Gianco
16-05-2003, 10:06
dalla mailing list del 16/05/2003
...
In amore, come nelle “cose” di tutti i giorni, quante volte si è costretti a restarsene in silenzio; dover obbligatamente mentire, far credere che tutto vada per il verso giusto, pur coscienti di quella insoddisfazione che alberga la tua anima e abbuia gli orizzonti, disperando il pensiero, che si lascia dirottare sempre più desolatamente verso il binario morto dell'infelicità della mente.
Ci stiamo sempre più abituando all'idea di dover convivere con i sogni infranti e i desideri irrealizzabili; diamo per scontato che nel corso della vita debbano diventare fedeli nostri compagni di sventura, ed iniziamo a provare piacere a collezionarli, impacchettarli per bene e porli in naftalina nel fondo dell'anima, limitandoci a preservarli dalle smemorate mancanze della mente e lasciandoli vegetare beatamente.
Cosi non facciamo altro che alimentare l'insostenibile arrendevolezza delle... "verità taciute"
Chi, tra di voi, non ha qualche segreto da tenersi stretto, relegato nel fondo del cuore, perchè sappiamo bene che il parlarne potrebbe seminare malcontento, aprire ferite incurabili, acuire disprezzi e inaridire i dialoghi che procurerebbero solo amarezze e delusioni inaspettate che sono, alla fine poi, quelle che fanno più male.
Credo che, fin'anche nelle coppie più affiatate, dove il rapporto amoroso è vissuto nella completa simbiosi di corpo e mente, ci siano delle "necessità desiderose" che non possono essere analizzate, discusse e confrontate a voce alta, perchè sarebbero indelicate e non capite fino in fondo. Un rischio troppo grande da preferire di non correre per evitare ulteriori tristezze.
Quello sguardo invadente, quel sorriso stimolante, quella voce travolgente, fino ad arrivare al rispolvero di antichi sogni giovanili, mai dimenticati, che ci vorrebbero più audaci ed interpreti di una bella emozione da vivere e che, invece, resta oppressa in qualche cassetto della mente e che non deve essere raccontata per la paura di deludere o ferire in modo irrimediabile.
Si resta muti... e, troppo spesso, ci si accorge in ritardo che quel silenzio è l'anticamera degli allontanamenti e delle incomprensioni, che fomentano e fortificano le desolazioni dell'anima e le arrese delle speranze. Parte da quel preciso istante il processo di separazione dei segreti: quelli da poter raccontare liberamente ed altri di cui non bisogna assolutamente parlarne.
Eppure di questa realtà cosi smodata ed egoistica, mi piace immaginare che i vincenti siano ancora gli amanti che si lasciano convincere da quello amore e decidano di cambiare rotta ai loro domani; sono loro che vincono sulle storie di coppie insoddisfatte e su chi è costretto a continuare ad esser presente al proprio posto e vivere stancamente la sua età, per non deludere o mortificare l'esistenza di chi non sa immaginarsi di vederci in altri posti, con altra gente e stretti da altre braccia da amare.
E cosi tanti matrimoni diventano poco più di tenere affezioni, arricchite dai lunghi silenzi; tanti innamoramenti si perdono nel vuoto; tanti ricordi felici si lasciano dimenticare, perchè il rievocarli fa solo un male tremendo... si resta da soli a soffrire in silenzio e si smette di vivere!
Ma tutto questo obbligato celare a che scopo? Qual'è il vero fine ultimo che giustifica questo torto a noi stessi? Cosa ci obbliga a disseminare mine di insoddisfazione inesplose nel cuore e nella mente e ci infligge pene tanto masochiste?
Perché soffocare in noi tutti i sogni ed i desideri frantumati, lasciandoli ammuffire e ricordandoci, ogni tanto, di andargli a fare visita, per rispolverarli e... non farli sentire troppo vuoti, per colpa di quel silenzio inspiegabile in cui si sono arenati?
Fino a che punto è giusto che ci si abitui all'idea di tenere taciute le proprie insofferenze per sempre, pur di non rischiare di perdere le stabilità o di arrecare troppo male a chi ci vuole bene e che, ad una nostra improvvisa ed ingiustificata assenza, potrebbe rimanerne infermo per il resto della sua esistenza?
Quanto ci crediamo di essere veramente nel giusto nei confronti di noi stessi, da riuscire ad ammutinare le grida ribelli dell’insopportazione? A cosa dobbiamo mirare veramente nella vita: alla nostra felicità o a quella di chi ci vive accanto?
Scrupoli, paure, debolezze, affezioni, cupidigia, insensibilità e mille altre paure interiori ci limitano le azioni istintive e ci lasciano ai bordi dei sogni... indispettendoli ed obbligandoli a tenerci compagnia per il resto della vita. Quasi una sfida!
Illudersi di vincere le bramosità dei desideri repressi e limitargli il raggio d’azione perchè ci crediamo concreti e forti d’animo, non considerando che li rendiamo ancora più efferati. Si armano di disprezzo e per rivalsa di sapersi ergastolani a vita, non vanno mai via dalla mente e dal cuore... proprio per far si che quel dolore lancinante non scompaia mai completamente e ritorni spesso a farsi SENTIRE che c'è ed è VIVO in noi!
Ma tutto questo perchè?
Per il senso del dovere nei riguardi dei figli; la preoccupazione di attacchi cruenti da parte dei familiari, l'eccessiva amorosità materna verso il proprio uomo, che si sentirebbe morire da solo; l'impossibilità ad accettare critiche e sguardi taccagni da parte di chi non condivide scelte cosi risolute?
Tante, troppe paure e timidezze non fanno altro che legarci le mani, ma anche le ali al cuore, che sempre più si arrende ai tramonti dei sussulti improvvisi e si lascia stancamente battere per… sopravvivere.
Si è sempre sostenuto che il dialogo è una medicina infallibile contro le desolazioni dell'anima. L'allenamento al confronto può servire nel far diventare la propria moglie o marito, ancora prima che la persona da amare, il compagno dell'anima a cui tutto si può raccontare, fosse anche un desiderio morboso, per provare a viverlo, in modo fantasioso, in prima persona, con accanto chi da sempre vive di noi e dei nostri respiri vitali.
Parlarne per non continuare a far del male a noi stessi.
Abbiamo un obbligo preciso nella vita... sforzarci di provare sempre ad essere il più felici possibile.
Fosse anche il dover mettere al bando tutte le nostre certezze in cambio di una sola possibilità di cercare di ridare entusiasmo alla nostra vita, dovrebbe essere un motivo giusto per tentare ed osare di più.
Ma, prima di arrivare ad un addio, ci deve essere il tempo e lo spazio per discuterne e provare a far vincere ancora l'amore che, se invece resta nel silenzio, è il primo sentimento ad esser sconfitto ed abbandonarci per sempre.
La voce è il suono della vita e mette a nudo la nostra personalità... il silenzio, invece, è l’urlo del nulla che avvolge dentro se la desolazione più disperata.
Ci si convince che alcune verità debbano restare taciute per sempre, dimenticando che... NON DIRE E' UGUALE A NON DARE... e il non sentirsi vivi nel cuore è... come esser costretti ad esistere pur sapendo di morire dentro ogni giorno di più!
Tante verità è giusto che si tengano taciute in noi ma, ogni tanto, dovremmo anche provare a mascherarle leggermente e raccontarle, a chi ci vive accanto, come…. “mezze bugie”
- Gianco -
...
In amore, come nelle “cose” di tutti i giorni, quante volte si è costretti a restarsene in silenzio; dover obbligatamente mentire, far credere che tutto vada per il verso giusto, pur coscienti di quella insoddisfazione che alberga la tua anima e abbuia gli orizzonti, disperando il pensiero, che si lascia dirottare sempre più desolatamente verso il binario morto dell'infelicità della mente.
Ci stiamo sempre più abituando all'idea di dover convivere con i sogni infranti e i desideri irrealizzabili; diamo per scontato che nel corso della vita debbano diventare fedeli nostri compagni di sventura, ed iniziamo a provare piacere a collezionarli, impacchettarli per bene e porli in naftalina nel fondo dell'anima, limitandoci a preservarli dalle smemorate mancanze della mente e lasciandoli vegetare beatamente.
Cosi non facciamo altro che alimentare l'insostenibile arrendevolezza delle... "verità taciute"
Chi, tra di voi, non ha qualche segreto da tenersi stretto, relegato nel fondo del cuore, perchè sappiamo bene che il parlarne potrebbe seminare malcontento, aprire ferite incurabili, acuire disprezzi e inaridire i dialoghi che procurerebbero solo amarezze e delusioni inaspettate che sono, alla fine poi, quelle che fanno più male.
Credo che, fin'anche nelle coppie più affiatate, dove il rapporto amoroso è vissuto nella completa simbiosi di corpo e mente, ci siano delle "necessità desiderose" che non possono essere analizzate, discusse e confrontate a voce alta, perchè sarebbero indelicate e non capite fino in fondo. Un rischio troppo grande da preferire di non correre per evitare ulteriori tristezze.
Quello sguardo invadente, quel sorriso stimolante, quella voce travolgente, fino ad arrivare al rispolvero di antichi sogni giovanili, mai dimenticati, che ci vorrebbero più audaci ed interpreti di una bella emozione da vivere e che, invece, resta oppressa in qualche cassetto della mente e che non deve essere raccontata per la paura di deludere o ferire in modo irrimediabile.
Si resta muti... e, troppo spesso, ci si accorge in ritardo che quel silenzio è l'anticamera degli allontanamenti e delle incomprensioni, che fomentano e fortificano le desolazioni dell'anima e le arrese delle speranze. Parte da quel preciso istante il processo di separazione dei segreti: quelli da poter raccontare liberamente ed altri di cui non bisogna assolutamente parlarne.
Eppure di questa realtà cosi smodata ed egoistica, mi piace immaginare che i vincenti siano ancora gli amanti che si lasciano convincere da quello amore e decidano di cambiare rotta ai loro domani; sono loro che vincono sulle storie di coppie insoddisfatte e su chi è costretto a continuare ad esser presente al proprio posto e vivere stancamente la sua età, per non deludere o mortificare l'esistenza di chi non sa immaginarsi di vederci in altri posti, con altra gente e stretti da altre braccia da amare.
E cosi tanti matrimoni diventano poco più di tenere affezioni, arricchite dai lunghi silenzi; tanti innamoramenti si perdono nel vuoto; tanti ricordi felici si lasciano dimenticare, perchè il rievocarli fa solo un male tremendo... si resta da soli a soffrire in silenzio e si smette di vivere!
Ma tutto questo obbligato celare a che scopo? Qual'è il vero fine ultimo che giustifica questo torto a noi stessi? Cosa ci obbliga a disseminare mine di insoddisfazione inesplose nel cuore e nella mente e ci infligge pene tanto masochiste?
Perché soffocare in noi tutti i sogni ed i desideri frantumati, lasciandoli ammuffire e ricordandoci, ogni tanto, di andargli a fare visita, per rispolverarli e... non farli sentire troppo vuoti, per colpa di quel silenzio inspiegabile in cui si sono arenati?
Fino a che punto è giusto che ci si abitui all'idea di tenere taciute le proprie insofferenze per sempre, pur di non rischiare di perdere le stabilità o di arrecare troppo male a chi ci vuole bene e che, ad una nostra improvvisa ed ingiustificata assenza, potrebbe rimanerne infermo per il resto della sua esistenza?
Quanto ci crediamo di essere veramente nel giusto nei confronti di noi stessi, da riuscire ad ammutinare le grida ribelli dell’insopportazione? A cosa dobbiamo mirare veramente nella vita: alla nostra felicità o a quella di chi ci vive accanto?
Scrupoli, paure, debolezze, affezioni, cupidigia, insensibilità e mille altre paure interiori ci limitano le azioni istintive e ci lasciano ai bordi dei sogni... indispettendoli ed obbligandoli a tenerci compagnia per il resto della vita. Quasi una sfida!
Illudersi di vincere le bramosità dei desideri repressi e limitargli il raggio d’azione perchè ci crediamo concreti e forti d’animo, non considerando che li rendiamo ancora più efferati. Si armano di disprezzo e per rivalsa di sapersi ergastolani a vita, non vanno mai via dalla mente e dal cuore... proprio per far si che quel dolore lancinante non scompaia mai completamente e ritorni spesso a farsi SENTIRE che c'è ed è VIVO in noi!
Ma tutto questo perchè?
Per il senso del dovere nei riguardi dei figli; la preoccupazione di attacchi cruenti da parte dei familiari, l'eccessiva amorosità materna verso il proprio uomo, che si sentirebbe morire da solo; l'impossibilità ad accettare critiche e sguardi taccagni da parte di chi non condivide scelte cosi risolute?
Tante, troppe paure e timidezze non fanno altro che legarci le mani, ma anche le ali al cuore, che sempre più si arrende ai tramonti dei sussulti improvvisi e si lascia stancamente battere per… sopravvivere.
Si è sempre sostenuto che il dialogo è una medicina infallibile contro le desolazioni dell'anima. L'allenamento al confronto può servire nel far diventare la propria moglie o marito, ancora prima che la persona da amare, il compagno dell'anima a cui tutto si può raccontare, fosse anche un desiderio morboso, per provare a viverlo, in modo fantasioso, in prima persona, con accanto chi da sempre vive di noi e dei nostri respiri vitali.
Parlarne per non continuare a far del male a noi stessi.
Abbiamo un obbligo preciso nella vita... sforzarci di provare sempre ad essere il più felici possibile.
Fosse anche il dover mettere al bando tutte le nostre certezze in cambio di una sola possibilità di cercare di ridare entusiasmo alla nostra vita, dovrebbe essere un motivo giusto per tentare ed osare di più.
Ma, prima di arrivare ad un addio, ci deve essere il tempo e lo spazio per discuterne e provare a far vincere ancora l'amore che, se invece resta nel silenzio, è il primo sentimento ad esser sconfitto ed abbandonarci per sempre.
La voce è il suono della vita e mette a nudo la nostra personalità... il silenzio, invece, è l’urlo del nulla che avvolge dentro se la desolazione più disperata.
Ci si convince che alcune verità debbano restare taciute per sempre, dimenticando che... NON DIRE E' UGUALE A NON DARE... e il non sentirsi vivi nel cuore è... come esser costretti ad esistere pur sapendo di morire dentro ogni giorno di più!
Tante verità è giusto che si tengano taciute in noi ma, ogni tanto, dovremmo anche provare a mascherarle leggermente e raccontarle, a chi ci vive accanto, come…. “mezze bugie”
- Gianco -