Gianco
18-10-2002, 11:25
ESTRATTO DELLA MAILING DI CUORI DEL 18/10/2002
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Come sostiene una mia amica, credo davvero che esista al mondo una sorta di “amore-malato”, che risiede nella mente squilibrata di chi non accetta la determinazione di un abbandono, e preferisce rendere indissolubile quel legame, massacrando il suo bene più grande con gesti di gelosia assassina.
Qualcuno dice che quando un uomo si rende autore di simili scempi è inconsapevole di quanto sta commettendo, perché si è assaliti da delirante Raptus folle.
Ma come può essere attribuito, a chi studia i particolari della sua memorabile impresa criminale, l’appellativo di squilibrato incosciente? Gente che firma minuziosamente le pagine del suo diario di bordo da lasciare in testimonianza o, peggio ancora, di chi s’improvvisa regista e filma la sua opera ineguagliabile?
Non voglio in questo editoriale giustificare e tanto meno criticare il gesto folle, che avrebbe bisogno di un’analisi molto più attenta sullo stato di coscienza vissuto dal protagonista, ma neppure lo vado a rifiutare di interpretare con una puerile affermazione del tipo: “è l’azione di un pazzo miserabile”, cercando di diffondere in me la volontà di dare risposte ad angosciose domande del tipo:
Perché ha fatto questo? Perché si uccide per estremo amore? Perché si arriva a credere che, se non c’è la possibilità di un ricongiungimento, piuttosto che ricominciare una nuova vita, è meglio stroncare quella che si sta vivendo, portandosi con se anche…………. Il bene suo più immenso?”
Perché esiste anche questa forma di “amore-malato” in noi?
Voi cosa ne pensate?
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Forse è vero che, a volte………. “Il non poterla amare più, procura molto più dolore dell’averla, invece, un giorno amata”
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Come sostiene una mia amica, credo davvero che esista al mondo una sorta di “amore-malato”, che risiede nella mente squilibrata di chi non accetta la determinazione di un abbandono, e preferisce rendere indissolubile quel legame, massacrando il suo bene più grande con gesti di gelosia assassina.
Qualcuno dice che quando un uomo si rende autore di simili scempi è inconsapevole di quanto sta commettendo, perché si è assaliti da delirante Raptus folle.
Ma come può essere attribuito, a chi studia i particolari della sua memorabile impresa criminale, l’appellativo di squilibrato incosciente? Gente che firma minuziosamente le pagine del suo diario di bordo da lasciare in testimonianza o, peggio ancora, di chi s’improvvisa regista e filma la sua opera ineguagliabile?
Non voglio in questo editoriale giustificare e tanto meno criticare il gesto folle, che avrebbe bisogno di un’analisi molto più attenta sullo stato di coscienza vissuto dal protagonista, ma neppure lo vado a rifiutare di interpretare con una puerile affermazione del tipo: “è l’azione di un pazzo miserabile”, cercando di diffondere in me la volontà di dare risposte ad angosciose domande del tipo:
Perché ha fatto questo? Perché si uccide per estremo amore? Perché si arriva a credere che, se non c’è la possibilità di un ricongiungimento, piuttosto che ricominciare una nuova vita, è meglio stroncare quella che si sta vivendo, portandosi con se anche…………. Il bene suo più immenso?”
Perché esiste anche questa forma di “amore-malato” in noi?
Voi cosa ne pensate?
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Forse è vero che, a volte………. “Il non poterla amare più, procura molto più dolore dell’averla, invece, un giorno amata”