Gianco
08-11-2002, 21:34
MAILING LIST inviata il 07/11/2022 a tutti gli iscritti
"eccoci qui con un nuovo editoriale proprio sulla infelicità.
Capita spesso di essere infelici senza averne un motivo preciso.
Scrittori, filosofi, grandi pensatori hanno, da sempre, cercato di descrivere e definire il concetto di felicità, senza peraltro riuscirci; forse proprio perché è indefinibile.
E’ non si manifesta esclusivamente in chi ha sogni irrealizzati nella mente, che si trasformano in frustrazioni e deprimenti rimorsi; anche l’essere umano che è riuscito ad ottenere tutto dalla sua vita, può essere afflitto dall’infelicità più disarmante, così come, paradossalmente, colui che non ha nulla di ciò che potrebbe renderlo felice, può essere contento di se stesso e della propria esistenza.
Secondo me la felicità dipende solo dalla consapevolezza con cui si vive la propria realtà. Un uomo può dirsi davvero felice solo quando tre elementi combaciano perfettamente: quello che sei, che saresti voluto essere e che rappresenti per gli altri.
Leggevo in un libro scritto da un teologo tedesco, luminare della filosofia dell’essere, che la felicità si raggiunge quando quello che si fa è in sintonia con gli obiettivi della propria anima. Il suo concetto veniva sintetizzato, in conclusione, con una considerazione che mi è rimasta impressa:
“all’anima non serve alcun motivo per essere felice in quanto il solo fatto di sapere di esistere la rende già appagata. Non ha bisogno di piaceri fisici da soddisfare e tantomeno desideri mentali da rincorrere e fare propri materialmente; non teme confronti o giudizi con altri, e non può morire e quindi, non ha paura della morte, e nel silenzio non si intristisce, ma si ascolta”.
Bei concetti, davvero profondi e che hanno il loro massimo valore esclusivamente nella struttura filosofica del pensiero, ma non sempre riscontrabile nella realtà.
In verità l’anima si lascia facilmente suggestionare e vive di riflesso le condizioni di vita che ognuno di noi si contempla addosso. E allora, cos’è realmente la felicità?
Io ho provato a tracciarne una linea che non so neppure se sia ipotizzabile; secondo me, prendendo in prestito un grande aforisma antico:
“la felicità è quella linea immaginaria che unisce quello che si ha a quello che si vorrebbe avere”.
Io credo che noi tutti possiamo raggiungerla facilmente, cercando la nostra stella dei desideri non esclusivamente nel cielo, ma tra gli sguardi e la profondità degli occhi di chi ci vive accanto e continua a far la parte da giullare pur sapendo di essere la vera REGINA o l’incontrastato RE del tuo cuore felice d’amare…………… e di sentirsi amato.
Se è vero che la nostra massima serenità risiede nell’anima………….. è solo amando che si completa il mosaico della propria felicità.
-Gianco-
"eccoci qui con un nuovo editoriale proprio sulla infelicità.
Capita spesso di essere infelici senza averne un motivo preciso.
Scrittori, filosofi, grandi pensatori hanno, da sempre, cercato di descrivere e definire il concetto di felicità, senza peraltro riuscirci; forse proprio perché è indefinibile.
E’ non si manifesta esclusivamente in chi ha sogni irrealizzati nella mente, che si trasformano in frustrazioni e deprimenti rimorsi; anche l’essere umano che è riuscito ad ottenere tutto dalla sua vita, può essere afflitto dall’infelicità più disarmante, così come, paradossalmente, colui che non ha nulla di ciò che potrebbe renderlo felice, può essere contento di se stesso e della propria esistenza.
Secondo me la felicità dipende solo dalla consapevolezza con cui si vive la propria realtà. Un uomo può dirsi davvero felice solo quando tre elementi combaciano perfettamente: quello che sei, che saresti voluto essere e che rappresenti per gli altri.
Leggevo in un libro scritto da un teologo tedesco, luminare della filosofia dell’essere, che la felicità si raggiunge quando quello che si fa è in sintonia con gli obiettivi della propria anima. Il suo concetto veniva sintetizzato, in conclusione, con una considerazione che mi è rimasta impressa:
“all’anima non serve alcun motivo per essere felice in quanto il solo fatto di sapere di esistere la rende già appagata. Non ha bisogno di piaceri fisici da soddisfare e tantomeno desideri mentali da rincorrere e fare propri materialmente; non teme confronti o giudizi con altri, e non può morire e quindi, non ha paura della morte, e nel silenzio non si intristisce, ma si ascolta”.
Bei concetti, davvero profondi e che hanno il loro massimo valore esclusivamente nella struttura filosofica del pensiero, ma non sempre riscontrabile nella realtà.
In verità l’anima si lascia facilmente suggestionare e vive di riflesso le condizioni di vita che ognuno di noi si contempla addosso. E allora, cos’è realmente la felicità?
Io ho provato a tracciarne una linea che non so neppure se sia ipotizzabile; secondo me, prendendo in prestito un grande aforisma antico:
“la felicità è quella linea immaginaria che unisce quello che si ha a quello che si vorrebbe avere”.
Io credo che noi tutti possiamo raggiungerla facilmente, cercando la nostra stella dei desideri non esclusivamente nel cielo, ma tra gli sguardi e la profondità degli occhi di chi ci vive accanto e continua a far la parte da giullare pur sapendo di essere la vera REGINA o l’incontrastato RE del tuo cuore felice d’amare…………… e di sentirsi amato.
Se è vero che la nostra massima serenità risiede nell’anima………….. è solo amando che si completa il mosaico della propria felicità.
-Gianco-