PUOjACKz
21-05-2006, 22:24
(tratto dal Giornale di Vicenza)
Si fa sempre più labile il confine fra il caso e la colpa. I danni e le beffe alla verità e alla giustizia non ci fanno più nemmeno vergognare. L'Italia, questo paese che è stato faro di civiltà, di cultura, di arte, si desta ogni mattina più attonita. Gli scandali non finiscono più. L'ultimo, quello di calciopoli, anzi di Moggiopoli, diventa, giorno dopo giorno, più devastante di uno tsunami. Schizzi di fango dappertutto. La penisola del calcio, questa repubblica che del pallone ha fatto uno dei suoi miti più celebrati, che sulle sfide (si fa per dire) di campioni (veri o finti) troppo osannati e troppo pagati aveva creato la domenica più bella degli italiani e un bar sport perennemente aperto, è crollata miseramente dietro le intercettazioni mirate della procura di Milano. Gli dei e gli eroi cadono uno dopo l'altro, abbattuti e sepolti da una valanga di immondizia. Il nostro non era il campionato più bello del mondo ma il campionato più taroccato dell'universo in cui le fila erano mosse da un abile burattinaio che poteva contare su schiere e schiere di fidi alleati nella federazione, nelle società, fra gli arbitri, e in altre frange più o meno occulte di potere più o meno grande o piccolo.
Ora che il vaso di Pandora si è scoperchiato e ne sono usciti misteri rivelati e veleni fetidi e mortali, credo che sia stato un bene. Credo che ci sia bisogno estremo di pulizia morale, di rispetto delle regole, di serietà, di giusto rigore. Credo che ci sia urgenza di una rifondazione che debba partire da un nuovo codice di comportamenti, da volti nuovi, da promesse autentiche.
Il terremoto ha distrutto tutto. L'Europa ci ride dietro. Sepp Blatter, il gran guru della Fifa ci commisera, dice che la nostra immagine ne esce in frantumi. E fa male sentirselo dire da uno che con le immagini che escono in frantumi ha dimestichezza. Franz Beckenbauer preconizza un mondiale molto difficile per gli azzurri, dice che il caos lo pagheremo sul campo.
Io, però, penso che non sia questa la cosa più importante. A far piangere di più è il fatto che la rete della piovra costruita dal gran burattinaio che dettava ordini da Torino con 400 e più telefonate al giorno ha distrutto un sogno degli italiani, ci ha fatto improvvisamente scoprire l'altra faccia di una favola bella diventata reality da codice penale, ha infranto le certezze di anni, ha offeso la passione di tifosi che per le loro squadre erano pronti a tutto, ad affrontare trasferte lunghissime, a prendere botte, ad applaudire dinanzi alle sconfitte.
La disillusione è cocente. Anzi con questa bomba che ha provocato la più rovinosa deflagrazione della storia del calcio, abbiamo dolorosamente smarrito una delle ultime illusioni. Ci ha fatto ritrovare senza futuro anche lo sport. E chissà se riusciremo a risollevarci in questo paese che, ripeto, non fa che allevare scandali e scandaletti. Basta spostare il periscopio per scovarne degli altri. Di tutti i generi e in tutti i settori. Non ne è esente neppure la sacra sanità. Né a Roma. E né in periferia. Anche Vicenza si allinea. Il fantasioso stratagemma delle marche riciclate negli uffici di via IV Novembre dopo le commissioni false che il contabile insospettabile del S. Bortolo ordinava per intascare migliaia e migliaia di euro, e dopo le recenti rivelazioni sulla mail-schock dell'ospedale di Arzignano, sono gli ultimi episodi di una catena che si allunga, anche se la gran parte della macchina è sana e, come si dice, non si può fare di ogni erba un fascio.
Una riflessione, però, non si può non tentare. Ed è che abbiamo fame di un paese che non ci propini più vergogna, che ci regali finalmente, e quanto meno, la speranza, di ritrovare dappertutto negli schemi di questa società malata la solidità di regole etiche e la trasparenza di comportamenti onesti. Dal calcio alla sanità. Ma sarebbe profondamente sbagliato continuare a credere solo in ciò che si desidera. Ora non è più il tempo delle illusioni ma dei fatti.
Domani gli azzurri guidati da Lippi si riuniranno a Coverciano per iniziare la preparazione per il campionato del mondo in Germania. Ma alla luce dello scandalo che ha investito il calcio, sulla squadra arrivano giudizi critici. Beckenbauer e Blatter, il presidente del comitato organizzatore e il leader della Fifa, sono certi che gli azzurri saranno danneggiati: «L’immagine dell’Italia è in frantumi».
L’esercito della Gea, da cui ora in molti prendono le distanze, sfilerà questa settimana in procura. A Napoli e a Roma saranno sentiti i presidenti di società di serie A e i 29 allenatori ritenuti sotto il controllo della organizzazione presieduta da Alessandro Moggi.
A me, il calcio, ha sempre fatto, fondamentalmente, schifo. Speriamo che questo sia l'epilogo e che questa insulsa mercificazione di tale sport venga ripagata con tutta la merda che, prima, ha provveduto a gettare dappertutto.
Nella speranza che l'Italia perda, una volta per tutte, la sua fondatezza su questo sport (tra l'altro, pure noioso), che ultimamente era anche diventato uno dei tanti sistemi di propaganda anti-cultura (della serie "Se son calciatore ho tutta la figa che voglio, della più pregiata, posso essere un emerito coglione, ma prendo soldi a palate, solo per dar calci ad un pallone"), più gettonati dai Mass-Media.
Si fa sempre più labile il confine fra il caso e la colpa. I danni e le beffe alla verità e alla giustizia non ci fanno più nemmeno vergognare. L'Italia, questo paese che è stato faro di civiltà, di cultura, di arte, si desta ogni mattina più attonita. Gli scandali non finiscono più. L'ultimo, quello di calciopoli, anzi di Moggiopoli, diventa, giorno dopo giorno, più devastante di uno tsunami. Schizzi di fango dappertutto. La penisola del calcio, questa repubblica che del pallone ha fatto uno dei suoi miti più celebrati, che sulle sfide (si fa per dire) di campioni (veri o finti) troppo osannati e troppo pagati aveva creato la domenica più bella degli italiani e un bar sport perennemente aperto, è crollata miseramente dietro le intercettazioni mirate della procura di Milano. Gli dei e gli eroi cadono uno dopo l'altro, abbattuti e sepolti da una valanga di immondizia. Il nostro non era il campionato più bello del mondo ma il campionato più taroccato dell'universo in cui le fila erano mosse da un abile burattinaio che poteva contare su schiere e schiere di fidi alleati nella federazione, nelle società, fra gli arbitri, e in altre frange più o meno occulte di potere più o meno grande o piccolo.
Ora che il vaso di Pandora si è scoperchiato e ne sono usciti misteri rivelati e veleni fetidi e mortali, credo che sia stato un bene. Credo che ci sia bisogno estremo di pulizia morale, di rispetto delle regole, di serietà, di giusto rigore. Credo che ci sia urgenza di una rifondazione che debba partire da un nuovo codice di comportamenti, da volti nuovi, da promesse autentiche.
Il terremoto ha distrutto tutto. L'Europa ci ride dietro. Sepp Blatter, il gran guru della Fifa ci commisera, dice che la nostra immagine ne esce in frantumi. E fa male sentirselo dire da uno che con le immagini che escono in frantumi ha dimestichezza. Franz Beckenbauer preconizza un mondiale molto difficile per gli azzurri, dice che il caos lo pagheremo sul campo.
Io, però, penso che non sia questa la cosa più importante. A far piangere di più è il fatto che la rete della piovra costruita dal gran burattinaio che dettava ordini da Torino con 400 e più telefonate al giorno ha distrutto un sogno degli italiani, ci ha fatto improvvisamente scoprire l'altra faccia di una favola bella diventata reality da codice penale, ha infranto le certezze di anni, ha offeso la passione di tifosi che per le loro squadre erano pronti a tutto, ad affrontare trasferte lunghissime, a prendere botte, ad applaudire dinanzi alle sconfitte.
La disillusione è cocente. Anzi con questa bomba che ha provocato la più rovinosa deflagrazione della storia del calcio, abbiamo dolorosamente smarrito una delle ultime illusioni. Ci ha fatto ritrovare senza futuro anche lo sport. E chissà se riusciremo a risollevarci in questo paese che, ripeto, non fa che allevare scandali e scandaletti. Basta spostare il periscopio per scovarne degli altri. Di tutti i generi e in tutti i settori. Non ne è esente neppure la sacra sanità. Né a Roma. E né in periferia. Anche Vicenza si allinea. Il fantasioso stratagemma delle marche riciclate negli uffici di via IV Novembre dopo le commissioni false che il contabile insospettabile del S. Bortolo ordinava per intascare migliaia e migliaia di euro, e dopo le recenti rivelazioni sulla mail-schock dell'ospedale di Arzignano, sono gli ultimi episodi di una catena che si allunga, anche se la gran parte della macchina è sana e, come si dice, non si può fare di ogni erba un fascio.
Una riflessione, però, non si può non tentare. Ed è che abbiamo fame di un paese che non ci propini più vergogna, che ci regali finalmente, e quanto meno, la speranza, di ritrovare dappertutto negli schemi di questa società malata la solidità di regole etiche e la trasparenza di comportamenti onesti. Dal calcio alla sanità. Ma sarebbe profondamente sbagliato continuare a credere solo in ciò che si desidera. Ora non è più il tempo delle illusioni ma dei fatti.
Domani gli azzurri guidati da Lippi si riuniranno a Coverciano per iniziare la preparazione per il campionato del mondo in Germania. Ma alla luce dello scandalo che ha investito il calcio, sulla squadra arrivano giudizi critici. Beckenbauer e Blatter, il presidente del comitato organizzatore e il leader della Fifa, sono certi che gli azzurri saranno danneggiati: «L’immagine dell’Italia è in frantumi».
L’esercito della Gea, da cui ora in molti prendono le distanze, sfilerà questa settimana in procura. A Napoli e a Roma saranno sentiti i presidenti di società di serie A e i 29 allenatori ritenuti sotto il controllo della organizzazione presieduta da Alessandro Moggi.
A me, il calcio, ha sempre fatto, fondamentalmente, schifo. Speriamo che questo sia l'epilogo e che questa insulsa mercificazione di tale sport venga ripagata con tutta la merda che, prima, ha provveduto a gettare dappertutto.
Nella speranza che l'Italia perda, una volta per tutte, la sua fondatezza su questo sport (tra l'altro, pure noioso), che ultimamente era anche diventato uno dei tanti sistemi di propaganda anti-cultura (della serie "Se son calciatore ho tutta la figa che voglio, della più pregiata, posso essere un emerito coglione, ma prendo soldi a palate, solo per dar calci ad un pallone"), più gettonati dai Mass-Media.