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View Full Version : ...cazzeggio per cazzeggio...


LiNcE
07-10-2005, 14:26
Lo metto in pratica ovunque...è l'unico mio scritto degno di nota...perchè non metterlo anche qui?!

WeLcOmE To AtLaNtiDe
"In nomine Patris et Fili et Spiritus Sancti…”
Così comincia tutto, ogni azione, e dire che lui non è mai stato credente. Ma allora che senso ha?
Gli uomini amano i soldi più di loro stessi. Più del Creatore stesso e lui ne era la prova.

Ora vestito in jeans e mocassini se ne sta a torso nudo, e dietro di lui dallo specchio si vede una figura riflessa, confusa, figura di donna svestita e dormiente in un letto semplice e poco costoso.
Gli ricorda tanto la sua infanzia, quel letto e quella innocenza che si intravede, come la figura allo specchio: una innocenza persa, persa molto prima, persa mentre i suoi coetanei giocavano ancora con le figurine sotto casa.

Adesso.
Felice di niente, la sia mente è un continente sommerso come in un’antica leggenda; come Atlantide, secondo l’antica mitologia. Può sentire ciò che nessuno sente, ciò che nessuno dovrebbe sentire.
Ma lui lo sente e sta male! Lo sente e gli fa male, un dono stupendo ma che non avrebbe mai voluto.
Prima non sentiva, prima non esisteva l’universalità del male, nè il bisogno di aprirsi. Non vedeva la sua gente che veniva uccisa con violenza da una forza dedita a schiacciare la libertà secondo il solo proprio giudizio.

Confessa il fuoco della vendetta che gli brucia in petto ma è tardi; le persone per cui valeva la pena vivere sono morte. Ma allora che senso ha? Altre persone. Altri luoghi. Praticamente un’altra vita.
Secondo la dicitura ufficiale nel suo biglietto da visita è, almeno sembra, un lavoro sicuro e un'iniziativa gratificante. Soprattutto gratificante! Non certo un locale con bagno, un guardaroba neanche troppo costoso e una piccola stanza dove dormire e magari ospitare qualcuno, una figura di donna magari, una figura indistinta che si intravede nello specchio mentre attento a non fare rumore si riveste ed esce. Questa è la sua realtà, perchè gli piace rimanere con i piedi per terra, perchè non vuole svegliarsi un mattino e vedee che tutto quello che ha costruito sta lentamente ed inesorabilmente svanendo: la casa modesta lo tiene con i piedi saldamente ancorati alla realtà, già una volta ha perso tutto. Certi errori non vanno ripetuti. Nulla di eccezionale, ma ci si può adattare. Se poi ci di aggiunge qualche metro quadro di giardino, cosa si può desiderare di più?

Certo che però la sua redenzione l’ha avuta, a volte si inganna pensando di averla anche meritata; insieme ad altri soci ha investito una ingente quantità di denaro per rilevare quello che era solo un antico magazzino immerso in un verde parco al fine di trasformarlo un una gigantesca e fruttuosa operazione commerciale. Tutte carte in regola stavolta, niente più guai giudiziari. Per far tutto bene si è dovuto lavorare giorno e notte. E non è ancora finita. Una nuova vita, spesa a mettere da parte per un grande sogno, il suo più grande sogno.
Fuor di metafora è il suo più grande progetto, e lo ha realizzato.

Duemilacinquecento metri quadrati al coperto, tre ettari di terreno all’aperto dove presto potrebbe sorgere un campo da golf, un albergo da 54 stanze, un bar, una discoteca con due postazioni per altrettanti dj, tre gruppi elettrogeni, sette caldaie e un elegante fast food che sembra guardare con superiorità tutte le auto che sfrecciano sull'autostrada, invitando i conducenti ad una sosta.
Dal direttore alla progettista, tutte persone pulite. Ma riflettendo bene, pensa di non essere più pulito da un bel pezzo. Si è sporcato e quello sporco lo ha strappato dal conforto e dall’amore della sua famiglia. Ma ora non ha più una famiglia.

Ha però un sogno, che lo ha spinto a cercare una risposta; un sogno che, teme, lo ha fatto completamente impazzire.
Sull’autostrada, da sopra la sua auto già lo vede e si sente felice: uscita numero cinque del raccordo anulare di Roma, ora è sulla Cassia. Svolta a sinistra e si inerpica per una stradina di campagna e da li in poi si seguono le indicazioni per arrivare ad ATLANTIDE.

Tre gli ingressi, due per i clienti, uno per proprietari e dipendenti e lui già vede sulla strada un’altra macchina che in coda attende! Dentro c’è una coppia, e un bambino che guarda indietro e saluta. A volte i sogni prendono una svolta inaspettata. Dalla sua macchina ricambia il saluto, sorridendo.
La macchina davanti alla sua avanza lentamente e così anche lui può entrare, ma lo scopo è diverso. Loro entrano per una serata diversa dalle solite partite a poker con gli amici o per una sosta in albergo a metà strada di un lungo viaggio. Lui no. Nessuna serata diversa, nessun pokerino: è diventato amante delle solite serate con la sua nuova compagna, ed ha cominciato ad odiare il poker...per non parlare degli amici.

Scende. Suona. Dal videocitofono una voce chiede: <<Chi sei?>>
<<Idiota, perché non guardi verso lo schermo, invece di…>> lo pensa soltanto ma non lo dice <<Nio!>> risponde deciso sforzandosi di trattenere una risata. Il cancello di metallo si apre. In fondo alla discesa asfaltata un bivio. A sinistra: enorme parcheggio e più avanti enormi vetrate e una costruzione imponente. La luci sul retro non sono accese e al buio fa quasi paura. Svolta a destra: dopo un vialetto di cento metri c’è un piccolo parcheggio, una striscia di moquette verde finto prato tra due muretti tondeggianti che conducono all’ingresso vero e proprio dell’ufficio.
Sono passate due ore da quando si sono sentiti al telefono e ora un uomo elegante esce dal casolare. Scambiano una stretta di mano, qualche parola, qualche frase di circostanza e si fa dare la busta!

Ora può andare a sinistra. Dietro le enormi vetrate, da un ingresso secondario si entra in ATLANTIDE e uno stretto corridoio porta verso la reception. È proprio come quella di una grande albergo. Sulla destra, a fianco della porta, una grande statua in marmo da cui zampilla l’acqua vuol far capire che si è dentro Atlantide. Geniale. Si direbbe che nulla sia stato lasciato al caso. A sinistra un grande tavolo ad angolo con sopra otto monitor collegati alle telecamere esterne. Un donna in uniforme gli chiede i documenti e gli rilascia tessera e drink-card.
Direzione discoteca. “Moralmente cammino a testa alta, basta con i casini”. Guarda verso il facchino che fa il sostenuto e non dà confidenze. La musica è già cominciata nella zona disco. Una puntata al bancone bar, nella zona sommersa: prati finti, ruscelli veri, cielo stellato finto, colonne vere, sorrisi finti, soldi veri. Questa è diventata la parte più piacevole: soldi veri. Puliti. Pulito.

I soliti ragazzi a ballare tutti in pista. Mescolato tra loro, sono quasi cinquecento persone; confuso dal rumore assordante sta pensando al da farsi, mentre un intenso via vai si snoda per i bagni. Che succede lì dentro?
Spaesato. Il dj ha una cabina con due postazioni a disposizione. Sotto di lui, ai due lati delle colonne una folla che balla. Una ragazza, vestito rosso, scarpe nere, tacchi a spillo gli passa accanto. La testa scoppia. Un omaccione enorme con la bandana lo osserva: un buttafuori? Confusione, anche nella sua testa… sembra scoppiare.
A volte i sogni prendono svolte sconcertanti! Non ha mai frequentato locali simili, ora capisce il perché ma non aveva avuto problemi ad accettare la discoteca nel giorno della firma del progetto. C’è qualcuno che urla <<Mi piace un casino!>> un urlo subito soffocato. Si guarda attorno, guarda le persone una per una. Nella testa un rombo incessante e il dj che continua, imperterrito, a metter dischi.

La pista da ballo si svuota, solo nella sua testa. Gente che si alza, si siede. Guarda in un angolo, ci sono tre coppie, nel divano una ragazza con due ragazzi, seduti. Parlano. Ma come fanno?! Un’altra area semicircolare con tre divanetti, tutti occupati. Si avvicina all’uscita. Tre ombre indistinte si muovono, in disparte un ragazzo, seduto sui gradini, tutto solo. Stringe un bicchiere tra le mani con dentro un liquido che ribolle. Sente tutto, non vede niente. Ora chiude gli occhi. Ha paura. Paura. Si vergogna, non sa che fare, è poco interessato. Va fuori dalla discoteca, attraversa uno stretto corridoio tra due rocce, sbuca nella zona ruscelli e colonne. Una guardia non armata fa capire di vigilare su una zona OFF LIMITS. Ancora via vai tra i bagni: un ragazzo vomita; vomitano tutti, tutto lo schifo e il vuoto di una serata di una vita piena di impegni. Più forte, più forte ma lui è fuori ora. Il macello di dentro non gli interessa.

È fuori, pensoso. Non si accorge della ragazza, vestito rosso, scarpe nere, tacchi a spillo. Della guardia non armata, delle tre ombre, della donna della reception, dell’uomo elegante, dell’omaccione enorme, del dj, del ragazzo in disparte, della figura confusa, del ragazzo che vomita. Dodici persone che danno vita ad un turbine attorno a lui. Un gioco sconvolgente che le accontenta tutte. Sembrano felici, fanno ciò che pare a loro, giocano col suo corpo. Gridolini, come di piacere; risate forti, assordanti. Ma non accorre nessuno. Un urlo nella notte. È il gran finale. A gemito si aggiunge gemito. Ora solo il rumore dell’acqua del ruscello, un fruscio leggero. Il ricordo più denso sarà l’odore. Un odore intenso, pungente; di sangue! Del suo sangue. E un bambino che saluta.

A sabato prossimo!

FEDE
07-10-2005, 14:49
perchè due 3d?:-?