.
Mi girano però che si debba parlare sempre delle stesse cose, e questo voleva essere uno spunto per cambiare argomento.
Comunque facciamoci un esame di coscienza e chiediamoci se non abbiamo mai fatto uso di stereotipi e se non ci siamo mai fatti guidare da qualche piccolo pregiudizio, o se infine in qualche caso ci potevamo comportare in modo diverso.
Tutto qui.
Ho solo preso spunto dai post, nulla di più!

Superfre`
14-06-2003, 15:58
Di pregiudizi io e te ne abbiamo gia discusso. il pregiudizio non è per forza una cosa negativa secondo me

Actarus
10-01-2005, 12:49
Parliamone...